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Complimenti per la trasmissione

La nuova funzione decorativa di Daria Bignardi

Quando la conduttrice si fa sostituire

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La nuova funzione decorativa di Daria Bignardi

Verdone-Cortellesi- Bignardi

Da quando scrive, Daria Bignardi, ama mescolare i piani del suo finto-pop tv a quello letterario. 
L’altra sera, alle Invasioni barbariche -venerdì, La7 prime time-,  ha dimostrato il suo progressivo avvicinamento all’ Oblomov di Gončarov, personaggio dalla pigrizia invincibile. Avvolta in un completino nero, pettinatura scarmigliata, esausta dopo l’intervista con Alessia Marcuzzi (dove si è soprattutto parlato di Alessia che fa il Gf su Canale 5, e delle differenze imprescindibili fra il Gf di Ale e il Gf di Daria; spottone a un programma concorrente …), Daria stava intervistando Paola Cortellesi e Carlo Verdone. Quest’ultimo, timido, solitamente inamovibile da casa sua come Nero Wolfe, era per la prima volta lì ospite, per promuovere un film. D’un tratto Daria, si illumina: “Parlando della grande professionalità di Paola Cortellesi; non so più che chiedere, perché, Paola, non vieni  qui e fai le domande a Carlo al mio posto?”. Interdetta Paola si schermisce: “Però mi aiuti…”. E Daria, nella solita botta d’ego: “No, no fai proprio me, come quando mi imitavi”; e Carlo non ha la minima idea che Paola aveva imitato Daria, e Daria di questo si secca. Comunque, Cortellesi si sposta accanto a Daria e imita Daria che intervista Carlo. E la scena  s’ impregna di comicità surreale. Paola/Daria esplode in domande tipo: “ Come si fa a far ridere la plebe?”, intervallando il dialogo con raffiche di “Ne parliamo dopo”, che è l’intercalare che Daria/Daria usa quando s’annoia ad approfondire e vuole per forza assecondare la preziosa scaletta della sua schiera d’autori. E Verdone infatti ribatte: “Ma qui non s’approfondisce nulla”, e Paola/Daria cerca di spiegarli che il cazzeggio spacciato per dadaismo è la cifra del programma. Daria/Daria ride con gusto rabelaisiano. E bacchetta Paola/Daria solo una volta: “Io non faccio domande che fanno tutti!”. E un secondo dopo, chiede a Carlo “Cosa pensi sia un selfie?” e “Ma ha te piacciono le bellezze della porta accanto o i troioni?...”, che, in effetti non sono domande che fanno tutti.  L’intervista finisce sul clic  a tre di un autoscatto col telefonino. Simpatico vapore acqueo. E la funzione decorativa della Bignardi è inedita, ma pericolosa. Se l’editore Cairo s’avvede che per fare i programmi bastano buoni ospiti senza autori e conduttore, potrebbero venirgli strane idee…
 

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Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...

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