Cerca

Parallelismi

La versione di Woody e quella del Popi

L'uno un famosissimo regista, l'altro un leader del '68: ai due opposti dell'oceano le storie di due uomini costretti a difendersi da un'accusa infamante

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

La versione di Woody e quella del Popi

L’ eBook  “La versione del Popi- il 68 e le sue prigioni ”, di Giuseppe Saracino (editrice VandA.epublishing), oltre al piacere di una lettura sciolta e immediata, e al tuffo nel passato della sua (da leader) e mia (da militante senza gradi) esperienza politica nel movimento degli studenti alla Statale di Milano, mi ha stimolato due paralleli tra l’Italia e l’America, quattro decenni dopo. Il primo punto, il  piu’ ovvio, riguarda il sistema giudiziario, e ne parlo oggi. Al secondo, dedicato alle conversioni politiche di non pochi militanti di sinistra di quegli anni, dedichero’ il blog di domani. 

Pierluigi Battista sul Corriere di oggi ha recensito il libro (e io sono d’accordo che il materiale potrebbe essere un’ottima base per un film sul Sessantotto milanese) richiamando il fervore giustizialista con cui, nel caso di Popi con  la conseguenza distruttiva di sbatterlo in galera innocente, l’Italia di allora condanno’ per stupro un nome-simbolo per condannare il movimento degli studenti (che era inviso a destra ma anche nella sinistra ufficiale del Pci e del Psi), e insieme omaggiare il femminismo politicamente corretto, rampante nel post-sessantotto: gli “angeli del ciclostile” avevano sete di vendetta e l’hanno avuta. 

Per una singolare coincidenza temporale con l’uscita del libro di Saracino, la cronaca di questi giorni sui media Usa ha risbattuto in prima pagina Woody Allen, accusato di abusi dalla figlia Dylan, adottata dalla ex compagna Mia Farrow. In una ennesima ricostruzione, la ragazza, oggi 27enne, ha rispolverato la settimana scorsa il “fattaccio” che sarebbe avvenuto nell’attico della casa in Connecticut della mamma Mia, quando la coppia era gia’ separata, la bambina aveva 7 anni, e Allen faceva visite periodiche da babbo lontano. In un articolo scritto per il New York Times domenica, il regista ha ristabilito ancora una volta la verita’ (giurando che non ne parlera’ mai piu’), gia’ emersa allora dalla inchiesta della polizia, che si era rivolta per una perizia al Child Sex Abuse Clinic dello Yale Hospital di New Haven. Medici, psichiatri e psicologi di quella task force, rispettatissima per il rigore scientifico delle sue analisi, sentenziarono che la ragazza non aveva subito alcuna molestia. Dylan stessa aveva negato di averle subite, del resto, alla domanda del dottore a cui la mamma Mia si era rivolta per una visita, insistendo che sua figlia era stata molestata quella mattina nell’attico. “Dylan disse al dottore che non era stata molestata. Mia allora porto’ fuori Dylan per comprare un gelato e quando tornarono la bambina aveva cambiato idea”, racconta Woody. Di qui la citata indagine della polizia, che si concluse con il rapporto definitivo del panel: ”Il nostro parere di esperti e’ che Dylan non e’ stata sessualmente abusata dal signor Allen”. Per spiegare il perche’ dell’accusa, i tecnici aggiunsero che poteva essere il frutto di una elaborazione della bambina nel mezzo dello stress della separazione (Woody e Mia erano nel pieno della rancorosa frattura), oppure dell’indottrinamento della mamma che aveva convinto Dylan d’essere stata abusata, o di questi due elementi insieme. Il sostituto procuratore, sulla base del rapporto, non procedette, ma il giudice di custodia si lascio’ andare a questo commento  “molto irresponsabile”, come ha scritto Allen: “Probabilmente non sapremo mai che cosa successe”. 

Dunque, anche negli Usa puo’ allignare il senso di condanna comunque, per reati abbietti come quelli delle violenze su donne e minori, e l’errore giudiziario e’ sempre in agguato. La insegnante Kelly Michaels del New Jersey fu incriminata nel 1987 per aver abusato di 20 bambini. Come aveva fatto pure Allen, anche la maestra accetto’ di affrontare la prova della verita’. Che fu favorevole per lei come per Allen, mentre Mia si era rifiutata di sottoporsi. Ma la giuria le diede 47 anni di galera, e ne sconto’ cinque prima di essere  scagionata. Al primo processo “la maestra era sembrata molto calma, senza alcun senso di urgenza, mentre rispondeva alle domande, e come fosse una testimone”, non l’incriminata, ha ricordato Dorothy Rabinowitz sul Wall Street Journal in un editoriale ‘su Woody Allen e gli echi del passato”.  

C’e’ un filo logico che accomuna le esperienze degli innocenti accusati di questi reati orribili, ed e’ la incredulita’. Con il corollario della convinzione che la verita’ non puo’ non farsi strada, da sola, tra persone di buon senso. “Ventuno anni fa, quando sentii per la prima volta che Mia Farrow mi aveva accusato di molestie sessuali ad una bambina trovai l’idea cosi’ assurda e grottesca che neppure ci feci un ragionamento di approfondimento”, ha scritto Allen sul Times. “ La trasparenza della sua malevolenza sembrava cosi’ ovvia che non presi neppure un avvocato per difendermi. E’ stato il mio legale per gli affari di cinema che mi disse che Mia stava portando la sua accusa alla polizia e che avevo bisogno di un avvocato criminale”.  

“Mi hanno denunciato per stupro”, dice Popi quando lo va a trovare l’amico Alberto Montanari, che lo racconta nella post-fazione del libro.  “Ma sei scemo?” dice Alberto, e l’impressione e’ di uno scambio di vittime d’un ciclone. Una palla troppo grossa. Invece, le accuse di reati cosi’ odiosi sono come la palla di neve che scende dalla collina bianca e diventa piu’ grande, sempre piu’ grande. Bisogna essere fortunati, giu’ a valle, per emergere vivi dalla valanga. 

di Glauco Maggi

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400