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La frase del giorno

Tre anni dopo, il cagnetto Empy gliela fa pagare: la bugia del "sobrio" Mario Monti

Andrea Tempestini

Andrea Tempestini

Milanese convinto, classe 1986, peregrinazioni giornalistiche tra Milano, Urbino, New York e ancora Milano, a "Libero" da maggio 2010. Prima economia, poi online, dove continuo a scrivere di economia e politica. Il mio sogno frustrato è l'Nba. Adoro Vespe, gatti, negroni e mr. Panofsky. Su Twitter @anTempestini

Monti e il cagnetto Empy

"Per me, che ho evitato ogni spettacolarizzazione, narrativa e story-telling, segnano l'eutanasia della politica che rispetto", Mario Monti, a La Repubblica, 21 dicembre 2015.

Le banche tornano di prepotenza al centro della cronaca e dunque anche Mario Monti trova un nuovo diritto di cittadinanza, almeno sulle pagine dei quotidiani, lui che di banche se ne intende. Si parla di Etruria, salvata dal governo Renzi con i nostri quattrini, e lui ci ricorda la "cospicua eccezione del Monte dei Paschi di Siena", l'unica banca che salvò il governo Monti "senza alcun onere per i contribuenti". Una frase che fa fischiare le orecchie, per la rabbia: il Loden che parla di "alcun onere per i contribuenti" è come, in ipotesi, un Maradona che ti racconta della sua vita "lontana da ogni eccesso". Ma tant'è.

Ma è quando gli ricordano che "eppure nella narrativa odierna lei passa per essere stato subalterno alla Merkel e poco coraggioso in Europa" che il Prof dà il peggio, ricordandoci come "ho evitato ogni spettacolarizzazione, narrativa e story-telling" ed eccetera eccetera. Certo, il tema è tutto tranne che attuale. Già Mario Monti di per sé è distante anni luce dall'attualità. Figurarsi il 2013. Comunque sia, bene passare in rapidissima rassegna qualche fatterello che va a cozzare con l'immagine che il Loden ha dipinto di se stesso.

Si deve tornare alla campagna elettorale del 2013, quella in cui Monti giocò al massacro (sempre di se stesso). I più smaliziati ricorderanno, per esempio, lo spot - da gelare il sangue - in cui "Mario, nonno amorevole", si rotolava per terra giocando con i nipotini. E di Empy, ne vogliamo parlare? Il cagnetto che Daria Bignardi gli consegnò in diretta tv e che Monti si portò a casa, spiegando che lo avrebbe chiamato Empy, da "empatia", poiché lui veniva accusato di suscitarne poca, di empatia? E ancora, alla sua corte assunse mister David Axerold, ex consulente di Barack Obama, story-teller per definizione, l'uomo che cercò di rivitalizzare una campagna elettorale memorabile per la sua insipienza. L'esperto a stelle e strisce suggerì al candidato premier di azzannare - di "spettacolarizzare" il confronto, vien da dire - e così Berlusconi venne apostrofato come "corruttore" (roba che ti aspetti da Beppe Grillo, non da Monti) e la sinistra venne tacciata di "comunismo" (roba che ti aspetti dal Cav, non dal Loden).

Di esempi ce ne sarebbero molti altri, anzi moltissimi. Ma questi bastano a sostenere la tesi: Monti non ha "evitato ogni spettacolarizzazione, narrativa e story-telling". Ci ha provato anche lui, ma ha fallito miseramente.

di Andrea Tempestini
@anTempestini

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Commenti all'articolo

  • al59ma63

    27 Dicembre 2015 - 17:05

    L'unico disonore e' degli studenti della Boccconi squalificati da un losco figuro simile...di lui ormai si sa tutto...Bilderberg docet!

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