Cerca

Complimenti per la trasmissione

Tomorrow People, troppi supereroi fan male alla tv

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
tomorrow people

Probabilmente tutti ci imbottiremmo di psicofarmaci e frequenteremo psicologi dalle onerose parcelle pagate da madri vedove, se fossimo inquieti adolescenti americani che, all’improvviso, si svegliano –non senza imbarazzo- alla mattina nel letto dei vicini di casa; e sentono nella testa le “voci” di ragazze petulanti; e scoprono di far galleggiare gli spazzolini a mezz’aria e di saper fermare il tempo.
Questo accade a Stephen Jameson, liceale dalla mascella quadra e dall’espressività eastwoodiana (di quanto Eastwood lavorava con Leone: due sole espressioni, col sigaro e senza), il protagonista di Tomorrow People, drammone fanta-pop che Italiauno manda a ruota (venerdì, ore 22.10) del lussureggiante Arrow. Tomorrow People è un lavorino imbastito con la mano sinistra, riverbera di effetti speciali e plot abbastanza miserelle.  Trattasi del remake in chiave post-adolescenziale di due serie inglesi del ’73 e del ’92 in cui il protagonista, allora più o meno tredicenne, scopre di appartenere a una razza di ragazzi dotati di superpoteri –le tre “t” , telepatia, telecinesi, teletrasporto- ai quali viene data la caccia da una misteriosa organizzazione governativa al comando di un biologo genetista abbastanza pazzo e omicida, oltreché zio del giovane Jameson. Il quale prima finisce prigioniero e poi viene liberato da due colleghi iperdotati che penetrano nel bunker governativo come fosse un supermaket e lo liberano; mentre lui scopre di bloccare i proiettili a mezz’aria, come il giapponese ciccione protagonista di Heroes. Il primo episodio scorre, ma è tutto un già visto. E’ zeppo di X-men: la razza “homo superior” termine inventato da Stan Lee, i teletrasporti alla Nighhtcrawler, la telepatia della bella mora co-protagonista Cara simile a Jean Grey (nell’originale bionda e racchietta); la persecuzione del “mutante”. E’ anche un po’ Spiderman:il liceo coi bulli che finiscono in ospedale. E’ Heroes: i detestabili agenti arruolati tra i superdotati e gli esperimenti in laboratori segretissimi. E’ perfino un po’ 2001 Odissea nello spazio col computer Tim che ricorda la versione buonista di Hal 9000 e Superman col messaggio del padre da morto. Emblematica la domanda del cattivo zio Jed: “Cosa penserà il resto del mondo alla scoperta di gente della vostra specie?...”. Che i supereroi in seconda serata sono come i comici in prima: cerchiamo di non esagerare…

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

blog