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Complimenti per la trasmissione

Boss in incognito, l'anti-Briatore alla faccia della crisi

Il bel programma di Raidue

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
david hassan -boss in incognito

Giuro che d’ora in poi comprerò solo camicie da David Hassan.
Hassan milionario ultracinquantenne con famiglia non se la tira affatto, e non dimentica le origini. Ebreo scappato a 8 anni dalla Libia,  con le  tasche piene di sabbia – e di sogni-  è divenuto un notissimo imprenditore dell’abbigliamento. Hassan  è tanto famoso nell’ambiente che, per farlo assume di nascosto nei suoi 80 punti vendita e tra i suoi  350 operai per il format Boss in incognito (Raidue, lunedì prime time),  s’è dovuto trasformare nel platinato Eddie, “cinquantenne che ha appena perduto il suo posto di lavoro” e che lotta tutti i giorni per uno part- time. Una telecamera segue Hassan/Eddie tra il settore confezioni, dove incontra un egiziano pignolissimo che gli dà schiaffetti sulla mano; e il negozio della signora Esposito, mollata dal marito che si immola per il proprio lavoro (e rimprovera il boss quando perde la pazienza coi clienti: “Se fossi il padrone, uno così non l’assumerei…”). Lo riprende con Noemi, giovane tutor che sgobba da quando aveva 14 anni per “mantenere i genitori”; e lo ritrae mentre carica merce sui furgoni, taglia i tessuti, spezza esausto le chiavi nelle saracinesche.
Boss in incognito –dall’importato Undercover Boss- è l’altra faccia dell’arrogantello  The Apprentice. E’ la ventata d’ottimismo un po’ paracula, di cui forse abbisogna l’Italia in crisi. Certo, c’è, qui, un eccesso di  melò fortunatamente filtrato dall’ironia dalla “star starter” Costantino della Gherardesca. Il “disvelamento finale”, poi, ipnotizza. Hassan si fa riconoscere, dice al dipendente “sei una bella persona, da te ho imparato tanto”, e lo promuove o gli dà dei soldi. Oddio, la commessa laureata che diventa direttore commerciale e non fa un plissè, spiazza. E la signora che mette in dubbio l’identità del boss (che è uguale al suo alter ego, salvo la parrucca; solo un distratto, un miope o un furbo non se ne può avvedere)  è troppo teatrale. Ma non importa.  Il programma parte dal feuilleton in stile Il Principe e il povero di Twain e dalla vecchia tradizione industriale italiana (ora le aziende mandano direttamente i figli nelle banche d’affari americane: e si vede…), vince la serata e ha enormi margini di miglioramento. Se al posto del mite e gentile Hassan ci fosse stato Briatore probabilmente avrebbe preso a testate i commessi. Due scuole di pensiero diverse…

 


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