Cerca

Sotto la lente

Luciano Moggi

Luciano Moggi

Luciano Moggi nasce il 10 luglio 1937 a Monticiano, in provincia di Siena. Manager e dirigente sportivo del mondo del calcio, è noto al grande pubblico per aver ricoperto dal 1994 al 2006 la carica di Direttore Generale della Juventus. Attualmente è collaboratore del quotidiano Libero
Sotto la lente

Caro Luciano ti scrivo.
E perdona la confidenza ma, dopo sette anni e mezzo trascorsi seguendo passo passo il tuo tormentato percorso verso la giustizia ti sentiamo davvero uno di noi, uno di quegli assetati di verità e giustizia cui i fatti del 2006 hanno letteralmente cambiato la vita.
"Non ho più l'anima, me l'hanno uccisa" furono le tue parole di quel 14 maggio in cui nessuno di noi riuscì davvero a festeggiare uno scudetto strameritato, che ci sarebbe stato poi trafugato in un modo che più malandrino non si può.
E da quel momento molti di noi, che non avevano mai preso in mano un codice penale e per i quali spesso l'avvocato più conosciuto era Perry Mason, hanno cominciato a macinare leggi e sentenze, a scoprire, seguendo il lavoro del tuo efficientissimo pool capitanato dall'ottimo Nicola Penta, inciuci e omissioni a catena, ad ascoltare le udienze del processo di primo grado su Radio Radicale (perché ascoltare è meglio che leggere, come per le intercettazioni) e via discorrendo.

Adesso in troppi credono che sia finita. Come avete precisato sia tu che il tuo pool di difesa, non è così. Anzitutto c'è la Cassazione e con tutto ciò che si è sentito nei primi due gradi, e che ha partorito due sentenze in controtendenza con quanto emerso nel dibattimento e nei fatti accertati (sulle ipotesi, come la faccenduola delle schede svizzere dove nulla è, colpevolmente, dimostrato, non si possono costruire condanne), c'è tutto in ballo, a cominciare dalla competenza territoriale: perché quel tribunale dei veleni non c'entrava nulla e, anzi, era l'ultimo a poter giudicare serenamente su una vicenda tanto delicata, in cui il primo bug stava nelle indagini condotte in via In Selci, dove arrivò quel famoso computer di Tavaroli, a dimostrazione che Calciopoli era partita da molto lontano e affondava le sue radici nel dossier Ladroni; e adesso sappiamo chi erano i Ladroni.
Non sappiamo ancora, viceversa, e quasi certamente non ce lo diranno mai, cosa ci fosse in quel famoso fascicolo archiviato a modello 45 dalla Boccassini e che la stessa ha seppellito in una cassaforte impenetrabile, quando invece, seppur non contenesse notizie di reato, avrebbe potuto contribuire a fare giustizia; perché pensare che Nucini sia andato da lei per un tea for two con pasticcini e far due chiacchiere sul calcio è un insulto all'intelligenza.
Non sappiamo nemmeno come sia andata la storia del video taroccato e poi sparito sui sorteggi che così, per quello che sono le evidenze, sembra davvero un maldestro tentativo di alterazione dei fatti.
E poi ci sono le schede svizzere intercettabili ma non intercettate, e via di conserva.
E ancora ci sarebbero i fatti torinesi, in quell'ambiente in cui avevi presto intuìto come, dopo la morte del Dottore, i successi della Triade fossero accolti a denti stretti: e la chiusura del cerchio, preparata da quel famoso incontro tra John Elkann e Jean-Claude Blanc a Marrakech a fine 2004, si è avuta con Elkann che vi ripudiava all'istante, i giornali legati alla famiglia all'attacco ('La Stampa' a dare risalto negativo e la partecipata 'Gazzetta' addirittura colta con le mani nella marmellata a collaborare con gli inquirenti e ad orientare l'opinione pubblica) e la tragicomica pseudodifesa dell'avv. Zaccone (con l'appendice grottesca del ricorso al Tar ritirato per intercessione di Montezemolo)
Sono troppi i misteri, volutamente misteri, di questa storiaccia, e non è questo il momento di analizzarli; lo abbiamo fatto in tanti, e continueremo, perché la pietra tombale su questa vicenda non cadrà mai, neanche quando la verità dovesse essere messa nero su bianco. Perché deve restare come monito, che un misfatto simile non abbia a ripetersi, un misfatto che, oltre ad aver privato una società di due titoli legittimamente vinti (e di quanti altri a venire?) causandole un inestimabile danno economico e di immagine (che nemmeno i 444 milioni di euro chiesti in risarcirmento compenseranno mai abbastanza), ha distrutto vite e carriere, senza rispetto alcuno di fatti e soprattutto persone, solo per il compimento di quel finale che, come tu hai ben precisato, era già stato scritto dagli inquirenti prima del processo: proprio partendo da lì avevano scelto e baffeggiato a piacere telefonate e testimonianze; ed ora sono stati trascinati a condanna in secondo grado tre arbitri (visto che gli altri erano stati assolti nell'abbreviato) per fingere che la cupola avesse un minimo di credibilità e tu potessi continuare ad essere sbattuto in prima pagina come il burattinaio.
Roba da scrivere un libro, e nemmeno basterebbe: un'enciclopedia dell'orrore.

"Non sarò mai più lo stesso uomo... Luciano Moggi è un uomo nella tempesta", scrivesti nell'ultimo capitolo del tuo 'Un calcio nel cuore'. Calunnie, attacchi gratuiti, amici spariti: tutta roba da mettere in conto, una salutare cernita.
E la Farsa ha cambiato dentro, a livello di consapevolezza, anche noi che, come te, nel nostro piccolo piccolo, non ci siamo lasciati travolgere da quell'onda 'che ti porta via e ti sbatte addosso ad un'altra onda' né da quella 'valanga che ti fa rotolare dentro una giostra infinita'. Per noi sei rimasto il Direttore, senza se e senza ma, quello che non gliel'ha data vinta.
E si fuma 'un altro toscano. Come una volta, come sempre'.

Carmen Vanetti  @carmenvanetti1 

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • zioFranco

    24 Gennaio 2014 - 00:12

    c'è da piangere come vitelli; zio Franco

    Report

    Rispondi

  • OmidZamani

    17 Gennaio 2014 - 11:11

    saremo con voi per sempre signor, Forza MISTER MOGGI

    Report

    Rispondi

  • gpetricich

    17 Gennaio 2014 - 06:06

    A Moratti serviva per poter far finta di vincere qualcosa ed agli Elkann per liberarsi della triade, che altrimenti sarebbe ancora al proprio posto. Alla fine ci ha rimesso la Juventus, ma soprattutto i tifosi della Juventus e tutti gli amanti del calcio, anche se la maggior parte è troppo indietro per capirlo.

    Report

    Rispondi

  • Lorenzo1508

    Lorenzo1508

    22 Dicembre 2013 - 01:01

    lungo sette anni! Brava Carmen Vanetti!

    Report

    Rispondi