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Dopotutto non è brutto (ma aridatete Daverio...)

Il programma d'arte di Raiuno

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Dopotutto non è brutto (ma aridatete Daverio...)

Aridatece Philippe Daverio. “Il bello del brutto è tentare sempre di fare cose nuove…”. E’ su questo ineffabile aforisma pronunciato, sul veneziano ponte Calatrava, dal conduttore Francesco Bonami davanti alla compare Geppy Cucciari –abbastanza spaesata - che si dipana Dopotutto non è brutto, nuovo programma d’arte di Raiuno (giovedì, seconda serata).
A dire la verità Bonami, vestito con la cupezza di un colonnello in pensione, di massime, nel corso della puntata intitolata “Venezia e il meraviglioso” ne spara  a raffica ( “Venezia è bella ma non ci morirei”, “il bello e il brutto dipende dalla cose che ci dicono”, “la nostra personale democrazia del brutto”,  “il Mose sembra un’opera d’arte contemporanea”, ecc…); e, con la scusa di arrampicarsi sull’estetica del brutto di Edmund Burke, arriva all’estasi del pecoreccio di Tommaso Labranca, solo che Labranca era molto più divertente.  Tecnicamente “Dopotutto…” è un documentario morbido e ben girato, tra i “luoghi trasversali” della laguna: i cantieri del Mose, la Biennale (ovviamente con Bonami che ricorda di “averla diretta, era come usare Viagra”), i gondolieri che evitano di sbattere la testa sotto i ponticelli, il bagno Blumoon disegnato da De Carlo, Palazzo Grassi, il cimitero di S.Michele con le “tombe che sembrano The Wall dei Pink Floyd”, il bar dell’ex rapper Skardi, il talamo di Casanova introdotto da un signore imparruccato come il seduttore e lenti a contatto da Visitor, Tinto Brass che racconta di aver incontrato Ezra Pound tra le calli. Cucciari sfiorita nel look con chignon da vecchia zia va a traino del Virgilio Bonami, ostenta innocua ignoranza, cuce qualche battutella sulla logorrea del critico d’arte; ma non è certo al top.
Fiammeggiano le strepitose marchette agli ex proprietari di Palazzo Papadopoli che vivono nella soffitta della loro ex magione ora trasformata in un albergo a 7 stelle; o l’intervista - addirittura nell’isola di Mazzorbo (sì, erano meglio Burano…) - all’imprenditore vignaiuolo  indicato dalla Cucciari come “l’uomo più elegante del mondo” mentre ingolla uno Chardonney eccessivo quanto il contesto.  Che non è né bello né brutto, semmai inopportuno. Qui lo snobismo è travestito da divulgazione. Susy Blady e Roversi con qualche infarinatura di Duchamp. Dopotutto non è brutto. Ma aridatece Philippe...

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Commenti all'articolo

  • numetutelare

    12 Dicembre 2013 - 16:04

    Daverio ha carisma, cultura vera e classe, questo tizio non lo si può sentire; quanto alla Cucciari torni a Zelig, é lì il suo ambiente naturale

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