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Il caso

Tennesee, i sindacati dell'UAW non "entrano" stabilimento della Volkswagen

Il sindacato americano dell'automobile non riesce a trovare rappresentanza nello stabilimento della casa tedesca: bocciato il referendum

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Tennesee, i sindacati dell'UAW non "entrano" stabilimento della Volkswagen

New York. Il sindacato americano dell’auto UAW (United Auto Workers) ha sofferto una bruciante sconfitta nello stabilimento della Volkswagen di Chattanooga, in Tennesse, dove ha organizzato le elezioni interne tra i circa 1500 lavoratori, per ottenere il riconoscimento legale a rappresentarli nelle trattative con l’azienda. I no all’ingresso del sindacato sono stati 712, contro i 626 favorevoli. Cio’ che rende il rigetto ancora piu’ significativo e’ il fatto che i militanti della UAW avevano un potente alleato nel sindacato tedesco della Volkswagen, IG Metall, e che lo stesso management dello stabilimento di Chattanooga non si era opposto alla costituzione del sindacato interno, dichiarandosi “neutrale” ma di fatto appoggiando il progetto della UAW di mettere radici fuori dal Michigan, dove le union dominano in tutti gli impianti delle tre Big statunitensi, GM, Ford e Chrysler. Del resto, la “cogestione” e’ alla base dei rapporti tra la Volkswagen e i sindacati in Germania, dove esistono “comitati misti” di manager e di rappresentanti degli operai della IG Metall. Un passo successivo al riconoscimento della UAW a Chattanooga, nei piani della Volkswagen e della IG Metall, era proprio quello di introdurre questo organismo “ibrido” nella conduzione dell’azienda. Ma la maggioranza dei dipendenti della VW in Tennessee non ha pensato ad un futuro “alla tedesca”, bensi’ al presente del Michigan. “Guarda a che cosa e’ successo alle fabbriche di aiuto a Detroit e come sono nei guai”, ha detto l’operaio di linea Mike Jarvis, fuori dei cancelli dopo il voto, al giornalista Steven Greenhouse del New York Times, testata schieratissima nel fronte sindacale.

“Tutti quegli stabilimenti avevano un enorme fattore in comune, l’UAW”. Jarvis, da tre anni alla VW, aveva avuto altre esperienze di lavoro in fabbriche sindacalizzate: ”E se uno guarda a come sono precipitate le iscrizioni ai sindacati “, ha aggiunto spiegando il suo no “cio’ dimostra che stanno facendo un sacco di cose sbagliate”. Un altro dipendente, Mike Burton, attivo tra gli organizzatori del rigetto, ha detto a proposito del sindacato: “Noi non abbiamo bisogno che la UAW ci dia i diritti che abbiamo gia’. Possiamo gia’ parlare con l’azienda se abbiamo qualsiasi problema da risolvere”. 

La UAW sperava di vincere a Chattanooga per creare un precedente da replicare negli altri numerosi stabilimenti aperti dai produttori stranieri negli stati del sud. Ma se non c’e’ riuscita alla Volkswagen, nelle migliori condizioni possibili con la IG Metall a sostegno e lo stesso management simpatetico, sara’ molto dura che ottenga successi altrove. L’esempio negativo della fine di Detroit, con le sue fabbriche sindacalizzate che alla fine hanno lasciato a casa centinaia di migliaia di lavoratori, fornisce argomenti ideologici a favore della liberta’ dei singoli di farsi valere da se’ nei rapporti di lavoro con gli imprenditori.

E’ una liberta’ che si estende ovviamente alla possibilita’ di organizzarsi in un sindacato, che e’ prevista dalla legge federale ma seguendo un processo decisionale democratico. Per istituire una Union sul posto di lavoro, i dipendenti interessati devono raccogliere le firme di almeno il 30% dei colleghi. Cio’ fa scattare, attraverso una richiesta del Board Federale del Lavoro, l’obbligo per il datore di tenere elezioni interne a scrutinio segreto: se il si’ vince con il 51% delle adesioni, nasce una Union che  rappresentera’ tutti, anche coloro che avevano votato no, nelle trattative con l’azienda per la stipula dei contratti periodici per definire paghe e benefici collettivi. Non esiste obbligo di iscrizione in assoluto a una Union, quando e’ costituita, ma chi non vuole essere membro puo’ comunque essere obbligato a pagare una “commissione d’agenzia”, per coprire le spese che il sindacato sostiene per poter operare e trattare con l’azienda: un costo che puo’ essere equivalente o quasi a quello della tessera. Nel Tennessee hanno detto no, e la UAW e’ tornata a Detroit con le pive nel sacco.


di Glauco Maggi 

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