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Presidentessa

Hillary Clinton alla Casa Bianca:
chi (e cosa) possono fermarla

La moglie di Bill in lizza per il 2016. Ma ha degli scheletri nell'armadio (e l'età non gioca a suo favore)

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Hillary Clinton

Hillary Clinton

La corsa alla Casa Bianca di Hillary Clinton, per il 2016, non e’ piu’ un segreto. Ben due Comitati di sostegno, o Super PAC, Priorities Usa Action e Ready for Hillary, sono stati creati e raccolgono fondi, anche se la ex First Lady non ha ancora annunciato la candidatura. Del resto, mancano due anni alle primarie, e nessuno si e’ ancora esposto ufficialmente in entrambi i partiti. Ma “chi ben inizia e’ a meta’ dell’opera” non e’ un motto che vale nella politica americana. La stessa Hillary era definita come  “inevitabile” nel 2007, poi spunto’ un senatore dell’Illinois e sappiamo come e’ andata.   

Quindi, un fattore che potrebbe mettersi di traverso alla marcia trionfale della Clinton potrebbe essere proprio la sua fama e la sua riconoscibilita’, prodotti della presenza sulla scena pubblica americana che data dagli Anni 80, quando era la First Lady del governatore dell’Arkansas Bill Clinton, e  faceva parlare di se’, o come vittima del marito gia’ fedifrago allora, o come coinvolta in iniziative finanziarie piu’ che discutibili. Poi ha fatto la First lady del presidente, per 8 anni dal 1992 al 2000, durante i quali ha perso la battaglia in Congresso per far passare la sua HillaryCare e la faccia per essere stata umiliata da Monica Levinsky. Poi ha fatto la senatrice dello Stato di New York, aiutata dal marito che aveva da purgare il proprio senso di colpa. 

Poi ha lanciato la corsa alla presidenza, quella della “inevitabile” vittoria diventata un fiasco. E poi, visto che Obama le ha negato anche la vicepresidenza in cui sperava, ha accettato il posto di serie B da segretario di Stato, che con il senno di poi si e’ rivelato una pillola avvelenata. In quel ruolo si e’ mantenuta a galla nelle news, anche se non ha combinato nulla di positivo che possa essere ricordato in un libro di Storia, dove invece avra’ un capitolo di rilievo la vicenda di Bengazi, con tanto di ambasciatore ammazzato da Al Qaeda. E qui si arriva all’ultima stazione del lungo viaggio di Hillary, che le costera’ carissimo. L’immagine della Segretaria di Stato che, di fronte alla Commissione di inchiesta dei senatori, risponde sprezzante nel gennaio del 2013, al senatore del Wisconsin Ron Johnson che le chiede spiegazioni sulla versione bugiarda fornita da Obama e da lei stessa sull’attacco al consolato in Libia, sara’ uno spot usatissimo dalla campagna del candidato del GOP. “Il fatto e’ che abbiamo 4 americani morti”, disse Hillary. “E’ stato per una protesta o e’ stato perche’ qualche tizio e’ andato per la strada una notte e ha deciso di andare ad uccidere un po’ di americani? Che differenza fa a questo punto?”. 

Da allora, questa posizione arrogante e in linea con il muro di negazioni che il governo voleva tenere eretto contro la verita’ e’ diventata un marchio di vergogna. Qualsiasi repubblicano che l’avesse detta sarebbe stato buttato fuori dal contesto politico per sempre, martoriato dalla stampa mainstream. Hillary e’ sopravvissuta proprio perche’ giornali e Tv liberal volevano preservarla come carta presidenziale. Ma quando e’ uscito il rapporto della commissione di inchiesta sui fatti di Bengazi, un mese fa, il Dipartimento di Stato sotto Hillary e i servizi segreti sono finiti sotto accusa, senza scampo, per le loro gravi responsabilita’: “Gli attacchi erano preventivabili, basati su estesi rapporti della Intelligence sulla attivita’ terroristica in Libia, compresi attacchi precedenti a target occidentali, e data la conosciuta insufficienza della sicurezza alla missione Usa”. Questo e’ un “buco nero” di sostanza nel curriculum di Hillary. Lei ha cercato di colmarlo lunedi’ in un comizio dicendo che “Bengazi e’ il mio piu’ grande rincrescimento, e’ stata una terribile tragedia la perdita di 4 americani”, ma il cambio di tono rispetto al “che differenza fa?” di un anno fa non la assolve dalla sua responsabilita’ politica nella debacle di leadership. 

Ma anche se questa spina la tormentera’, non e’ il piu’ grande pericolo per la sua elezione. Cio’ che veramente potrebbe rappresentare un peso troppo grande e’ il senso di stanchezza, di noia, di “gia’ visto”, che il pubblico americano non potra’ non avvertire quando si trovera’ ancora davanti la vecchia Hillary, sui 70 anni nel 2016, e sempre in cerca di un posto , di altra fama, di nuovo potere. Sara’ lo sfidante repubblicano, se avra’ freschezza e novita’ adeguate nel proporsi, a costituire il vero e decisivo ostacolo per la democratica. Otto anni di Obama e del suo partito avranno sicuramente alimentato una gran voglia di cambiamento nel Paese, e la sola carta della “prima donna presidente” non bastera’ alla Clinton. Il GOP, scegliendo male, dovrebbe metterci del suo.

di Glauco Maggi
@GlaucoMaggi

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