Cerca

Complimenti per la trasmissione

La pensionata Annarella, Pasquino incompiuto

La strana parabola di un'opinionista della strada

0
Annarella

Non sempre - dicevano gli antichi- la civetta di Minerva vola al crepuscolo; non sempre l’età porta saggezza.
Vorrei spiegarlo al collega Domenico Affinito che su Corriere.tv ha ceduto alla tentazione d’intervistare sulla crisi -politica, economica, globale - Annarella. Annarella  85 anni, politicamente schierata un tantino a sinistra, è una pensionata a 213 euro al mese che da un annetto bascula tra Montecitorio e Palazzo Madama alla ricerca d’una telecamera e col vezzo d’un Pasquino in crisi d’identità. La signora Annarella -una scoperta di Beppe Cruciani alla Zanzara- è la salvezza dei cronisti parlamentari. Quando le notizie latitano e le riforme fanno melina, con la scusa di «sentire l’uomo della strada» i colleghi in urgenza di pezzo le piazzano un microfono alla gola. E Annarella si produce in colorate analisi politiche, non prive di un certo truce fascino. Di solito il bersaglio è Berlusconi: «Berlusconi se deve levà dalla faccia della Tera, sto zozzone; lo vorrei vedè cor cappio al collo. Ce l’avevo a casa, er cappio lo volevo portà stamattina, ma poi me sò dimenticata...» (ha ripetuto al Corriere). Ma ne ha avute anche per Grillo alle elezioni: «Grillini e cavallette l'hanno pijata inter culo. I grillini hanno vinto a Pomezia. Sticazzi». O per i minori, tipo Santanchè che «c’ha le labbre che so’ du pagnotte di pane casareccio». O per le riforme istituzionali: «Da un mese je sto’ a dì ar Pd, cambiate la legge elettoarale, sennò diventiamo tutti fascisti». E non voglio immaginare come al Pd abbiamo accolto la raccomandazione.
 Di prim’acchitto Annarella, gracile, gesticolante, allegramente volgare come Er Monnezza nei poliziotteschi anni 70, produceva l’effetto-simpatia. Poi, però, entrata nel giro delle televisioni e sempre più interpellata in funzione oracolare (la usava molto la tv del Fatto Quotidiano), ha cominciato a sbracare. E il vilipendio s’è trasformato da strumento semantico in prepotenza. Per dire. Sul Fatto tv, mentre pontificava, le s’è affiancata, sommessamente, una coetanea per criticarla; Annarella l’ha sfanculata dandola della «vecchiaccia malefica». E a chi, offeso minaccia di denunciarla, urla:  «E fallo, c’ho 85 anni, che me fai?». É diventata, antropologicamente, l’archetipo di ciò che voleva combattere

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

media