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Datagate, gli Stati Uniti "spiano" ancora
e l'Nsa prepara nuovi progetti

Nuovi piani di spionaggio. Dopo la scandalo e le polemiche con la Merkel, gli USA proseguono nei loro controlli senza badare a spese

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Datagate, gli Stati Uniti "spiano" ancora
e l'Nsa prepara nuovi progetti

Le rivelazioni di Snowden su  come l’America combatte il terrorismo usando i mezzi high tech a disposizione continuano ad uscire, alimentando le riserve dei difensori della privacy senza se e senza ma, soprattutto all’estero, ma anche confortando chi pensa che il compito primo di un governo sia proteggere la incolumita’ dei cittadini, ovviamente se c’e’ uno sforzo in buona fede di salvaguardare il diritto di ognuno a non essere spiato impropriamente, per quanto possibile. Sicurezza e privacy sono sempre oggetto di un equilibrio difficile. Basti pensare a quando la polizia fa un blocco stradale, e 99 automobilisti innocenti in tutto, sobri e con i documenti in regola, vengono interrogati, e magari persino perquisiti. Ma se il centesimo e’ ubriaco, o non ha la patente, c’e’ un “beneficio” per tutti i rispettosi cittadini, concreto anche se invisibile ai 99 fermati per nessun motivo o colpa: il fatto che questo pericoloso guidatore venga tolto dalla circolazione e non possa nuocere. Torniamo al nuovo scoop giornalistico sulla NSA, stavolta offerto dal Washington Post. 

Dalla miniera di dati della National Security Agency americana trafugati dall’ex contractor  Snowden, il quotidiano di Jeff Bezos (padrone di Amazon) ha estratto un’altra enorme pepita: la notizia che ogni giorno viene raccolto qualcosa come 5 miliardi di informazioni relative a telefonate e alle localita’ da cui partono o a cui arrivano, all’esterno degli Stati Uniti, che servono agli analisti a costruire un database globale utile al controspionaggio Usa per ricostruire mosse e comunicazioni dei sospetti d’attivita’ terroristica. L’obiettivo e’ di avere una griglia, la piu’ completa possibile, per filtrare i contatti sensibili tra personaggi nel mirino della Cia e dell’FBI che stanno organizzando attentati contro gli interessi americani e dei paesi suoi alleati.

Se il clamore sollevato nei mesi passati dalle prime rivelazioni sul programma di monitoraggio globale dei network telefonici, ed anche delle piattaforme “sociali” come Facebook o Google, aveva fatto credere a qualcuno che il “lavoro” della NSA potesse ridursi o addirittura cessare in ossequio alla privacy, questa ennesima fuga di notizie dimostra il contrario: il governo Usa va avanti per la sua strada, e il resto del mondo deve arrendersi alla “volonta’-obbligo” degli americani, chiunque sia alla Casa Bianca, di compiere ogni sforzo di prevenzione tecnologicamente disponibile contro gli attacchi dei nemici che tramano complotti. Per il governo Usa, ovviamente, questo tipo di “spionaggio” e’ peraltro perfettamente legale.  Robert Litt, consigliere generale dell’Ufficio del Direttore della Intelligence Nazionale, che controlla le attivita’ della NSA, ha detto che “non esiste alcun elemento della comunita’ dei servizi segreti che, sotto alcuna autorita’,  stia collezionando intenzionalmente informazioni di massa sui movimenti dei cellulari negli Stati Uniti”. La NSA, viene ribadito, non ha ragione di sospettare che gli spostamenti degli utenti di cellulari siano rilevanti ai fini della sicurezza nazionale. Cio’ che viene fatto e’ raccogliere le localita’ delle chiamate “in massa” perche’, grazie ad uno strumento di analisi sofisticato dei metadati  conosciuto come CO-TRAVELER, la NSA riesce a individuare ‘partner sconosciuti’ di persone note ai servizi, e gia’ sospette. Questi contatti possono naturalmente riguardare anche cittadini americani, e l’intercettazione del nesso porta alla richiesta da parte della NSA ad un giudice specializzato che deve dare il via libera a successive “spiate” di merito sugli scambi telefonici, o di altri messaggi, tra il sospetto terrorista e il soggetto “new entry” nella rete a rischio. 

di Glauco Maggi

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