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Tremenza

Essere Woody Allen

Dio, amore e morte secondo me

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Un frame del documentario

 

Ho visto il documentario su Woody Allen di Robert Weide attualmente nelle sale (poche) e mi sembrava di sentire parlare me stessa. Non sono la reincarnazione di Woody Allen in quanto lui è ancora vivo, ma condivido ogni suo pensiero. “Ero un bambino allegro e felice. Poi a cinque anni mi hanno detto che siamo mortali. Allora tutto è cambiato”. Come dargli torto?

Spiegando il suo film “ La Rosa Purpurea del Cairo”, in cui la protagonista Mia Farrow va continuamente al cinema per sfuggire alla realtà poco soddisfacente che vive, dice: “Ci sono la fantasia e la realtà. E ’ bello credere nelle fantasie, ma ti portano alla follia. Credere nella realtà provoca dolore”. Sottoscrivo.

Parlando di “Nebbie e delitti”, Woody spiega: “Vorrei credere in Dio, sarei molto più felice. Ma non ci riesco”. In comune abbiamo anche un’altra caratteristica, oltre all’infinito amore per New York, il nichilismo e il pessimismo. “Non sono paziente”, dice, “ai miei attori dico: ok, sbrigati, devo vedere la partita a casa”. Anche io non vedo l’ora di finire un articolo, quando l’ho fatto non ne posso più, non sto lì ad abbellirlo sei ore, penso: “Bene,  passiamo ad altro”.

 Qualcuno penserà: Woody è un genio, tu hai una rubrica che si chiama Tremenza. Vero. E allora, citando sempre il genio, concludo con questa sua frase per niente ironica: “L’unico ostacolo tra me e la grandezza sono io”. 

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Alessandra Menzani

Alessandra Menzani

Nata a Piacenza, laureata in Scienze della Comunicazione, è responsabile degli spettacoli di Libero. Tremenza è un blog che può (e deve) scuotere le coscienze. Parla di tv, personaggi, retroscena. Anche su Facebook e su Twitter (@AMenzani).

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