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Il ritorno

La rivincita di Bush, ora piace agli americani e i suoi uomini sono in rampa di lancio

Gia’ dall’estate scorsa, George W. e’ tornato ad avere un indice non solo migliore di Obama, ma positivo in assoluto, sul 50% contro il 47% che lo ricorda ancora negativamente. Ora tira la volata ai repubblicani

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

La rivincita di Bush, ora piace agli americani e i suoi uomini sono in rampa di lancio

Guarda chi si rivede, la squadra dei fedeli di George W. Bush torna nell’agone politico americano. Nel momento in cui lascio’ la Casa Bianca, nel gennaio 2009, l’ultimo presidente repubblicano aveva un indice di popolarita’ appena sopra il 20%, tale da consigliare a chiunque avesse lavorato per lui di evitare ogni “collegamento”; il suo era un nome “tossico” e non a caso, all’opposto, Obama e i democratici lo hanno sempre usato come argomento sicuro per attaccare il GOP,  e per trovare un caprio espiatorio per qualsiasi cosa andasse male, l’economia o la politica estera che fosse. Per anni. Oggi pero’ siamo in un altro mondo. Obama, a causa dei suoi disastri in economia e alla catastrofica Obamacare, e’ crollato sotto il 40% di consensi, con il 53% che lo vede male. Invece Bush, dopo cinque anni di purgatorio in cui ha scoperto la pittura e seppellito la politica, mai criticando il suo successore, e’ stato “riscoperto” dall’opinione pubblica, che evidentemente lo apprezza soprattutto se fa il confronto con chi e’ venuto dopo di lui. 

Cosi’, gia’ dall’estate scorsa, George W. e’ tornato ad avere un indice non solo migliore di Obama, ma positivo in assoluto, sul  50% contro il 47% che lo ricorda ancora negativamente. Non e’ piu’ tossico come prima, insomma, e se al texano cio’ puo’ fare umanamente piacere, per i suoi ex aiutanti, ex alleati ed ex protetti politici e’ qualcosa di piu’: il segnale che possono tornare a fare i candidati, e a riabbracciare la passione e l’impegno repubblicani, poiche’ non temono piu’ di essere bocciati con il solo accostamento all’amico di un tempo. Piuttosto tocca ai candidati democratici per il Congresso, se sono in distretti o in stati moderati dove la nuova parola impronunciabile e’ Obamacare, ad evitare di farsi vedere in giro con il presidente. Come ha fatto la senatrice Mary Landrieu, della Louisiana, che ha evitato di partecipare ad un comizio di Barack per sperare di essere rieletta a novembre. 

Il piu’ visibile bushano a scendere in campo per il medio termine e’ Ed Gillespie, che era stato suo top consigliere ed ex presidente del Comitato Nazionale del GOP: ha annunciato giorni fa di correre per il seggio di senatore della Virginia e nel comizio di presentazione ha mostrato fotografie di Bush e parlato del lavoro con lui alla Casa Bianca . La lista e’ lunga: ci sono anche Dan Sullivan, che vuol fare il senatore in Alaska; Elise Stefanik, che corre per un posto in Congresso in un distretto nello stato di New York ed e’ in testa nelle primarie del GOP; Taylor Griffin, candidato deputato in Nord Carolina; Charlotte Lane, candidata in West Virginia. 

Altri ex del team di George Bush sono Tom Foley e Asa Hutchinson, che corrono per i posti di governatori rispettivamente in Connecticut e in Arkansas. Mentre Neel Kashari, che ha servito sia nel governo Bush sia in quello Obama come assistente del ministero del Tesoro con l’incarico di gestire il programma di aiuti alle banche dopo il fallimento della Lehman Brother (il TARP, Troubled Asset Relief Program) sta valutando se puntare ad avere la nomina repubblicana per  fare il governatore della California.  

“I sondaggi su Bush sono in salita, ed e’ visto come qualcuno che come presidente fece del suo meglio ogni giorno nel miglior interesse del paese” ha detto il senatore Rob Portman, dell’Ohio, che era stato ex direttore dell’Ufficio del Management e del Budget alla Casa Bianca di Bush, e che e’ stato uno dei primi ex funzionari della nidiata degli allievi di George W. a vincere un seggio, gia’ nel 2010. Ora tanti altri “piccoli bushani” crescono, in un partito che e’ ancora sbandato e alla ricerca di una leadership politica che sappia bissare la doppia vittoria presidenziale consecutiva del texano. E se il clima dell’”amarcord” bushano  conquista spazio nel GOP, il nome su tutti che caratterizzera’  il grande ritorno non potra’ essere che quello di Jeb.  Jeb Bush, il “fratellino” due volte governatore della Florida, con moglie messicana. 

di Glauco Maggi 

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