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Presidente egoista

Obama smemorato, dimentica
chi l'ha aiutato a trovare Bin Laden...

Barack scorda in carcere l'uomo chiave nel blitz che ha portato all'uccisione del leader di Al Qaeda. Il medico pakistano ora rischia di marcire in cella

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Barack Obama

Barack Obama

Continua il calvario del dottor Shakil Afridi, che aiuto’ Obama a individuare Osama Bin Laden in Pakistan, prestandosi ad aiutare la CIA nell’organizzare una finta campagna di vaccinazioni ai bambini di Abbottabad,  che condusse alla conferma della presenza della famiglia del supercapo terrorista in quella zona. L’ultimo capitolo e’ la segregazione totale che sta subendo in carcere, dove e’ rinchiuso dal maggio del 2011, pochi giorni dopo l’operazione delle Navy Seals. In una lettera fatta avere di nascosto ai parenti dalla cella del carcere di Peshawar Central, Afridi si e’ lamentato del totale isolamento in cui si trova:” Mi e’ stato negato persino il diritto di vedere i miei avvocati, che giustizia e’ mai questa?”, ha scritto in urdu nella missiva che e’ stata riconosciuta come sua dal cugino Qamar Nasdeem, grazie al confronto fatto con altre lettere scritte in precedenza dal medico, quando poteva comunicare con i familiari. Afridi aveva denunciato di essere stato torturato gia’ un anno fa durante una intervista di fortuna concessa a Fox News con l’aiuto di un secondino. La sua situazione giudiziaria e’ disperata: condannato nel primo processo a 33 anni per “tradimento”, ha visto la sentenza annullata l’estate scorsa da un giudice per “vizio di forma”. Ma lo stesso giudice e’ poi morto in un incidente, che i familiari sospettano sia stato “provocato” dai servizi segreti pakistani, che non vogliono sia mai liberato. La prova e’ che, in attesa del verdetto che il 18 dicembre dovrebbe dare il via a un nuovo processo, sono riaffiorate accuse per un “omicidio”. Una decina di anni fa un ragazzo mori’ durante una operazione di appendicite condotta da Afridi, e qualche settimana fa la madre ha accusato il medico di “essere responsabile per la fine del figlio”. 

Il destino del dottore, tremendo per lui, e’ anche un duro atto d’accusa al governo americano, che nulla ha fatto per proteggerlo subito dopo la individuazione  di Bin Laden, quando sarebbe stato facile metterlo al sicuro, e niente ha continuato a fare in seguito sul piano delle pressioni diplomatiche. Eppure, ogni anno l’America foraggia di fondi il Pakistan che, ufficialmente, e’ un suo alleato. C’e’ poco da stupirsi, purtroppo, poiche’ il calo di peso e di prestigio degli Stati Uniti da quando Barack e’ alla Casa Bianca e’ ormai una realta’. Non solo perche’ lo rilevano persino i sondaggi nelle opinioni pubbliche internazionali, ma per il semplice comportamento dei leader che trattano con lui. L’ultimo affronto a Obama gli e’ arrivato dall’Afghanistan, altro paese largamente sovvenzionato dalle casse americane, per non parlare delle migliaia di vite di soldati sacrificati per liberare Kabul dal giogo dei talebani. Domenica il presidente afghano Karzai ha firmato un trattato di cooperazione e amicizia di lungo termine  niente di meno che con l’Iran, durante la visita di domenica a Kabul del presidente Hassan Rouhani . E questo dopo che Karzai aveva clamorosamente negato a Obama la firma per l’accordo sul mantenimento di 10mila soldati Usa in Afghanistan dopo il 2014, rimandandola a dopo le elezioni presidenziali che si terranno fra molti mesi. Che John Kerry, il segretario di Stato, sia stato beffato da Karzai dopo gli incontri recenti che dovevano finalizzare l’accordo e’ la testimonianza che il governo degli Stati Uniti non e’ piu’ temuto, e quindi nemmeno rispettato. E ‘  in questo contesto che si iscrive anche la spavalderia con cui la Cina sta sfidando il Giappone nella disputa degli spazi aerei sull’Oceano che divide le due nazioni. Obama ha mandato i suoi caccia per mostrare una qualche solidarieta’ a Tokyo, ma intanto la Autorita’di governo Usa della circolazione aerea ha dato ordine ai velivoli commerciali della Delta di comunicare le rotte nell’area contesa, come chiesto da Pechino per la prima volta nella storia. 

Il presidente americano ha dimostrato in tanti modi di non volere un’America che faccia quello che  e’ , cioe’ la sola superpotenza che ha la responsabilita’ di guidare il mondo libero nella vigilanza sui rapporti internazionali. La piu’ fresca conferma e’ la rinuncia a una presa di posizione dura degli Usa nella svolta pro russa e anti Unione Europea dell’Ukraina, anche se a milioni sono in rivolta nelle strade contro i cedimenti del proprio premier Victor Yanukovych verso Putin, che vuole Kiev nella sua sfera di influenza come ai tempi dell’URSS. 

di Glauco Maggi 
@glaucomaggi

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