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Complimenti per la trasmissione

Il mastino Ruotolo indaga tra le scorie radiattive

L'inchiesat sulla "Terra dei fuochi", l'incontro col pentito Schiavone

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Inferno Atomico

Come chiudere l’anno avvolti dall’inquietudine. «Quante persone ha ucciso?», chiede, col vocione arrochito dalle Marlboro, il cronista immerso nel buio santoriano. Risponde, impassibile, da dietro gli occhiali neri, l’assassino pentito: «Una cinquantina, ma ne ha fatte ammazzare forse altre duecento. Tutti camorristi, era ’na guerra...».

Questo botta- e-risposta tra Sandro Ruotolo e Carmine Schiavone, cugino di Francesco alias Sandokan, amministratore e consigliere del clan dei Casalesi, è l’esordio di Servizio Pubblico Più (La7 domenica, prime time, buon 5,62% di share), il programma d’inchiesta che snodandosi dagli studi del talk show tra i 200mila mq di rifiuti tossici seppelliti nei 4000 siti agricoli ed edificati tra Napoli e Caserta, sotto la pelle del mondo, ci ha servito un’Apocalisse indigesta all’ora di cena. Sandro Ruotolo avrà tanti difetti, ma è un mastino vecchio stampo. Annusa l’osso dell’inchiesta ad occhi chiusi; lo si dovrebbe sguinzagliare un po’ più spesso, nel teatrino della politica è sprecato. L’altra sera, Ruotolo sembrava Morgan Freeman in A spasso con Daisy. Si portava in giro, a Casal di Principe, nei territori della «terra dei fuochi» quel camorrista che aveva contribuito a contaminare con immondizia sepolta miriadi di campi agricoli e che ora si stupiva della sublimazione delle proprie nefandezze («Ma che cazzo hanno fatto qua? Le case stanno ’n coppa ai fusti tossici»). Lo faceva parlare con freddezza, di tutte «le aziende del nord» - comprese quelle di un immobiliarista di Milano, tale «P.B.»- che avevano distrutto quelle campagne per evadere le tasse sullo smaltimento.

 Intramezzava questa lancinante intervista con visite al mercato ortofrutticolo locale, sede di fallimenti etici ed economici; dava voce -un atto dolorosissimo- alle decine di madri che hanno visto i propri figlioletti morire di «tumore ambientale». E tirava fuori lo scoop: l’indicazione di dove sono seppellite («a sandwich: prima rifiuti normali, poi schifezze radioattive, poi di nuovo normali») scorie atomiche, da cui il titolo «Inferno atomico». Il tutto con lo Stato e i partiti conniventi. Schiavone ha lasciato lo studio tv presto; i rifiuti e la tragedia, però rimangono. Come questa pagina di vero giornalismo

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