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Complimenti per la trasmissione

La nuova funzione decorativa di Daria Bignardi

Quando la conduttrice si fa sostituire

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
La nuova funzione decorativa di Daria Bignardi

Verdone-Cortellesi- Bignardi

Da quando scrive, Daria Bignardi, ama mescolare i piani del suo finto-pop tv a quello letterario. 
L’altra sera, alle Invasioni barbariche -venerdì, La7 prime time-,  ha dimostrato il suo progressivo avvicinamento all’ Oblomov di Gončarov, personaggio dalla pigrizia invincibile. Avvolta in un completino nero, pettinatura scarmigliata, esausta dopo l’intervista con Alessia Marcuzzi (dove si è soprattutto parlato di Alessia che fa il Gf su Canale 5, e delle differenze imprescindibili fra il Gf di Ale e il Gf di Daria; spottone a un programma concorrente …), Daria stava intervistando Paola Cortellesi e Carlo Verdone. Quest’ultimo, timido, solitamente inamovibile da casa sua come Nero Wolfe, era per la prima volta lì ospite, per promuovere un film. D’un tratto Daria, si illumina: “Parlando della grande professionalità di Paola Cortellesi; non so più che chiedere, perché, Paola, non vieni  qui e fai le domande a Carlo al mio posto?”. Interdetta Paola si schermisce: “Però mi aiuti…”. E Daria, nella solita botta d’ego: “No, no fai proprio me, come quando mi imitavi”; e Carlo non ha la minima idea che Paola aveva imitato Daria, e Daria di questo si secca. Comunque, Cortellesi si sposta accanto a Daria e imita Daria che intervista Carlo. E la scena  s’ impregna di comicità surreale. Paola/Daria esplode in domande tipo: “ Come si fa a far ridere la plebe?”, intervallando il dialogo con raffiche di “Ne parliamo dopo”, che è l’intercalare che Daria/Daria usa quando s’annoia ad approfondire e vuole per forza assecondare la preziosa scaletta della sua schiera d’autori. E Verdone infatti ribatte: “Ma qui non s’approfondisce nulla”, e Paola/Daria cerca di spiegarli che il cazzeggio spacciato per dadaismo è la cifra del programma. Daria/Daria ride con gusto rabelaisiano. E bacchetta Paola/Daria solo una volta: “Io non faccio domande che fanno tutti!”. E un secondo dopo, chiede a Carlo “Cosa pensi sia un selfie?” e “Ma ha te piacciono le bellezze della porta accanto o i troioni?...”, che, in effetti non sono domande che fanno tutti.  L’intervista finisce sul clic  a tre di un autoscatto col telefonino. Simpatico vapore acqueo. E la funzione decorativa della Bignardi è inedita, ma pericolosa. Se l’editore Cairo s’avvede che per fare i programmi bastano buoni ospiti senza autori e conduttore, potrebbero venirgli strane idee…
 

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