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Complimenti per la trasmissione

Al Gazebo di Zoro la sinistra va in confusione

Riparte il programma satirico di Raitre

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Al Gazebo di Zoro la sinistra va in confusione

ZORO E IL TAXISTA MIRKO

Diego Bianchi in arte Zoro ha un vantaggio sul «centralismo renzicentrico» promanante dal podio che fu di Berlinguer, Natta, D’Alema, Bersani, in una giornata così così; e quel vantaggio sulla confusione solenne regnante oggi nel Pd, sta nel fatto che Zoro sul Pd era già confuso di suo. E in tempi non sospetti.

Sicchè gli basta un nulla per trasformarsi in un acuminato editorialista politico. Tornato Zoro con l’allegro popolo dei confusi ad oltranza del suo Gazebo (Raitre, martedì ore 23.30, buon 7% di share), si torna anche a parlare della sinistra coi i reportage del conduttore -un Micheal Moore più di sinistra- girati e montati spietatamente con telecamerina e testa di militante. Proprio nell’anniversario della nascita del Partito Comunista -il 21 gennaio del ’21, dopo la scissione: lo nota solo Tosti su  Italia Oggi-, Zoro si ripropone. Ancora una volta , qui, nel ventre del Pd, stavolta renziano; e registra le dolorose dimissioni di Gary Cuperlo; e lascia intravvedere il riposizionamento marxiano -illuminato dai sorrisi di Maria Elena Boschi- dei bersaniani incerti verso il vincitore; e inquadra i volti di Stefano Fassina o Pina Picierno. E costruisce un vero e proprio sunto della giornata politica, nell’abitacolo di un taxi, in compagnia di Mirko «Missouri 4», uomo del popolo che vede nella spa che ospita Berlusconi, «Villa Paradiso», l’anagramma profetico di «il Pd sarà viola» (con commento: «si dice che il viola porta sfiga...»). Commenti anche sull’assessore milanese Ndc che per sbaglio buca un dipinto del 700 («manco so’ arrivati, già i danni stanno a fa’»); e sul premier attuale, ritratto dal vignettista Makkox come lo spettro Bruce Willis del Sesto senso ignorato dagli elettori e perfino da Napolitano: «Vedo la gente Letta...» . Barba sfatta, scasciato eloquio vernacolare alla Brignano, un sarcasmo che solo i militanti (ex) comunisti delusi tra Garbatella e il Testaccio sanno possedere, Zoro è la vera quinta colonna della sinistra, senza che la sinistra se ne sia mai veramente resa conto.

 La parte migliore di Gazebo è sempre fuori studio (in studio è sempre molto autoreferenziale), in mezzo alla folla. Con Renzi, non riesco ancora a capire da che parte Zoro stia. Oggidì, la sua confusione è l’unica premiata dagli ascolti...




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