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Doppia faccia

Le bugie di Obama sulla mobilità sociale
per coprire il suo fallimento

Gli studiosi hanno esaminato milioni di dichiarazioni delle tasse (senza nomi per la privacy) e hanno trovato che il tasso di ‘mobilita’” e’ restato stabile nei recenti decenni, dagli Anni Settanta in qua

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Barack Obama

Barack Obama

Obama nel suo discorso sullo Stato dell’Unione di martedi 28 gennaio parlera’ diffusamente della “ineguaglianza sociale”. Citera’ papa Francesco, da cui ha gia’ ottenuto di farsi ricevere nel prossimo viaggio europeo di primavera, e vuole andare al meeting romano con le credenziali in regola. A parte l’essere un impunito e non pentito difensore dell’aborto, che non e’ proprio la passione del pontefice, Barack vuol farsi precedere in Vaticano dalla fama di avere a cuore i poveretti, proprio come l’ospite cristiano. E vuol far sapere che al centro del proprio impegno politico nel 2014, cioe’ della campagna elettorale dei democratici per il medio termine, ci sara’ la sua professione di fede nella lotta alla “ineguaglianza”. E per il ripristino della “mobilita’ sociale verso l’alto”. 

E’ tutto da vedere se gli americani, afflitti da un mercato del lavoro ancora molto malato, da una Borsa a rischio di bolla e di panico, e soprattutto dalle conseguenze nefaste di Obamacare sui costi aumentati delle polizze e sull’assistenza peggiorata della salute, si arruoleranno nell’esercito obamiano per la Guerra alla Poverta’ numero 2. La prima, lanciata da Lyndon Johnson, ha appena compiuto 50 anni ma non e’ stata vinta, se e’ vero che oggi Barack sente il bisogno di farne un’altra. Obama ci prova a dichiararla, perche’ il vero scopo e’ di oscurare le preoccupazioni quotidiane, tangibili e non “statistiche”, che ha la classe media. E’ molto probabile che per rafforzare la sua crociata il presidente ripetera’ il ritornello della “mobilita’ sociale” che non c’e’ piu’. Che il sogno americano dei nati poveri che riuscivano a scalare i gradini della affluenza sociale fino a diventare ricchi e’ svanito. Non c’e piu’ la mobilita’ di una volta, lamentano i democratici, e va resuscitata con piu’ welfare, con piu’ tasse, con piu’ redistribuzione,  la sola ricetta nota alla sinistra per riavviare la corsa verso l’alto degli “ultimi”. 

Ma questa, della mobilita’ sociale all’insu’ che sarebbe in declino, e’ invece una sonora bugia. E non lo affermo io, bensi’ uno studio di economisti di Harvard (Ray Chetty e Nathaniel Hendren), di Berkeley (Emmanuel Saez e Patrick Kline) , e persino dell’Ufficio dell’Analisi delle Tasse del Dipartimento del Tesoro del governo Obama (Nicholas Turner). Liberal doc, inoppugnabili.

Gli studiosi hanno esaminato milioni di dichiarazioni delle tasse (senza nomi per la privacy) e hanno trovato che il tasso di ‘mobilita’” e’ restato stabile nei recenti decenni, dagli Anni Settanta in qua. Ray Chetty, candidamente, ha ammesso nell’intervista al New York Times di giovedi’ 23 gennaio a corredo dei risultati della ricerca che lui e i suoi colleghi si aspettavano di provare, con i numeri, il ritornello della mobilita’ sparita. Ma si sono dovuti arrendere all’evidenza. Le possibilita’ di sfuggire alla poverta’ per i nati poveri sono stabili, le stesse degli Anni della Nostalgia del Sogno Americano. Un bambino nato nel 1971, e la cui famiglia era nel 20% piu’ basso della scala dei redditi, aveva un 8% di possibilita’ di risalire la scala sociale nel corso della sua vita lavorativa fino a entrare da adulto nella fascia del 20% piu’ ricco. Un bambino nato nel 1986, dicono le dichiarazioni dei redditi piu’ recenti esaminate dagli economisti, ha avuto una possibilita’ del 9% di balzare dall'ultimo 20% al primo 20%. Nessun calo, anzi. 

Queste sono le cifre della media nazionale, che smentiscono il trend cui ha fatto riferimento finora Obama, senza mai dare numeri, nel seminare la sua (conveniente per lui)  falsita’. Ovviamente esistono differenze da citta’ e citta’ (San Jose’  e Salt Lake City hanno un tasso elevatissimo di mobilita’ positiva, e Charlotte e Milwaukee sono sul fondo), mentre in generale il  fattore che pesa di più'  sono le condizioni famigliari. In particolare, “la frazione di bambini che vivono in una casa con la mamma single fornisce la piu’ elevata correlazione di mobilita’ all’insu’ dei redditi tra tutte le variabili che abbiano esplorato”, si legge nello studio. Cioe’, piu’ ci sono famiglie con un solo genitore in una certa area, piu’ bassa e’ la mobilita’ verso l’alto. 

Non e’ sicuramente una grande scoperta per i conservatori, che apprezzano il valore della famiglia tradizionale nel fornire il miglior contesto per lo sviluppo dei figli, anche economico. Ma e' una verita sgradita per i liberal.  Quando parlera’ martedi’, Obama dovra’ scegliere se tenere conto di questa ricerca “scomoda” (e lui la conosce, perche' legge di sicuro il New York Times), o se ignorarla bellamente. Bugia piu’, bugia meno…. 

di Glauco Maggi

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