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Complimenti per la trasmissione

Se la paternità trasforma fabio Volo in Cary Grant

Lo scrittore alle Invasioni barbariche

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Barbarico Volo

E poi dice che figliare non fa bene alla pelle.
Così va il mondo. Uno ti lascia Fabio Volo quasi-quarentenne con l’aria dell’eterno piacione dall’amplesso incontenibile che stride con la calvizie. Te lo lascia col piglio dell’eterno studente (senza esserlo mai stato sul serio), televisivamente bravissimo nei tempi televisivi, ma vapore acqueo intellettuale nei contenuti. E poi, alè, basta un figlio -un marmocchietto di nome Sebastian avuto da una ragazza islandese che non se lo filava di pezza-  per trasformare Fabietto in un quarantenne ironico, scrittore di successo, padre con i valori scolpiti nel marmo, e senza perdere la tenerezza come direbbe Che Guevara. L’altra sera, tra un Renzi in forma pre- legge elettorale, un Mika spettacolare e una Daria Bignardi che dirigeva le danze, alle nuove Invasioni barbariche (venerdì La7, prime time) Fabio Volo ha volato alto. In tv non gli capitava da parecchio tempo.
Ha smorzato i soliti doppi sensi nel racconto della sua grande storia d’amore (“Ci siamo incontrati per la prima volta a New York grazie ad amici comuni. Lei non mi filava. Ho fatto un po’ come Il Principe cerca Moglie”) che ha seppellito tutte le altre; ha ridisegnato il suo rapporto con le fans che un tempo si portava a letto e che ora lo riempiono di sonaglini, ciucci e magliette fatte a mano; ha parlato con allegria dell’Italia piccolo borghese che regge la nazione, della sua infanzia povera all’odor di broccolo ma senza menarcela con la solita storia del riscatto sociale. Infine, quasi schernendosi, Volo ha citato l’erede: “è  bellissimo, ma i bambini sono tutti belli. E’ a causa dell’odore che hanno, come quello di alcune donne che diventano attraenti anche se non lo sono. Di notte dorme, sono io che dormo sempre un po’ a metà”. Poi ha sorriso timidamente e ringraziato per l’attenzione. Proprio lui, che girava nudo ad intervistare le star, s’ammazzava di canne e faceva sesso come Mick Jagger. E’ rimasto un cazzone, ma ora sembra Cary Grant. La Bignardi (ha fatto un buon 5,5% di share) non ci credeva. Io neppure.
Se penso che la Clerici, appena è diventata madre, ha ostentato la figlia davanti alle telecamere di Sanremo, direi che ormoni e narcisismo seguono percorsi assai diversi…

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