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i mazziniani

La Radio è di parola e cresce negli ascolti

Radio Rai alla conquista dell'etere

tv cannibale
Enrico Paoli

Enrico Paoli

Toscano di nascita, ma romano di adozione (e vocazione) ha iniziato a "imbrattare" pagine al Tirreno di Livorno, scrivendo di sport e spettacoli, passando poi alla Nazione di Firenze. Prima di approdare al Giornale, (edizione toscana) si è divertito lavorando in radio (una passione che non accenna a diminuire nonostante gli anni). A Libero sono arrivato quasi dieci anni fa, per "colpa" di Feltri, transitando per la cronaca di Roma, che ho guidato sino al 2007. Da allora ad oggi politica e Rai.... quanto basta per non annoiarsi....
La Radio siamo noi

Bruno Socillo e Antonio Preziosi

La radio, oltre ad essere “di parola” come recita  lo spot intelligente e riuscito di RadioRai, cresce e si moltiplica. Ma senza ricevere il giusto riconoscimento. Una televisione sempre più cannibale, divorata dalla politica e ruminata dal pubblico al punto da sputarla con una frequenza sospetta, tale è il costante calo degli ascolti,  fa di tutto per nascondere questo  risultato. E non tanto per accaparrarsi tutta la pubblicità o soldi pubblici, sempre meno, quanto per nascondere il declino inesorabile di questa tv. Eppure la Radio, con la sua straordinaria piacevolezza e discrezione, oltre ad accompagna sempre di più le nostre giornate, è il media destinato a succedere a se stesso. La tecnologia, oltre a giocare a suo favore, la sta portando nel terzo millennio con una ritrovata vitalità, che non deve essere contaminata dall’idea sbagliata delle emittenti private, convinte che il mix video- radio sia vincente. In realtà è mortificante, come lo sono i palinsesti marmellata delle emittenti nazionali, affette da un disperato, e disperante, bisogno di consenso dettato dalle indagini di ascolto e non dalla qualità. Nonostante questo maldestro tentativo di far abortire una mamma incinta, il  65,5% del campione intervistato da Gfk Eurisko, nell’ambito della ricerca RadioMonitor presentata la settimana scorsa, 34 milioni di persone nella giornata tipo accendono la radio, ma si arriva anche a 44 milioni. Numeri importanti per gli investimenti pubblicitari che però continuano ad essere sbilanciati: 5 miliardi investiti in tv contro meno di 600 milioni in radio. Uno sbilanciamento che deve essere assolutamente riequilibrato. “La chiusura di Audiradio ha creato un’assenza di informazioni”, spiega Remo Lucchi, ad di Gfk Eurisko, “Per questo ci è stato chiesto di condurre questa ricerca, un’iniziativa imprenditoriale in accordo con le radio. Ne risulta che la radio è un mezzo straordinario e molto seguito che dovrebbe attirare maggiore attenzione da parte di tutti. La campagna ideale, soprattutto se rivolta ai target centrali ed emergenti della popolazione, affinché possa raggiungere il massimo di efficacia deve utilizzare più mezzi, deve essere multimediale e godere possibilmente di un lancio con la tv, mezzo sempre efficace, ma poi essere sviluppata anche con altri mezzi tipici di questo target. Ciò consentirebbe di fare frequenza, cioè raggiungere più volte il target e ottenere il massimo dell’efficacia. Fra questi altri mezzi, la radio ha certamente una candidatura di eccellenza”. La ricerca RadioMonitor si basa su una doppia metodologia, che integra un già consolidato sistema di rilevazione con una nuova tecnologia. Con un dispositivo portatile chiamato meter (viene portato addosso da chi partecipa alla ricerca), è possibile rilevare passivamente le frequenze di esposizione all’ascolto radiofonico. Un impianto innovativo che pone l’Italia all’avanguardia internazionale. Pochi sono i paesi europei in cui viene adottato il meter per rilevare la radio. I risultati di RadioMonitor sono integrati con quelli dell’altra storica ricerca “Sinottica” di Eurisko, utile per capire in quali contesti sociali e di consumo si inserisce la radio. Non solo numeri, ma anche caratteristiche qualitative delle persone. Condotta in modo confrontabile ogni sei mesi dal lontano 1975, Sinottica conferma che la radio è in grado di raggiungere ogni giorno il 65% degli italiani over 14 anni e l’84% ogni settimana. È l’unico mezzo in grado di accompagnare l’ascoltatore ovunque, tradizionale e innovativo allo stesso tempo. Trae nuova linfa dall’avvento dei moderni device che ne hanno esaltato le caratteristiche di mobilità e duttilità. Nel dettaglio, secondo la ricerca Eurisko, il 64,1% del campione ascolta la radio in macchina, il 41,5% con un apparecchio radiofonico classico, il 7,7% attraverso la televisione, il 3,7% al cellulare e il 3,1 sulla rete. Forte di questi numeri la Radio può, ma soprattutto  deve, rimettere in gioco se stessa, mettendo la televisione di fronte alle proprie responsabilità. Che non sono poche,  a partire dalla manifesta incapacità ripensare il mezzo e i contenuti che trasmette. In questo senso la radio della Rai, diretta da Antonio Preziosi e Bruno Socillo, sta un passo avanti alla tv, pur essendo tre passi indietro, non per sua scelta, quanto a risorse economiche. Perché nella società dell’apparire c’è chi vuole andare in video anche chi dovrebbe stare nell’ombra. Anzi, a fari spenti nella notte. Sarebbe un bel servizio per tutti.

 

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