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Rossoneri americani

La famiglia Ricketts mette le mani sul Milan? Ecco chi sono e perché i tifosi dovrebbero esultare

25 Giugno 2018

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La famiglia Ricketts mette le mani sul Milan? Ecco chi sono e perché i tifosi dovrebbero esultare

La partita che si sta giocando sulla sorte del Milan ha sorprendenti risvolti politici, oltre che finanziari. Chiudere la parentesi della proprietà del misterioso (eufemismo) presidente cinese Li significa lasciarsi alle spalle una situazione finanziaria comunque incerta e potenzialmente disastrosa per il marchio del Diavolo. “La Cina è vicina”, aveva titolato nel 1967 Marco Bellocchio il suo film sulla infatuazione maoista di un seminarista 17enne di famiglia aristocratica. Oltre mezzo secolo dopo, però, la Cina resta lontanissima, dal punto di vista della democrazia reale, perché il suo “capitalismo comunista”, o “comunismo capitalista”, è un regime in cui il partito di Mao è di fatto sempre l’ultimo titolare di ogni decisione. E tanto più ora che ha un presidente maoista a vita, Xi.

Se la pista cinese era apparsa attraente ai tifosi del Milan agli inizi delle trattative di vendita di Silvio Berlusconi, era proprio perché le cordate di pretendenti dall’est avevano legami più o meno stretti con le banche di Pechino, e le chiavi delle banche di Pechino le ha il comitato centrale del PCC. I tifosi, si sa, hanno un metro di giudizio su chi sono i padroni della squadra del cuore che misura solo il portafoglio societario e la capacità di spendere per avere i campioni sognati. Ovvia dunque la delusione, e la rabbia, per l’incursione nell’ AC Milan - attraverso le maglie del “liberismo cinese con la tessera” che pure ha prodotto una oligarchia arraffona e ammanicata di colossi veri (Alibaba, Tencent e Xiaomi, per esempio) - dell’attuale presidente Li, figura misera finita nei guai in patria per i conti in rosso della sua società.

La sua storia è al capolinea, un’altra se ne sta aprendo. E il ribaltone potrebbe essere clamoroso. Uno dei due contendenti alla proprietà del club che ha vinto 7 coppe dei campioni, e' la famiglia Ricketts, assistita dalla Morgan Stanley nella trattativa con Li. Il secondo aspirante è un imprenditore nato in Italia ma naturalizzato americano, Rocco Commisso, assistito dalla Goldman Sachs.

Questo derby tra le due maggiori banche d’affari di Wall Street, che rappresentano due potenziali acquirenti a stelle e strisce, è un rinfrancante ritorno del Milan nell’emisfero occidentale. Dopo che già la Roma, il Bologna e il Venezia hanno attratto negli anni scorsi degli investitori statunitensi e canadesi nel calcio italiano, la discesa in campo dei Ricketts è un benvenuto segno di ottimismo imprenditoriale USA verso il nostro paese, merce rarissima. Le statistiche della Camera di Commercio Italo-americana dicono che l’Italia (anno 2015) è il fanalino di coda per gli investimenti USA, al 13esimo posto tra i paesi europei, con un misero 0,2% della torta da 196 miliardi di dollari.

L’ipotesi Ricketts sarebbe un miglioramento strategico epocale per i rossoneri. Nell’ottobre del 2009 la famiglia acquistò il 95% della squadra di baseball dei Chicago Cubs, portandola nel 2016 alla conquista delle World Series, il titolo nazionale che il club non vinceva da 108 anni. Il capostipite dei Ricketts, Joe, è stato il fondatore di una ditta finanziaria di successo, Ameritrade, ed oggi fa il filantropo. Suo figlio, Tom Ricketts, direttore esecutivo di Ameritrade, è il chairman del club di Chicago – e l’aspirante presidente del Milan - e con i suoi tre fratelli, Pete, Laura e Todd, fa parte del consiglio di amministrazione della squadra di baseball. La stessa formula, ossia la creazione di un trust familiare, sarebbe applicata con il Milan, dando quindi ai Ricketts (che Forbes ha inserito nell’elenco delle 400 più facoltose famiglie d’America, al 371esimo posto, con 2,1 miliardi di dollari di ricchezza stimata nel 2017) il controllo congiunto. La famiglia è molto legata, anche se politicamente vi convivono anime diverse. Laura è una dichiarata democratica che ha appoggiato Hillary nel 2016: è membro del Comitato Nazionale Democratico e la prima lesbica dichiarata ad essere comproprietaria di una delle squadre più importanti di baseball. Pete, governatore del Nebraska, è un acceso repubblicano, al pari dei due fratelli, Tom e Todd (Responsabile finanziario del Comitato Nazionale Repubblicano), e del padre Joe, che ha donato un milione alla campagna di Trump nel 2016, dopo aver appoggiato nelle primarie Scott Walker, governatore del Wisconsin. “Abbiamo un sacco di interessanti conversazioni in famiglia per le nostre opinioni divergenti”, ha detto ad Usa Today Tom, che si definisce un centrista moderato del Gop. “Laura è da una parte, ovviamente, Pete e Todd sono dall’altra. Io sono più nel mezzo, ma pendo più a destra che a sinistra. Sperabilmente qualcosa di buono verrà per il paese da queste elezioni”, ha detto il padrone dei Chicago Cubs il 16 novembre 2016, commentando favorevolmente la vittoria di Trump.

Non si sa se vinceranno i Ricketts, ma il salto di qualità dallo stato attuale sarebbe incalcolabile: più soldi, piu' trasparenza, e più competenza (la famiglia ama anche il calcio e aveva pure un piano per allargare la Lega del Soccer USA). E, per i tifosi, nessun imbarazzo per come i Ricketts hanno fatto fortuna: con il Capitalismo democratico, con la C maiuscola e nella libertà.

di Glauco Maggi

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Glauco Maggi

Glauco Maggi

Giornalista a NYC per Libero, autore di Figli&Soldi (2008), Obama Dimezzato (2011), Guadagnare con la crisi (2013), Trump Uno di Noi (2016). Politica ed economia. Autori preferiti: Hayek, M.Friedman, T.Sowell

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