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Congresso lombardo, Reguzzoni graffia i maroniani

il congresso di bergamo

Matteo Pandini

Matteo Pandini

Nato a Lecco ma cresciuto a Bergamo, ho lavorato anche per il Giorno, E Polis e altri quotidiani e agenzie varie. Vivo tra Milano e le Orobie. A Libero mi occupo prevalentemente di politica, in particolare di Lega Nord e argomenti simili. Mi vanto di lavorare con Alessandro Giorgiutti e con il grafico Ciro Iafelice. Sono interista-integralista. Stimo moltissimo anche i colleghi del sito Claudio Brigliadori e Andrea Tempestini, sotto la cui dettatura sto scrivendo il mio curriculum per la quinta volta (prima non gli andava bene perché non li avevo citati). Ora posso riavere la mia merendina?
Congresso lombardo, Reguzzoni graffia i maroniani
Eccolo, il graffio di Marco Reguzzoni. L’ex capogruppo leghista alla Camera non si rassegna a una vita politica ai margini, dopo che Roberto Maroni ha chiesto e ottenuto la sua testa sostituendolo col trevigiano Giampaolo Dozzo. Tra una presentazione e l’altra del suo libro “Gente del Nord” (dove ha scatenato polemiche per aver invitato, tra gli altri, Antonio Di Pietro) l’ex presidente della provincia di Varese è intervenuto in vista del congresso nazionale della Lega Lombarda che si terrà a Bergamo i primi tre giorni di giugno. Reguzzoni nega di voler sostituire Giancarlo Giorgetti, anche se in passato ci ha fatto più di un pensierino. Fatto sta che per discutere dell’assise ha rilasciato un’intervista pepata alla Prealpina. «La prima proposta che faccio» chiosa Reguzzoni «è che il segretario nazionale non debba essere un parlamentare o l’amministratore di una realtà di grandi dimensioni. Si tratta di una carica politica troppo importante perché sia gestita da una persona già oberata dagli impegni. Non è possibile che un singolo abbia incombenze tali per cui non riesce a rispondere al telefono anche per due settimane di fila, come è accaduto, figuriamoci a essere presente sul territorio. Quindi la mia non è una richiesta contro nessuno, ma a favore del buon funzionamento della macchina e di una Lega migliore». Un siluro per Giorgetti che «non risponde al telefono per due settimane di fila» e un’idea che metterebbe fuori dai giochi i possibili candidati maroniani come Giacomo Stucchi (bergamasco e deputato) o Matteo Salvini (milanese e parlamentare europeo). Non solo. Con il niet a chi è «amministratore di grandi realtà», Reguzzoni  sembra voler allontanare anche Andrea Gibelli, vicino a Roberto Calderoli e vicegovernatore lombardo che pure non dispiacerebbe al Senatur. L’ex capogruppo alla Camera propone inoltre che «nello statuto si certifichi che in Parlamento nessuno possa svolgere più di due mandati consecutivi, a meno che non si tratti del segretario federale o di figure in deroga indicate soltanto da lui. Non credo sia giusto ci siano persone in carica dal 1996 e di cui pochi, forse, conoscono il nome. Non ho dubbi che entrambe le variazioni che proporrò al congresso otterranno il consenso della base che vuole appunto un movimento dinamico e diverso dagli altri. Dimostriamo di esserlo». E sul suo futuro personale dice che «non ho altro da fare e quindi ho tempo per dedicarmi a queste questioni» anche se «vorrei potermi occupare del territorio e delle piccole imprese, due questioni che credo di conoscere bene. Spero, a questo punto, che cadano certi veti personali su di me che non hanno alcuna ragione di esistere». Insomma. L'esponente del cerchio magico Reguzzoni non fa nomi e lancia proposte, che però rischiano di avere effetti dirompenti sul Carroccio. Anche perché il tetto a due mandati (che la Lega dei primissimi anni aveva già teorizzato) metterebbe fuorigioco molti deputati maroniani. Il clima verso il congresso lombardo inizia davvero a scaldarsi…

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