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Terrore al liceo

Così i liberal sfruttano politicamente le tragedie

Il giovane che ha sparato in un liceo diceva di essere Keynesiano e socialista ma la parola "socialista" è stata censurata

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Così i liberal sfruttano politicamente le tragedie

Karl Pierson è il giovane che venerdì scorso ha sparato ad una compagna di scuola ferendola gravemente, nel suo stesso liceo dove era entrato alla caccia di un professore che, grazie a Dio,  non ha trovato subito, dandogli il tempo di andarsene. Ha comunque sparso il terrore in tutto l’istituto, armato com’era anche di bombe molotov, e ha lasciato sanguinante un’altra vittima. Prima che la polizia lo affrontasse, si è ammazzato. Karl Pierson era un ragazzo bianco. E questo va bene, per la stampa liberal. Ha compiuto l’atto di terrore in Colorado. Bene, essendo uno Stato di appassionati di armi e difensori strenui del Secondo Emendamento. Anzi, benissimo, visto che il liceo di Pierson era a soli 13 km da quello di Columbine, dove nel 1999 due studenti, Eric Harris e Dylan Klebold, uccisero 12 compagni e un professore, prima di ammazzarsi. (Le ragioni non furono mai chiarite, ma Michael Moore fece un “documentario” per spiegare che la colpa era della cultura della destra americana bianca e violenta.) Il Pierson che atterrisce per una mattina duemila studenti, di cui si sono viste le foto e i filmati mentre sfilano a braccia alzate nel campo di atletica per farsi perquisire dalla polizia appena dopo il fatto, va a pennello anche perché ha scelto una ricorrenza drammatica per la sua azione: un anno dalla strage dei bambini della scuola elementare di Newtown, in Connecticut, che Obama ha usato, senza successo, per la sua campagna tesa a far approvare leggi più restrittive contro l’acquisto di armi. In realtà, per tenere sempre alta la tensione sui repubblicani “avvinti a Dio e alle loro armi”, come aveva detto Barack fin dal 2008 alle cene di raccolta di fondi tra i liberal californiani.

Dove ha sbagliato, allora, Pierson? Nel non essere un nazista, o un suprematista bianco, o un membro dei Tea Party. Sarebbe diventato celebre comunque, anche se, per fortuna, sul piano “militare” è stato un fallimento. Pierson, invece, era un “keynesiano”, un “socialista”. Non è uno scherzo, e non sono calunnie. Il giornale della capitale del Colorado Denver Post ha riportato subito dopo l’episodio che “sulla pagina di Facebook”, oggi oscurata, “ il giovane aveva scritto un sacco di economia e di politica, definendo se stesso un “keynesiano” e deridendo la teoria economica neoclassica, che mai avrebbe aggiustato l’economia”. Pierson abitualmente prendeva in giro i Repubblicani su FB, come in questo post riportato dal Denver Post. “Il Partito Repubblicano: Assistenza Sanitaria, falli morire; Cambiamento di Clima, falli morire; Violenza d’armi da fuoco, falli morire; Diritti delle Donne, falli morire; Piu’ Guerre, falli morire. E’ veramente questo il partito nel quale vuoi stare?”.

Dal profilo del giovane, apparso sui siti poche ore dopo l’attacco armato, si è appreso che Pierson aveva attaccato la filosofia dell’economista Adam Smith, che attraverso la teoria della mano invisibile aveva sostenuto il concetto del libero mercato che si sa correggere da solo, base del liberismo di Van Hayek e Milton Friedman. “Andavo chiedendo a tutti i neoclassici e i neoliberal, perché il mercato non si corregge da solo? Se la mano invisibile è cosi’ forte, non dovrebbe essere in grado di dominare sulle regolamentazioni?”. Forse, per avere una risposta tecnica doveva chiederlo a Paul Krugman. O magari è proprio nutrendosi delle colonne politico-economiche di Krugman, economista autotrasformatosi in polemista ultraliberal da quando scrive sul New York Times, che il ragazzo è diventato cosi’ forte “nelle sue convinzioni politiche socialiste”, che è la testimonianza di un compagno di classe con cui è cresciuto e ha studiato. Così  almeno,  l’aveva riportata il Denver Post nel primo resoconto a caldo, una raccolta di frasi che i reporter avevano raccolto tra gli amici. Thomas Conrad, che aveva fatto una classe di economia con lo sparatore, lo ha descritto “uno dalle convinzioni politiche socialiste molto forti’. Per Karl Schmidt e Brendon Mendelson, entrambi studenti della Arapahoe High School, che lo conoscevano bene, Pierson “era un ragazzo che sosteneva a voce alta e a testa alta cio’ in cui credeva ed era un buon pensatore politico.”

Poi l’aggettivo “socialiste” è sparito, e sono rimaste “le convinzioni politiche molto forti”. Lee Ann Colacioppo, senior editor al Denver Post, subissata di twitter che chiedevano ragione della censura, ha dato una risposta-autogol, ridicola ma congrua con “le forti convinzioni politiche” della stampa liberal, in questo caso le sue: “ Abbiamo deciso che non volevamo che un altro studente applicasse una etichetta allo sparatore”, ha twittato la Colacioppo, “ una etichetta che lui probabilmente neppure capiva cosa significasse”. Cioe’, va bene “keynesiano”, che è rimasto nel testo dell’articolo, ma non “socialista”? Va bene “buon pensatore politico”, ma socialista è fuori luogo? E teniamo conto che parliamo di un ragazzo che era così bravo a “dibattere” che faceva parte della squadra della scuola dei “dibattiti politici” e in aprile si era piazzato terzo nel National Qualifying Tournament al liceo di Cherry Creek, conquistando un posto per il torneo successivo (dove perse).

E’ il classico esercizio dei liberal quello di sfruttare le tragedie politicamente, piegando la realta’ in modo osceno quando serve. Per esempio, sempre in Colorado, quando un pazzo sparo’ alla deputata democratica trapassandole il cranio, i Tea Party finirono sul patibolo della stampa nazionale, anche se il pazzo era solo un pazzo, per il fatto che in qualche sito della campagna politica del GOP e dei Tea Party era apparsa la figura di un bersaglio politico nella forma simbolica presa a prestito dai poligoni di tiro. Ora è chiaro che lo sparatore suicida di venerdì era un poveretto, con problemi mentali e caratteriali prima che di programma e di disegno politico. Pare che volesse vendicarsi sparando al maestro della squadra dei “dibattiti” che lo aveva escluso. Ma perché non dirla tutta cosi’ come era, e cancellare la parola “fastidiosa”? Il socialismo e il keynesismo non sono oggi peggio di ieri, perche’ un poveretto si è’ “appassionato” di loro, si eèmesso a odiare i Repubblicani, e ha sparso terrore nel proprio liceo. La spiegazione della penosa eliminazione del termine sta nel vizio congenito, nel DNA del giornalista liberal, che crede che la “causa” debba essere servita sempre anche a dispetto dei fatti. Se si puo’ attaccare la destra bianca e conservatrice demonizzando i Tea Party, vanno bene le accuse senza fondamento. Ma se si deve giocare in difesa come nel caso di venerdì, ci si deve accontentare di tagliare la parola “socialista” in un contesto sfavorevole.

Glauco Maggi

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