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Penelope

Non c'è pace per Gloria

La fine tragica della professoressa Rosboch e i troppi silenzi di Gabriele e sua madre

5 Marzo 2016

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Vittima e carnefice

A sinistra Gloria Rosboch, a destra Defilippi

La storia della professoressa Gloria Rosboch di Castellamonte mi ha molto turbata. Prima illusa, poi truffata, derubata di 187mila euro, quindi strangolata e buttata via, gettata in un pozzo forse ancora da viva: una fine terribile, violentissima e dolorosissima per gli anziani genitori di questa donna di mezz'età, poco appariscente, che non aveva mai provato l'amore e che a un certo punto aveva perso la testa per un ex allievo poco più che ventenne. Ingenua al punto del masochismo lei, tanto da rimetterci la vita, ma diabolico lui: Gabriele Defilippi, personalità disturbata di un narciso attratto più dagli uomini che dalle donne. Un personaggio abominevole nella sua crudeltà e nella sua incapacità di frenare i peggiori istinti come i progetti di morte. <La prof deve sparire>, avrebbe detto alla fidanzatina rivelando il disegno omicidiario. Peccato che la ragazza non abbia dato peso a quelle frasi, forse Gloria si sarebbe potuta salvare. Ma ancora più inquietante è il ruolo della madre dell'assassino. Infermiera, con un altro figlio minorenne, è possibile che questa donna, dall'aspetto normale, con un lavoro a contatto con pazienti e gente che ha bisogno, non si sia mai accorta delle perversioni e delle atrocità del primogenito, delle stranezze quotidiane, delle menzogne, dello stile di vita borderline, nella tranquilla provincia piemontese dove tutti conoscono tutti, del pericolo che Gabriele poteva comportare per le altre donne? Ora gli avvocati sostengono che Caterina Abbatista, madre di Defilippi, non sapesse nulla dell'assassinio di Gloria, dicono che è una donna <disperata> che in cella chiede sempre del figlio piccolo (il quale, peraltro, ha contribuito a suo modo alle indagini). Non è un po' tardi per fare la figura della madre provata? Dov'era e cosa faceva mentre Gabriele truffava la povera professoressa e poi si sbarazzava del corpo insieme all'amante omosessuale? Gli anziani genitori di Gloria vogliono la verità.         

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Brunella Bolloli

Brunella Bolloli

Alessandrina, vivo a Roma dal 2002. Ho cominciato a scrivere a 15 anni su giornali della mia città e, insieme a un gruppo di compagni di liceo, mi dilettavo di mondo giovanile alla radio. Dopo l'università tra Milano e la Francia e un master in Scienze Internazionali, sono capitata a Libero che aveva un anno di vita e cercava giovani un po' pazzi che volessero diventare giornalisti veri. Era il periodo del G8 di Genova, delle Torri Gemelle, della morte di Montanelli: tantissimo lavoro, ma senza fatica perché quando c'è la passione c'è tutto. Volevo fare l'inviata di Esteri, ma a Roma ho scoperto la cronaca cittadina, poi, soprattutto, la politica. Sul blog di Liberoquotidiano.it parlo delle donne di oggi, senza filtri.

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