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Complimenti per la trasmissione

Il rumore della memoria di Vera Jarach tra Shoah e desaparecidos

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
vera vigevani jarach

«Mi chiamo Vera Vigevani Jarach e ho due storie: queste due storie fanno di me un militante della memoria...». La voce fuori campo è ultraottuagenaria. E vibra nel vento che soffia dal filo spinato, verso il cielo. E il cielo rimbomba del rotore di un biplano che vola chissà dove. 


Con quest’immagini si apre Il rumore della Memoria- Il viaggio di Vera dalla Shoah ai desaparecidos , la web series in 7 puntate a cura di Marco Bechis, Alessia Rastelli e Antonio Ferrari che la tv del Corriere della sera ha proposto per la Giornata della Memoria. Si tratta della storia di un viaggio che la signora Jarach, ebrea, fuggita dall’Italia dopo le leggi razziali e vissuta in Argentina durante la dittatura militare fa nei doppio terribile passato: quello nei campi di sterminio dei genitori e  quello nel ricordo della figlia Franca, studentessa modello e leader carica di sogni, desaparecida e vittima dei terribili voli della morte. «Non ci siamo accorti durante i mondiali in Argentina nel 1978 di ciò che stava succedendo...», ha commentato Ferruccio De Bortoli, nella puntata di Che tempo che fa dov’è apparso con Vera. Il docuweb (diverrà un film: la vedo durissima sul montaggio...) girato da Bechis, a sua volta desaparecido scampato alla follia degli uomini, è estremamente toccante.  Quasi doloroso. Le immagini si coagulano attorno a brani di frasi, ma parlano da sole. Cito random. Il “Binario 21” della stazione di Milano con Vera accompagnata da Liliana Segre deportata ad Auschwitz, sopravvissuta ai carri bestiame, agli sguardi dei padri, alle docce, e alle torrette del campo distorte come in un incubo.

E Arrigo Levi, che rammenta di come a  Buenos Aires coprisse le «fughe d’amore di Vera». E la stanza della figlia e le sue foto con un filo d’erba in bocca, e le sue pagelle (« tutti 10, ma condotta mala : viveva già nel sogno di un mondo migliore»). E il mare, che fu la tomba degli oppositori. Il rumore della memoria è un esperimento ardito. Tenta di piegare un racconto di lunghe pause narratrici al ritmo sincopato della Rete. Tecnicamente parrebbe non riuscirci. Poi, però, l’emozione che sviluppa è tale che spesso è la velocità della Rete ad adattarsi al  racconto. Un racconto di tentativi falliti, per capire la «missione fanatica di distruggere un’altra parte dell’umanità..».




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