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Stato canaglia

Il dramma dei gulag della Nord Corea
Ecco come si muore con Kim Jong-Un

Torture, indrottinamento forzato con ricatto militare. Il rapporto dell'Onu fotografa la drammatica situazione dei campi di prigionia nord-coreani

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Il dramma dei gulag della Nord Corea 
Ecco come si muore con Kim Jong-Un

La Commissione dell'ONU sulla Corea del Nord ha raccolto e analizzato centinaia di testimonianze delle poche vittime scampate, ma anche di tanti quadri di partito che sono fuggiti denunciando crimini  contro l’umanita’, e ha documentato un orrore da Terzo Millennio, impensabile eppure realissimo: tra gli 80mila e i 120 mila cittadini sono ancora detenuti in quattro grandi campi di prigionia, ma dopo che “centinaia di migliaia sono periti nei campi negli ultimi 5 decenni”; “la gente e’ punita se guarda film stranieri e ascolta musica”  e le persecuzioni contro i cristiani sono all’ordine del giorno; il controllo sulla societa’ e’ cosi’ rigido che il governo stabilisce per ognuno il destino lavorativo, e perfino che cosa puo’ mangiare. Il cibo, anzi, e’ l’arma di base per schiavizzare le famiglie: si sa che il dittatore affama il suo popolo, negandogli le razioni che arrivano come aiuti internazionali e trasformando le forniture in cash per le armi e nei vizi lussuosi della sua dinastia rossa.

Il recente Rapporto del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite sui crimini del regime nordcoreano verso il suo stesso popolo non e’ pero’ tanto significativo per cio’ che documenta sulle torture, sui lager, sull’indottrinamento forzato con il ricatto alimentare.  Certo, qui oggi e’ tutto ben provato da osservatori inoppugnabili, e raccapricciante. Ma se una persona di normale coscienza e conoscenza non si era gia’ convinta di quanto disumani siano stati i cinque ultimi decenni della famiglia regnante a Pyongyang era solo perche’ non aveva voluto saperlo. La novita’ vera e’ che, per la prima volta, ad essere citato per nome e’ l’alleato comunista cinese del dittatore Kim Jong-Un, il terzo familiare in linea ereditaria dei “compagni nordcoreani” che hanno sempre trovato protezione a Pechino.

Il panel degli inquirenti ha raccontato urbi et orbi la pratica cinese di reimpatriare gli esuli nordcoreani che attraversano il confine cinese sperando di fuggire, ben sapendo di condannarli al gulag. E cio’ malgrado la Cina sia tenuta a rispettare il Protocollo della Nazioni Unite sui profughi, che vieta esplicitamente di esporre chi scappa alle punizioni del dittatore a cui il fuggiasco ha cercato di sottrarsi. Il giudice australiano a capo della Commissione, Michael Kirby, citando le responsabilita’ di Pechino nel fare da sponda odiosa a Pyongyang, ha finlamente evitato stavolta l’uso del termine “terze parti”, come fino a ieri nelle relazioni dell’ONU venivano indicati i paesi che non garantivano ai profughi i diritti umani previsto dal Protocollo. E’ un passetto in avanti, se non per il destino dei nordcoreani che e’ affidato solo ad un serio cambio di regime che spazzi Kim Jong-Un e la sua cricca, almeno per la consapevolezza in Occidente sulle colpe degli amici comunisti cinesi della comunista Corea del Nord. E’ chiaro che la Cina continuera’ nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a esercitare il suo veto contro qualsiasi misura di vera condanna e isolamento di Pyongyang, come ha sempre fatto anche quando ha sottoscritto qualche sanzione economica. Ma da domani Pechino lo dovra’ fare con la vergogna che il Consiglio dei diritti dell’uomo dell’Onu, di solito scatenato solo a colpire Israele, stavolta ha messo il regime cinese sul banco dell’accusa, a fianco del regime nordcoreano. Diciamo che e’ un progresso nella chiarificazione storica di chi sta dalla parte giusta della storia. Cosa che non turbera’ di certo il PCC, partito comunista cinese, ma fara’ magari venire un po’ di vergogna a chi, in Occidente, tifa ancora per i governi rossi. Troppo comodo limitarsi a condannare Pyongyang, per i nostalgici del comunismo: adesso e’ l’ONU che denuncia Pechino. E non c’e’ solo l’Asia lontana di cui devono vergognarsi i “compagni” nel cuore. C’e’ il Venezuela di Chavez-Maduro,  che e’ vicino alla implosione e ha davanti a se’, oltre all’imperituro amore di Sean Penn, di Michael Moore, e di chissa’ quanti fans italiani, un futuro di sangue, miseria e dittatura se non riesce a cambiare presto regime. E c’e’ l’Ukraina in stato di guerra civile, dilaniata tra il tallone di Putin (post comunista e neo despota di una Russia “imperialistica” e illiberale) e la speranza della liberta’ vera, alla occidentale.

di Glauco Maggi

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