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Complimenti per la trasmissione

La pensionata Annarella, Pasquino incompiuto

La strana parabola di un'opinionista della strada

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Annarella

Non sempre - dicevano gli antichi- la civetta di Minerva vola al crepuscolo; non sempre l’età porta saggezza.
Vorrei spiegarlo al collega Domenico Affinito che su Corriere.tv ha ceduto alla tentazione d’intervistare sulla crisi -politica, economica, globale - Annarella. Annarella  85 anni, politicamente schierata un tantino a sinistra, è una pensionata a 213 euro al mese che da un annetto bascula tra Montecitorio e Palazzo Madama alla ricerca d’una telecamera e col vezzo d’un Pasquino in crisi d’identità. La signora Annarella -una scoperta di Beppe Cruciani alla Zanzara- è la salvezza dei cronisti parlamentari. Quando le notizie latitano e le riforme fanno melina, con la scusa di «sentire l’uomo della strada» i colleghi in urgenza di pezzo le piazzano un microfono alla gola. E Annarella si produce in colorate analisi politiche, non prive di un certo truce fascino. Di solito il bersaglio è Berlusconi: «Berlusconi se deve levà dalla faccia della Tera, sto zozzone; lo vorrei vedè cor cappio al collo. Ce l’avevo a casa, er cappio lo volevo portà stamattina, ma poi me sò dimenticata...» (ha ripetuto al Corriere). Ma ne ha avute anche per Grillo alle elezioni: «Grillini e cavallette l'hanno pijata inter culo. I grillini hanno vinto a Pomezia. Sticazzi». O per i minori, tipo Santanchè che «c’ha le labbre che so’ du pagnotte di pane casareccio». O per le riforme istituzionali: «Da un mese je sto’ a dì ar Pd, cambiate la legge elettoarale, sennò diventiamo tutti fascisti». E non voglio immaginare come al Pd abbiamo accolto la raccomandazione.
 Di prim’acchitto Annarella, gracile, gesticolante, allegramente volgare come Er Monnezza nei poliziotteschi anni 70, produceva l’effetto-simpatia. Poi, però, entrata nel giro delle televisioni e sempre più interpellata in funzione oracolare (la usava molto la tv del Fatto Quotidiano), ha cominciato a sbracare. E il vilipendio s’è trasformato da strumento semantico in prepotenza. Per dire. Sul Fatto tv, mentre pontificava, le s’è affiancata, sommessamente, una coetanea per criticarla; Annarella l’ha sfanculata dandola della «vecchiaccia malefica». E a chi, offeso minaccia di denunciarla, urla:  «E fallo, c’ho 85 anni, che me fai?». É diventata, antropologicamente, l’archetipo di ciò che voleva combattere

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