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Cieli a stelle strisce

Controlli folli negli aeroporti
Ecco come io e la mia famiglia
li abbiamo scansati

Il vigore negli Usa una procedura sperimentale, che alleggerisce il security check per determinate categorie di passeggeri

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Controlli folli negli aeroporti
Ecco come io e la mia famiglia
li abbiamo scansati

Se non ho capito male, qualcosa di sensato sta avvenendo nella nebbia della correttezza politica Usa che tutto ammorba, specialmente negli aeroporti. Volando ieri l’altro da New York a Milano, alla security del JFK hanno piazzato un impiegato della Delta che filtra la fila che deve poi passare dal tizio-tizia della TSA (Transportation Security Agency), agente federale in divisa, che verifica passport e ticket e consente di accedere all'area finale dello screening, dove devi togliere le scarpe ed essere palpato, se vogliono. Era un signore distinto e maturo, l’impiegato Delta. Quando siamo passati noi tre, io con mia moglie e mia figlia, ha applicato ai bagagli a mano dei due maturi del trio dei cartellini mai visti prima, pre-checked (pre controllato). Quando siamo arrivati dalla signora della TSA che guarda i passaporti, a me e a mia moglie ha detto " siete fortunati, oggi siete stati estratti nella lista dei pre-checked". Poi ha timbrato in rosso con un marchio ovale con la scritta "pre-checked" la carta di imbarco mia e quella di mia moglie, e ci ha detto di farlo notare agli addetti alla sicurezza che presidiano l’ultimo “ostacolo”, le forche caudine elettroniche, i quali  ci avrebbero permesso di non toglierci le scarpe. E cosi’ e' stato; abbiamo fatto vedere la carta d’imbarco con il marchio "pre-checked" e siamo passato con le scarpe e senza essere “esaminati” in dettaglio. 

La mia interpretazione della positiva novità' e' la seguente. Qualcuno delle alte sfere della TSA  deve aver pensato che non se ne poteva più della totale ridicola casualità degli stop, obbligatoria perche' non si deve discriminare "contro" alcuna razzo o etnia, con il risultato che la vecchia del Kansas e il giovanotto dello Yemen sono da considerare perfettamente identici sotto il profilo della potenziale minaccia alla sicurezza. Ma come superare l'ostacolo sul piano legale? Cioe’, come predisporre una trafila che riduca i tempi e i fastidi per il pubblico della gente normale, senza apparire discriminatori e vessatori verso alcuna categoria di utenti? E’ stato, parzialmente,  ribaltato il concetto:  se e’ vietato fare il “profilo razziale negativo”, perche’ non tracciare “profili personali positivi”, di fatto riducendo tempi, procedure, costi e fastidi senza minare la sicurezza? 

La conferma alla mia impressione di uno sforzo in corso per frenare le assurdita’ di certi controlli agli scali  l’ho trovata visitando il sito della Delta. In effetti, e’ in sperimentazione un programma che si chiama TSA PRECHECK, che viene definito “iniziativa di controlli accelerati che si sta espandendo negli aeroporti americani, e che e’ parte di un piu’ largo approccio alla sicurezza basato sul rischio e guidato dalla Intelligence dei Servizi. Il TSA PreCheck migliora la sicurezza nei voli e accelera l’esperienza di viaggio attraverso i pre controlli di individui che volontariamente accettano di partecipare all’iniziativa. Se la TSA stabilisce che un passeggero ha i titoli per un controllo piu’ spedito, questa informazione viene inserita nel codice a barre della sua carta di imbarco. La TSA opera il controllo del codice nelle postazioni designate, e il passeggero puo’ essere indirizzato verso una fila di controllo accelerata dove gli operatori possono non richiedergli di togliersi le scarpe e la cintura, di non togliere il computer dalla valigia a mano,  e gli possono permettere di tenersi addosso la giacca. 

Chi sono i “discriminati positivi’? Cittadini americani o residenti permanenti ammessi ai programmi della Agenzia per la Protezione dei Confini che sono dedicati a “viaggiatori fidati” (Global Entry,NEXUS e SENTRI). Ma anche i “frequent flyers” (per esempio i membri SkyMiles di Delta) sono un bacino di potenziali beneficiari. La Compagnia li invita a “optare” per partecipare al programma (il funzionario Delta all’ingresso dell’area dei controlli, nel mio caso, quando ha messo i cartellini PRE CHECKED sui bagagli a mano),  ma e’ poi la TSA che e’ responsabile di selezionare i partecipanti, ossia gli “esentati” (nel mio caso, la agente TSA che mi ha stampigliato sulla carta di imbarco il marchio ovale PRE CHECKED). Personalmente, il non essere palpati e’ un privilegio. Ma e’ ancora piu’ piacevole la sensazione che lassu’ alla Homeland Security, che controlla la  TSA, qualcuno ha realizzato (forse) che la correttezza politica aveva dirottato il buon senso per sempre.

di Glauco Maggi

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