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Il pallone di Luciano

Lippi in Cina, Capello a Londra: viva la panchina made in Italy

E intanto Abete s'incarta sullo scudetto 2006 e Calciopoli

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Lippi in Cina, Capello a Londra: viva la panchina made in Italy

 

Nella sua crociata contro la terza stella, Abete si confonde un po’. Succede durante “Stadio Sprint” quando gli vengono ricordate le parole di uno juventino doc, lo scrittore Sandro Veronesi: «La Juve dovrebbe rinunciare alla stella solo se l’Inter ammettesse che lo scudetto 2006 è immeritato». 

Abete s’incarta, il tema lo agita: «Esiste una giustizia sportiva che ha preso delle decisioni che vanno rispettate». Ohibò, e qual è questa giustizia? Non è stato forse l’ex interista Guido Rossi a regalarglielo senza nemmeno una delibera specifica (cosa che - Figc dixit - non permette di fare retromarcia dopo il ridicolo balletto delle incompetenze)? Abete poi sfrutta i complimenti di Blatter a Andrea Agnelli giocando sul «28» artatamente ripetuto. Ma che cosa ci si poteva aspettare dal presidente della Fifa che a suo tempo stoppò l’accesso della Juve ai tribunali extrasportivi anche grazie a Montezemolo (lo smascherò lo stesso Blatter ringraziandolo pubblicamente)? Il presidente della Ferrari ora ha cambiato parere: «Gli scudetti sono quelli vinti sul campo». E ha aggiunto che «la terza stella va messa». 

Ma sul tema ci sarà ancora battaglia. Ad esempio, la «Gazzetta» (tanto per cambiare) è partita lancia in resta contro la Lega Calcio che - sul comunicato relativo alla cerimonia dello scudetto - aveva confermato la propria partecipazione senza ricordare il numero dei tricolori, come fatto in passato. Abete non può usare due pesi e due misure: non può vestirsi di incompetenza quando si tratta di revocare lo scudetto all’Inter - nonostante la relazione di Palazzi che nega i presupposti etici di quel “grazioso dono” - e rimettersi l’abito della “competenza” sulla questione della terza stella. Un po’ di coerenza, almeno da parte delle istituzioni, non guasterebbe. Ma c’è di più.

La Lega si trincera dietro le sentenze, ma dimentica che già la Corte Federale aveva escluso l’alterazione anche di una sola gara (affermazione ribadita dalla sentenza penale di primo grado). Di fronte a questa ammissione non si capisce perché qualcuno debba ancora pagare. Mentre non si può che essere d’accordo con Andrea Agnelli che chiede la restituzione dei due scudetti e 444 milioni di danni. Tutta colpa del pateracchio 2006: in pieno linciaggio dei suoi dirigenti, la Juve diede una mano ai persecutori. Arrivarono sentenze già scritte su reati inventati in toto - risibili già nella loro denominazione («strutturali») e basati sul sentimento popolare (!) - piuttosto che su norme violate. Abete faccia uno sforzo di dignità e approfondisca la materia. Informi anche quel  Blatter che “dimenticò” di premiare la nostra Nazionale campione del mondo.

Tornando sul campo, le scene di trionfo durante Juve-Atalanta si sono frammiste  alla giornata speciale di Del Piero: giro di campo a partita ancora in corso, gioia e lacrime. Andrea Agnelli lo ha esaltato: «Il nostro capitano per sempre». Addii con lacrime anche a Milano, dove hanno lasciato in tanti. La lotta per il terzo posto è stata vinta dall’Udinese, ma il rush finale ha travolto Guidolin che - come Guardiola - chiede riposo. In coda si salva il Genoa, va in B il Lecce, ma a Cosmi va comunque l’onore delle armi. 

Parte per una nuova avventura invece Marcello Lippi che se ne va in Cina con Ciro Pezzotti (preparatore azzurro ai tempi del Mondiale) e un contratto di tre anni. Scopriremo presto se avrà successo (come Spalletti, al secondo titolo in Russia con lo Zenit) o no (come Ancelotti, destinato al secondo posto in Francia). Non potrà fallire invece Fabio Capello in Inghilterra, ormai regno degli italiani dopo la memorabile vittoria di Mancini in Premier. Per Capello è pronta la panchina del Chelsea al posto di Roberto Di Matteo.

di Luciano Moggi

 

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Commenti all'articolo

  • D.P.F.

    19 Maggio 2012 - 07:07

    E se mandassimo M. Monti ad Atene, a Kampala oppure Ho Chi Min city o Managua, ovunque pur di levarselo di torno ?

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Luciano Moggi

Luciano Moggi

Luciano Moggi nasce il 10 luglio 1937 a Monticiano, in provincia di Siena. Manager e dirigente sportivo del mondo del calcio, è noto al grande pubblico per aver ricoperto dal 1994 al 2006 la carica di Direttore Generale della Juventus. Attualmente è collaboratore del quotidiano Libero

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