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Tentazioni pauperiste

Se la povertà dipende dal matrimonio

Negli Usa si torna a parlare di emergenza poveri, ma i democratici affrontano la questione in modo sbagliato. Basterebbe guardare qualche dato sulle famiglie...

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Barack Obama

Barack Obama

Le ineguaglianze sociali sono oggi al centro del dibattito politico, e dire perché lo sono "proprio oggi" è la cosa più interessante. Nessuno, se ha onestà intellettuale, può infatti credere che il problema sia oggi più grave di 50 anni fa, e neppure che, così come è posto, abbia un grande senso. Per rendere "tutti uguali" dal punto di vista dei redditi, o della ricchezza in senso più ampio, nella storia umana c’è stata finora solo la soluzione comunista pura: in Corea del Nord e a Cuba, cricca di partito a parte, sono in effetti tutti allo stesso livello, ma di povertà. Nella soluzione cinese comunista, corretta e corrotta dal capitalismo di stato ostile al libero mercato, fermo restando il rango dei privilegiati politici si è visto che è abissale la distanza tra le masse povere delle campagne e i superricchi che affollano i concessionari della Ferrari, e che appena possono scappano negli Usa o in Europa per far studiare i figli o semplicemente per respirare aria non mefitica. La sfida non è insomma rendere vicini gli estremi, ma creare economie in cui la produzione della ricchezza, cioè la esistenza di imprese che creano lavori e profitti veri, viene prima della eventuale redistribuzione, indispensabile e necessaria per aiutare i bisognosi veri, i malati gravi, gli handicappati, i vecchi, e i disoccupati fisiologici e temporanei, che in ogni societa’ esisteranno sempre e sempre meriteranno assistenza.

Nel passato precapitalista non esisteva il concetto di giustizia sociale come è oggi già affermato, con buona pace delle sparate di Papa Francesco, nell'Europa e nel NordAmerica del capitalismo democratico,  e del welfare spinto. Eppure, gennaio 2013, i democratici americani, Obama in testa, cercano di imporre la discussione sulla ineguaglianza e sulla povertà, e di accelerare sulla spesa pubblica e sul grande governo. Perché lo fanno? Perché è un anno elettorale, e i cittadini sono inviperiti per il disastro di Obamacare, organizzativo e sostanziale in quanto alza i prezzi delle assicurazioni della grandissima maggioranza dei cittadini. Quindi occorre un tema sociale diversivo, vincente nei sondaggi ora così come lo è stato per Obama contro i ricchi e contro Romney nel 2012: quello, universale e trascendente, francescano appunto, dei poveri da aiutare e dei ricchi egoisti che non vogliono pagare più tasse.

In America 50 anni fa Lyndon Johnson dichiarò "guerra alla povertà" e lanciò un piano di investimenti di welfare che, ad oggi, è costato quasi 21mila miliardi di dollari. La guerra, condotta sperperando soldi pubblici e ingrassando i dipendenti delle agenzie di governo e gli individui beneficiari mantenuti poveri per essere sempre legati al carro delle elemosine federali, è stata persa. Ma Obama vuole farne un'altra, identica, basata sulla stessa filosofia della grande mano pubblica. Lo Stato sempre più grande, gli individui sempre più dipendenti.

Eppure una ricetta diversa per combattere il cancro della povertà esiste, e usarla sarebbe di estremo aiuto proprio alle minoranze che ne stanno soffrendo di più. Ari Fleischer, sul Wall Street Journal, riporta statistiche che parlano da sole, ma che per le orecchie dei democratici hanno il vizio di caricare la responsabilità delle scelte, dei comportamenti, sui singoli cittadini. "Decidete di finire gli studi, di sposarvi e di aver figli, in questo ordine", è la prescrizione di successo per ridurre le disuguaglianze sociali. Bisogna partire dalla "disuguaglianza dei matrimoni", che oggi affligge ispanici e neri più dei bianchi.

La correlazione tra nozze e povertà è impressionante. Il numero dei bambini che nascono da mamme single, riporta uno studio della Heritage Foundation, sta crescendo negli Usa anno dopo anno, ma nelle famiglie guidate da una coppia sposata, nel 2012 il tasso di quelle povere era del 7,5%. In quelle famiglie guidate da una mamma single, il tasso era del 33,9%. Considerando la razza, le mamme non sposate bianche con figli erano il 28,6%, ma tra gli ispanici il tasso era del 52,2%, e tra gli afro-americani del 72,3%. Heritage riporta che nel 2009 il tasso di povertà tra le famiglie di bianchi era solo del 3,2%; tra le famiglie bianche non maritate il tasso di poveri era però del 22%. E tra le coppie nere sposate, il tasso di povertà era del 7%, mentre tra le famiglie nere di non sposati il livello era del 35,6%.

Finché farsi una vita migliore non diventerà un traguardo e un impegno individuale a studiare, a farsi una famiglia e a procreare da sposati e continuerà ad essere delegato all’assistenza esterna della società, i veri beneficiari continueranno ad essere i politici che organizzano e approfittano la grande macchina del governo. Obama, e il codazzo di democratici che non vogliono che si parli di Obamacare nella campagna elettorale, insisteranno a chiedere l'aumento dello stipendio minimo, che in realtà può costare il posto di lavoro a molti giovani disoccupati. E poi l'estensione dei sussidi ai disoccupati. E poi l'educazione pubblica a partire da un anno, per creare legioni di insegnanti sindacalizzati, come vuole il sindaco di New York de Blasio. Pronti, fra 50 anni, a dichiarare un’altra guerra alla povertà.

di Glauco Maggi 
Twitter @glaucomaggi

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