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Complimenti per la trasmissione

Non è Sanremo, ma accanimento senile

La troppo nostalgia di un festival sbagliato

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Non è Sanremo, ma accanimento senile

luci e franca

La vecchiaia - diceva Borges- può essere il tempo della nostra felicità. Ma aggiungeva anche che doveva essere rispettosa dei propri gesti, del proprio corpo, della propria dignità.
Posso, sommessamente, essere impopolare? Posso dire che al di là della «bellezza» di cui è imbevuto il ricordo della grandezza che fu, le immagini delle Kessler che ballano la sigla di Canzonissma del ’69; della pur grande Carrà che rockeggia a settant’anni; o di Franca Valeri che ripropone lo sketch della signora Cecioni all’Ariston; be’, quelle immagini  mi han indotto una sequenza di emozioni contrastanti? Tenerezza per il revival, imbarazzo per le performance, spiazzamento per aver violato la sacralità del ricordo, rabbia per aver ammantato il tutto nell’«effetto nostalgia», grimaldello narrativo tipico di Fazio?
Un conto è richiamare miti della nostra storia televisiva, e omaggiarli con standing ovation; un conto è riproporne dal vivo le performance di gioventù, inevitabilmente macchiate dal peso dell’età. Spiace osservarlo. Ma quando proprio Franca Valeri, 93 anni, elegantissima, ha recitato con coraggio ma ghermita dal Parkinson («Pronto, mammà? So’ a Sanremo. Ah, stai a vede' la fiction de' monache. Ma no. Mica so' venuta a piedi»), mi si stringeva un groppo alla gola. Ma non per lo stesso motivo di Fazio o della Littizzetto a cui il pezzo era dedicato. No. Mentre quelle battute di Franca che un tempo scivolavano perfette e mitragliavano il perbenismo, qui s’inceppavano e si disinnescavano da sole per la malattia, m’è tornato in mente Borges. E -ammettiamolo- il contrappunto della Littizzetto - «l’incontro di Teano» -col riaggiornamento dello sketch-  ha soltanto reso più stridente la scena. Giovane e vecchia, impietosamente. E Valeri (un gigante, la nostra miglior attrice brillante di sempre, basti citare Parigi o cara o Il vedovo) ci è sembrata quasi rimpicciolire.
Purtroppo, o sei Albertazzi e Gassmann -in grado di recitare fino all’ultimo con identica baldanza, pur cambiando i ruoli- o il tempo rende la performance una forma di accanimento senile. Mi rendo conto che gli autori del festival non se ne siano accorti. Ma la nostalgia è materia da trattare con cura...




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Commenti all'articolo

  • amb43

    26 Febbraio 2014 - 08:08

    FRANCA VALERI MI HA FATTO UN Pò PENA, NON SI DOVEVA INVITARE UNA SIGNORA DELLA TV ULTRAOTTANTENNE E MALATA 1

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  • francescospecchia

    22 Febbraio 2014 - 18:06

    Giustissimo

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  • buonavolonta

    22 Febbraio 2014 - 10:10

    è sbagliato ricordare un grande attore un grande sportivo un grande uomo o donna all'apice del successo e poi riproporlo oggi detto brutalmente alla ''fine dei suoi giorni '',inesorabilmente lo si incornicia in un alone di tristezza e commiserazione e ci ricorda in poche parole la nostra condizione umana nella sua brevita esistenziale

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  • sparviero

    21 Febbraio 2014 - 21:09

    non voglio offendere nessuno, ma da tempo hanno fatto il loro tempo. Rischiano di diventare patetiche.

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