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A picco nei sondaggi

Il ritornello di Barack:
Se non vi piaccio
è perchè siete razzisti"

L'indice di popolarità del presidente è al minimo storico: 39%. E lui accusa gli americani: "Non mi possono vedere perchè non vogliono un presidente nero"

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Il ritornello di Barack:
Se non vi piaccio
è perchè siete razzisti"

Rieccoci con l’Obama e il suo argomento preferito: il razzismo verso se stesso che non demorde, cinque anni dopo che è entrato alla Casa Bianca e dopo essere stato eletto prima senatore a Chicago e poi, per due volte, presidente degli Stati Uniti. Barack lo ha ripresentato nel corso di una intervista al New Yorker, che e’ una summa di come l’essere, o il comportarsi da politicamente corretti, e da piacioni, sia un’arte. E lui e’ un Michelangelo. Dunque, messo di fronte alla cruda realta’ del proprio indice di popolarita’ per come guida il paese che e'  calato dal 67% della prima elezione nel 2008, al 58% del tempo della sua riconferma nel 2012, e ora al 39% (i numeri sono della Gallup), che cosa non “scopre”, ora, l’ineffabile Obama? “Non c’e’ dubbio che c’e’ certa gente  a cui proprio io non piaccio perche’ a questa gente non va affatto l’idea che ci sia un presidente nero”, ha detto.

Riflettiamo sui numeri. Quasi il 30% (il 28% per l’esattezza, 67% meno 39%) degli americani stravedevano per lui a scatola chiusa nel novembre di 6 anni fa, tanto da aver messo la croce sul suo nome alle urne, e poi questo 28% e’ diventato razzista strada facendo. Non era razzista allora, e non lo era neppure quando lo ha rieletto quattro anni dopo (anche se con 9 punti in meno di entusiasmo il razzismo, a sentire Obama, si stava risvegliando), ma adesso si. L’incubo dell'odio razziale e' tornato, per lui: “Proprio non mi possono vedere perche’ non vogliono un presidente nero”, dice Barack. E poi aggiunge, facendo pero’ cadere il suo asino: “Ora, l’aspetto positivo di cio’ (cioe’, l’aspetto positivo del razzismo che sarebbe ora imperante contro di lui NDR) e’ che ci sono certe persone nere e magari anche qualche persona bianca a cui io piaccio proprio e che mi danno il beneficio del dubbio precisamente perche’ io sono un presidente nero”. Capito? Invece di considerare la ovvia possibilita’ che se via via il 28% degli americani e’ guarito dalla sbandata che aveva avuto per lui conoscendo, subendo e disprezzando le sue scelte politiche, Obama ne fa una questione di antipatie e simpatie di pelle, a prescindere.

Il superstimolo da 900 miliardi buttati via senza creare occupazione nel 2009? Conta nulla. Obamacare che non ha mai avuto una maggioranza di favorevoli dal 2010 quando e’ passata, e che e’ poi precipitata nella stima di milioni di altre persone quando e’ entrata in vigore e si e’ dimostrata un fiasco costosissimo? Conta nulla. E gli scandali a catena, da Bengazi all’IRS? Non hanno pesato neppure loro nel giudizio di condanna via Gallup,  secondo Obama.

Il tentativo maldestro del presidente di ridurre tutto al colore della sua carnagione di mezzo africano e mezzo bianco sacrifica persino i suoi fans. Che non sono con lui perche’ approvano nel merito le sue misure in economia, o sulla riforma sanitaria, o in politica estera, dice Obama. No. Gli danno “il beneficio del dubbio” perche’ essi sono, come dire, “razzisti buoni”.

Dicevano che Obama e’ di una intelligenza superiore, e che come argomenta lui le sue tesi non lo sa fare nessuno. Ma se la sua migliore retorica e’ quella che ha sciorinato sul New Yorker, dissentiamo (e non siamo razzisti). A noi pare solo propaganda politicante da ultima spiaggia. Rilanciare lo slogan del razzismo per armare la crociata dei democratici e farli andare a votare contro gli americani perenni… razzisti. E’ un tema che tornera’ centrale in autunno, prima del martedi’ di novembre del medio termine, e la rivista piu’ sofisticata tra i sinistri d’America ha tenuto volentieri bordone.

Ma il presidente ha detto pure altro, perche’ un’agenda liberal a tutto tondo sa toccare altri tasti che piacciono alle masse, soprattutto a sinistra. Come la marijuana. Sul tema, ora che il fumo stupefacente e’ legale in un paio di Stati (Washington e Colorado), Obama ha cercato di fare il simpatico a sinistra e il rassicurante a destra. Dopo aver ricordato che “si sa che io ne facevo uso da ragazzo (ammiccamento a tutti i consumatori di erba vecchi e giovani NDR), e la vedo come una cattiva abitudine, non molto differente dalle sigarette che ho fumato da giovane e per una bella fetta della mia vita adulta (ammiccamento a chi e’ contrario a erba e sigarette), ha aggiunto “non penso che l’erba sia piu’ dannosa dell’alcol". Ma " non e’ qualcosa che io incoraggio, e ho detto alle mie figlie che credo sia una cattiva idea, una perdita di tempo, non molto sana” (ammiccamento alle famiglie che non vedono di buon occhio l’erba in bocca ai figli, e che e’ l’altra meta’ del paese, piu’ tradizionalista e moderata NDR). Per concludere con “non credo che la marijuana sia piu’ dannosa dell’alcol” (parere in sostanza assolutorio, superficiale, non scientifico, ammiccante verso chi  fuma erba: non fa tanto male, suvvia). Un piacione, insomma, che attacca cio’ che nessuno propugna (il razzismo, che nulla ha a che fare con la sua attuale debacle) e invece in pratica assolve vizi e vizietti che esistono davvero: perche’ inimicarsi qualcuno con un giudizio netto su alcol, sigarette e droghe? Eppure, a proposito di erba, si tratta di qualcosa che e' illegale a livello federale. Infatti la DEA (Drug Enforcement Administration), agenzia del suo stesso governo, mette la marijuana tra le “sostanze da Schedule 1”, la “piu’ pericolosa classe di droghe con un alto potenziale per l’abuso e una dipendenza potenzialmente severa, psicologica e/o fisica, insieme all’eroina, all’estasi e all’SDL”.

di Glauco Maggi

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