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L'Obamacare se la prende anche con la pizza

La riforma sanitaria di Barack non è solo un caos politico. Tra i suoi mille cavilli c'è pure quello che obbliga le pizzerie a esporre le calorie di ogni singola fetta...

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

L'Obamacare se la prende anche con la pizza

E Obamacare, adesso, se la prende anche con la pizza. La riforma cara a Barack è un bidone con conseguenze negative gravi per milioni di famiglie, almeno cinque finora, che hanno perso la polizza che avevano e ora devono sottoscriverne una più cara e con meno servizi. E’ anche un fiasco per il governo, e non solo per il fallimentare website: l’obiettivo di avere entro marzo 7 milioni di iscritti alle "borse" delle polizze che rispondono agli standard imposti dal presidente non sarà mai raggiunto con questo ritmo, visto che sono stati 3,2 milioni in quattro mesi dal primo ottobre a inizio febbraio, e ora mancano soli due mesi alla scadenza. Inoltre, per funzionare finanziariamente ci volevano almeno il 38% di acquirenti giovani, sotto i 40 anni, e invece sono solo il 25%: e ciò comporterà ulteriori rincari dei premi, o il fallimento delle assicurazioni. Poi c’è l’aspetto della gestione politica di Obamacare: il presidente l’ha voluta e difesa a spada tratta, contro i repubblicani che chiedevano modifiche e revisioni (e i Tea party la totale cancellazione), sostenendo che "è la legge approvata dal Congresso ed è stata dichiarata costituzionale dalla Corte Suprema, quindi è qui per restare". Ma, per opportunismo politico (i rinvii di due anni all’obbligo di pagare la multa regalati ai business) e per favoritismo verso speciali categorie (il caso più osceno è stato il trattamento privilegiato riservato ai parlamentari e i loro staff) Obama ha poi proceduto motu proprio ad apportate 22 (ventidue) modifiche d’imperio alla stessa legge attraverso ordini esecutivi e disposizioni regolamentari del ministero della sanità. Se ne è anche vantato nel discorso sullo Stato dell'Unione quando ha detto "io ho una penna e un telefono", intendendo che se lui voleva una certa cosa e il Congresso non gli ubbidiva, poteva procedere da solo, telefonando ai suoi sottoposti e firmando gli "ordini esecutivi". Oggi un sondaggio ha rivelato che il 60% degli americani è contro questa pratica abusiva, e con tutta probabilità i tribunali saranno chiamati a valutarne la costituzionalità, poiché, oltre alla persistente opposizione politica del GOP che gode dei guai della legge in Congresso, nel Paese ci sono gruppi di attivisti pro Costituzione che pensano di fare causa.

Fin qui, è tutta roba serissima che affonda l’indice di popolarità di Barack, da cui stanno prendendo distanza tutti i candidati democratici dei distretti in bilico, dove Obamacare è vista come il fumo negli occhi e gli elettori vogliono punire il presidente e i parlamentari che l'hanno votata. Ma, come capita in molti "drammi" sociali dove non ci dovrebbe essere niente da ridere, Obamacare ha svelato ora un aspetto comico, la creazione di quella che è stata battezzata dal giornale conservatore Washington Times "la polizia della pizza". Nei suoi meandri di migliaia di regole e regolamenti, di "lacci e i lacciuoli", la Obamacare ha pure una misura che impone di far sapere ai consumatori quante calorie hanno le singole fette di pizza vendute nelle catene con oltre 20 locali. La pizza è un totem negli Usa, molti pensano che sia stata inventata in America, e in media gli americani mangiano ognuno 46 fette di pizza all'anno. Il governo-mamma si preoccupa per la loro salute e vuole limitarne il consumo con l’arma delle calorie.

Dovranno ubbidire alla norma le pizzerie, i ristoranti, i bar, i supermercati che vendono anche la pizza (se hanno 20 punti vendita o più). Il problema è che ci sono 34 milioni di combinazioni di pizze per tipo, crosta alta o bassa, olio, formaggi e altre migliaia di ingredienti, secondo le stime della associazioni dei ristoratori. Altro ostacolo ad una comunicazione puntuale dal pizzaiolo al consumatore “da educare” sta nel fatto che, si calcola, circa il 90% delle pizze viene portato nelle case dai delivery boys. Con il conto, dovranno portate a ognuno il “bugiardino” con la descrizione delle calorie della mozzarella e dei funghetti sott’olio della pizza consegnata? Quando la mania liberal della iperregolamentazione da' alla testa produce mostri.

Chi non ride per niente dell’idea governativa “salva kilogrammi” sono i ristoratori, perché la introduzione dei nuovi menu che mostreranno la lista degli ingredienti delle versioni delle pizze in vendita costerà per ogni locale 4mila dollari, secondo l’associazione di settore. La FDA (Food Drug Administration), agenzia di governo per le medicine e il cibo, ha calcolato invece un costo inferiore, "solo" 1.100 dollari per i circa 278.600 esercizi che dovranno rispettare il nuovo diktat. Un quarto di essi sono pure pizzerie, gli altri sono locali che offrono non solo pizza. Ma a pagare tutto in ultima analisi saranno i cittadini: come contribuenti per i costi del personale della FDA che ha speso tempo e cancelleria per implementare l’ennesima “regola”, e come clienti perché i costi della “trasparenza” saranno scaricati sul listino prezzi.

di Glauco Maggi
twitter @glaucomaggi

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