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Il programma

Il nuovo manifesto "rosso" di Obama:
tassare i ricchi per spendere di più

L’offensiva della sinistra al governo avra’ la parola d’ordine della “fine dell’austerita’” e del lancio demagogico di una nuova stagione di “tassa & spendi”

Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011). Politica ed economia. Maestri: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

Barack Obama

Barack Obama

E’ il “Manifesto” di Obama per il 2014, destinato a guidare i candidati democratici allo scontro frontale con i repubblicani per le elezioni del prossimo 4 novembre. Il presidente presentera’ il suo budget per il 2105 all’inizio di marzo, ma le anticipazioni fatte uscire in questi giorni dal suo staff ne hanno gia’ chiarito l’indirizzo, e soprattutto il tono. Sara’ l’occasione per indicare i punti salienti della campagna elettorale della sinistra, mascherati per modo di dire sotto un programma economico-legislativo che non ha praticamente alcuna possibilita’ di tradursi in leggi votate dalla maggioranza repubblicana che controlla la Camera. 

L’aspetto piu’ significativo e’ l’abbandono esplicito di ogni tentativo di intesa con il GOP, che pure era sul tavolo delle discussioni dal 2013, quando il presidente disse di voler ridurre i costi della Social Security (l’INPS Usa) attraverso una modifica del calcolo dell’indice del costo della vita su cui si basano gli aumenti annuali degli assegni pensionistici. Non un taglio in assoluto, ma un rallentamento della crescita delle pensioni, che era un segnale minimo della volonta’, cara ai repubblicani, di voler affrontare con serieta’ i problemi  del bilancio federale. 

Il “manifesto” di sinistra di Obama ha gia’ avuto il primo plauso dall’unico senatore socialista del Congresso Usa,  Bernard Sanders del Vermont, che si e’ complimentato calorosamente: “Applaudo il presidente per la sua importante decisione di proteggere la Social Security,” ha detto in un comunicato. “Con la classe media che sta soffrendo e piu’ gente che vive in poverta’ che mai nel passato, non possiamo permetterci di rendere la vita ancora piu’ difficile per gli anziani e per la gente piu’ vulnerabile in America”. Piena soddisfazione per la linea “progressista” e’ venuta anche dal capo dei senatori democratici Harry Reid: “Il budget del presidente Obama sara’ una potente dichiarazione dei principi democratici”. 

L’offensiva della sinistra al governo avra’ la parola d’ordine della “fine dell’austerita’” e del lancio demagogico di una nuova stagione di “tassa & spendi”. Mentre manterra’  la sua vecchia proposta di far pagare di piu’ l’assistenza del Medicare ai pensionati piu’ facoltosi, Barack introdurra’ una iniziativa chiamata pomposamente “di Opportunita’, Crescita e Sicurezza”, finanziata con 56 miliardi per i quali non e’ stata indicata alcuna copertura, e che quindi dovranno essere ripianati prima o poi con le tasse. Nel pacchetto, con una parte di spese per la Difesa, ci sono il progetto per 45 “centri di studio per il manufacturing”, finanziamenti per premiare gli Stati che promuovono misure di efficienza energetica, nuovi programmi pubblici di addestramento professionale e di apprendistato, e un allargamento dei programmi di educazione per gli asili dei bambini che non vanno ancora a scuola. 

Il nuovo clima “espansivo” abbracciato da Obama poggia su un deficit  da 514 miliardi di dollari nel 2014, che l’Ufficio del Budget del  Congresso prevede scendera’ a 478 miliardi l’anno prossimo, prima di risalire pero’ negli anni successivi, quando Obama sara’ scaduto. Ma il Manifesto della sinistra Usa non cerca solo di sfruttare il calo di drammaticita’ nella percezione del deficit e del debito federali, dopo che il parlamento ha votato il rialzo del tetto fino al marzo 2015. Lo scopo vero e’ mettere al centro della discussione i temi della “crescita” in termini demagogici, con la richiesta di fresco welfare pubblico accoppiata alla domanda dell’innalzamento della paga oraria minima da 7,25 a 10,10 dollari, sperando che la gente dimentichi la realta’. Che e’ quella di una disoccupazione ancora troppo alta, e con la prospettiva di 3 milioni di posti che si perderanno proprio per le politiche di Obama: i 2,5 milioni a causa di Obamacare, che e’ l’elefante nella cristalleria di Barack, e i 500mila se dovesse passare la paga minima a 10,10 dollari. 

di Glauco Maggi 

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