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Differenze

Quelli che...in Italia e Usa
son passati da sinistra a destra

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

C’e’ stato un fugace passaggio nel libro “La Versione di Popi” (di Giuseppe “Popi” Saracino, ex leader della Statale) - di cui ho scritto ieri nel mio BLOG a proposito del parallelo tra America e Italia sul terreno della giustizia e del giustizialismo - che mi ha stimolato una riflessione, squisitamente ideologica, sulla profonda differenza da una parte all’altra dell’Atlantico dei destini politici di tanti personaggi “che hanno fatto il ‘68”. O che, baby boomers,  hanno coltivato idee di sinistra quando erano adolescenti, nei decenni passati. E’ stato quando qualcuno, tra i commentatori della postfazione al libro, ha ricordato che Giuseppe, nei suoi sbandamenti successivi alle tante linee “rosse” sperimentate e poi dismesse, dalla FGCI al Movimento Studentesco a Lavoro Politico, aveva flirtato con il Male Assoluto, che per quel commentatore era Ronald Reagan:  Popi, si legge, “… era stato maoista, guevarista, mickjaggerista, persino simpatizzante della reaganomics (anche i migliori cadono in periodi di catalessi intellettuale, non c’e’ scampo)”.

Confermo, per qualche scambio personale tra noi, che Saracino ha avuto una stagione di rigetto della sinistra e del comunismo, e di avvicinamento allo storico avversario, il liberismo. Perche’ questa scoperta del “conservatorismo” non ha lasciato una traccia profonda, ma e’ sfiorita come una ideologia tra le ideologie nel suo curriculum? Perche’ Popi non ha elaborato il lutto della perdita della fede rossa e non si e’ “compiutamente convertito” a quella liberale, come vedremo e’ invece avvenuto in America? Perche’, insomma, ha solo parzialmente flirtato con quella provocazione-verita’ di Churchill, secondo cui i giovani sono di sinistra perche’ hanno un cuore, e gli adulti di destra perche’ hanno il cervello?

Perche’, ed ecco la generalizzazione che prende forma dal caso singolo, l’Italia non e’ l’America. Nel dopoguerra italiano il dominio culturale della sinistra “sovietica” ha permeato la societa’, le universita’ e la classe politica, e con una inevitabilita’ esplicita, storica: la “destra” era il fascismo, indifendibile, e l’alternativa democratica al social-comunismo era la Democrazia Cristiana. Le frange liberali erano frange, appunto, e non hanno saputo costruire un riferimento credibile: ne’ verso destra, ne’ verso i democristiani filo-americani. Cosi’ la Balena Bianca e’ diventata prima il baluardo contro i soviet, e poi via via il laboratorio di tutti i pateracchi di un ceto politico fatto di interessi lobbistici e di correnti; il capitalismo corrotto che fronteggiava il comunismo servo di Mosca, in una involuzione progressiva che si sarebbe sciolta nel catto-comunismo, nel compromesso storico, nelle terze vie.

Mentre a Washington c’era chiarezza in quegli Anni 50-60-70 (c’e’ ancora) nel considerare i comunisti l’altra faccia del totalitarismo fascista, e gli establishment dei due partiti democratico e repubblicano non hanno mai avuto dubbi sul dilemma democrazia contro totalitarismo rosso o nero (Kennedy in testa), in Italia la contraddizione principale, direbbe il Saracino maoista, era via via quella tra “l’arco dei partiti democratici”, che progressivamente ha incorporato il PCI (e le nuove sigle a seguire) e la destra fascista, antiliberale.

In America, la contrapposizione tra i due partiti era uno scontro tra due visioni, due filosofie di governo e di societa’, anche se nel GOP c‘era una forte componente liberal (all’Americana) e nei democratici una importante presenza moderata e conservatrice. In America non e’ mai morta l’anima squisitamente free-market, pro Costituzione, contro il Grande Governo, e quando c’e’ stato bisogno di rivitalizzarla c’e’ stato lo spazio, e il personale umano, per dare vita al movimento dei neo-conservatori. E qui spuntano quei militanti di sinistra nei college Usa che prima “fanno il 68” e poi riscoprono l’anima dell’America, tradizionale nei valori ma insieme moderna.

E forse la differenza nasce qui: che Italia hanno da riscoprire, e faccio solo qualche nome, i Brandirali (che da Servire il Popolo approda a Comunione e Liberazione e alla DC) o i Cicchitto (che da Craxista diventa berlusconiano) o i Mimmo Liguori (che da Lotta Continua passa a Forza Italia e alle direzioni TV)?  Non e’  come l’America “manichea”, nel senso positivo e rinfrescante della giustapposizione di idee e strategie,  che puo’ contare sui Podhoretz (Norman e John), i Charles Krauthammer, i Thomas Sowell, i David Mamet, i Michael Medved come riferimenti per un pensiero conservatore diametralmente opposto alla sinistra. E opposto oggi all’Obama e alla filosofia tassa e spendi della sua amministrazione.

Tutti gli americani che ho citato, intellettuali e giornalisti, economisti e artisti, sono partiti dal marxismo, dalla militanza giovanile di sinistra. C’e’ addirittura una letteratura che raccoglie il fenomeno della transumanza politica,  della “conversione compiuta”. Nel libro “Why I Turned Right” la curatrice Mary Eberstadt raccoglie le esperienze personali del viaggio politico di una dozzina di  Baby boomers conservatori, da David Brooks a Dinesh D’Souza, da Rich Lowry a Stanley Kurtz per citarne alcuni. Mamet, uomo di teatro, ha scritto “The secret Knowledge” in cui percorre il suo travaglio ideologico dall’Upper West Side tutta liberal alle scoperta dei testi economici di Milton Friedman (lui pure un ex sinistro)  e Friederich van Hayek (inizialmente simpatizzante del socialismo democratico di Friedrich Wieser), passando attraverso il fondamentale “Witness” di Whittaker Chambers, l’americano ex spia dei sovietici che racconto’ la degenerazione dell’ideologia comunista di cui era stato parte attiva come membro del PCUSA. Reagan, a proposito, era partito lui pure democratico e racconta di aver aperto gli occhi grazie a “Witness”. Medved, dopo aver fatto campagne elettorali per i democratici, divenne un conservatore convinto e ha spiegato perche’ e come nella biografia “RightTurns-lezioni non convenzionali da una vita controversa”.  Recentissimo, e gustoso, il libro del Premio Pulitzer Krauthammer “Things that matter”:  psichiatra, poi commentatore e opinion maker su libri e in Tv, aveva esordito come speechwriter per il candidato democratico Walter Mondale ed oggi e’ una colonna del pensiero conservatore.

Quindi, si puo’ eccome lasciare un’ideologia che non soddisfa piu’, perche’ storicamente deficitaria e deleteria. Il problema e’ che bisogna sapere che una alternativa esiste, e che e’ reale e seria per crederci.

In Italia “siamo tutti socialisti”, ha detto il cavaliere a Mentana qualche tempo fa. E non scherzava, perche’ il “consociativismo” e’ vivo e vegeto. Nel pantano, il ruolo di avversari della sinistra storica lo hanno recitato, e lo recitano ancora, i Fini e i Berlusconi, i Bossi e i Grillo. Ci si puo’ solo rammaricare per le generazioni perdute, e non ci si puo’ stupire piu’ di tanto che i Popi sbandino. E’  un peccato, ma dove dovrebbero andare?

di Glauco Maggi

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