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Obama al Superbowl, vince svicolando

Durante la finale-evento tra Denver e Seattle di football americano, l'indipendente O'Reilly intervista il presidente davanti a 100 milioni di potenziali spettatori. Fa le domande e Barack non risponde, ma...

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Obama al Superbowl, vince svicolando

Gli spettatori in TV del Super Bowl di domenica sono stati 111,5 milioni, record storico che ha superato i 111.3 del 2012. Prima della partita c’è stato un pre-show durante il quale Bill O’Reilly ha intervistato per 10 minuti il presidente Obama, e anche se gli spettatori saranno stati meno dei 111 milioni che si sono sintonizzati durante il massacro dei Broncos da parte dei Seahawks, Obama ha goduto di una audience almeno tripla di quella del suo Discorso sullo Stato dell’Unione di fine gennaio, che ha registrato un minimo di 33,3 milioni di spettatori, il peggior dato rispetto dopo i 31,5 dell’ultimo anno di Bill Clinton nel 2000, quando era al nadir della sua presidenza dopo lo scandalo di Monica Lewinsky

O’ Reilly è il campione dei conduttori di Fox News, con il programma più seguito di tutti quelli in prima serata sulle tv via cavo, e ha la fama di essere un partigiano conservatore per tutto il resto dei media e per l’opinione pubblica filodemocratica servita dal New York Times e da tutti i maggiori quotidiani (con l’eccezione delle pagine editoriali del Wall Street Journal) e da tutte le Tv (con l’eccezione, appunto, del Fox Channel). In realtà, O’ Reilly pensa soprattutto alla sua audience, è un registrato Indipendente, ed è molto scrupoloso nel presentarsi “fair and balanced”, corretto ed equilibrato, invitando sempre su ogni  questione un filorepubblicano e un filodemocratico, le due campane. In America, solo per fare cosi’, cioe’ per dare voce ai conservatori, al GOP, e ai Tea Party, anche se bilanciati da commentatori fissi e da invitati notoriamente di sinistra, si passa per “estremisti di destra”. Fu questa, però, la intuizione imprenditoriale geniale di Rupert Murdoch quando inventò il canale: colmare un clamoroso vuoto informativo e dare una alternativa al pubblico non di sinistra, che fino ad allora doveva subire il totale dominio del giornalismo liberal. Quello dei Dan Rather, per intendersi, che è passato alla storia per aver inventato uno scoop falso anti Bush che gli fece alla fine perdere il posto alla CBS, ma che prima di allora era diventato famoso per aver aggredito in una “intervista” il presidente Bush Padre, oltre che per aver dato soavemente voce al dittatore Saddam Hussein poco prima dell’invasione Usa in Iraq.

La chiacchierata con Obama di O’Reilly, domenica, è stata tutt’altro, e si è risolta in un grande piacere al presidente. Non è che il conduttore non abbia sollevato con Barack le questioni che nessun altro dei giornalisti, rispettosi e adoranti, gli porrebbero mai – ome gli scandali Benghazi o Irs. Lo ha fatto, Bill, ma il presidente ne è uscito senza pagare pegno perché gli è bastato ogni volta contrattaccare. "La gente pensa che sono scandali perché voi di Fox News glielo continuate a ripetere”, è arrivato a dire con un senso di noia e di sufficienza Obama. Ed è stato facile per il presidente togliersi le osservazioni critiche di O’ Reilly, perché è quello che sta facendo in tutte le sue conferenze stampa senza mai essere messo sotto torchio davvero dalla muta morbida dei media amici. Senza subire articoli, inchieste, editoriali martellanti paragonabili a quelli che, per fare un paragone, sta subendo il governatore repubblicano del New Jersey Chris Christie per la faccenda delle corsie chiuse sul Ponte di George Washington: un assedio spietato per continuita’ e insistenza che punta ovviamente a stroncarne le ambizioni di serio candidato anti Hillary per il 2016. A ben vedere, il confronto delle storie di come sono trattati dai media mainstream la Clinton e Obama (per Bengazi) e Obama (per l’agenzia delle tasse IRS che ha perseguitato per due anni i Tea Party per conto della Casa Bianca) con quella della “caccia” al  governatore e’ il paradigma della vergogna nel mondo informativo americano. Che dà più spazio a una bega statale su due giorni di traffico automobilistico creato per fare un dispetto politico a un sindaco, che non all’uso politico discriminatorio, da parte del governo nazionale, contro il partito di opposizione. George Will, intellettuale libertario, ha definito lo scandalo IRS uno dei tre più gravi dal dopoguerra, con il Watergate (Nixon) e l’Iran Contras (Reagan), e ha notato, a proposito delle risposte di Obama a O’ Reilly al Super Bowl, che il presidente ha potuto mentire spudoratamente sostenendo che quelle contro i gruppi conservatori per negare loro lo status fiscalmente esente cui avevano diritto “sono state decisioni da tonti” prese da qualche impiegato di secondo ordine, perché sapeva, Obama, che tanto i media non hanno investigato, e mai lo faranno, accuratamente, quello scandalo. Come non lo fanno per Bengazi. Di fatto, O’Reilly  ha offerto quindi a Obama un palco da cui dire all’America che Fox News lo “attacca” per motivi politici, che è la tesi sottoscritta dalla opinione pubblica liberal e dai media alleati. Bill ha forse rafforzato la sua caratura da conduttore “fair and balance” (cosa in cui credono solo i già convinti conservatori), per il semplice fatto di aver avuto l’onore di sedersi di fronte a Barack alla Casa Bianca. Quanto a sperare di mettere in difficoltà Obama usando i guanti di velluto, in questa America mediatica che lo adora e protegge, beh, è un’altra partita. E O’ Reilly ha perso 43 a 8, come i Broncos.

di Glauco Maggi 
Twitter @glaucomaggi

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