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Penelope

Da Giarrusso alla Raggi, il Movimento cambia faccia

La rivoluzione gentile che piace a Di Maio e a Grillo

20 Giugno 2016

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Trionfatrici

Da sinistra Virginia Raggi e Chiara Appendino

Il fattore donna. E che donna. Giovani, carine, telegeniche, mamme, laureate, impegnate. Tacchi alti, perché no? E poi se hanno un bel sorriso e un carattere di ferro anche meglio. Non vogliamo dire banalità o luoghi comuni, ma questo trionfo grillino che ha portato una 37enne avvocato come tanti, Virginia Raggi, a diventare sindaco di Roma, e una semisconosciuta Chiara Appendino alla vittoria contro il navigato Piero Fassino, parte anche da qui. Dal fattore donna che rassicura. Zero vaffa, molti sorrisi, voce ferma e idee chiare: al massimo meglio non dire che parlare a vanvera. E sì, è vero, su molte cose sia la Raggi che la Appendino hanno tralasciato dettagli, omesso di approfondire, risposto come delle brave secchione più che con la pancia. Così misurate e calme da apparire quasi finte, a tratti perfino antipatiche. Ma la strategia, alla fine, è risultata vincente. Poi il tempo dirà se sono state all'altezza del compito oppure no. Di sicuro, le due ragazze improvvisamente al centro del mondo sono il frutto di quella rivoluzione gentile annunciata dal delfino di Grillo, Luigi Di Maio e di cui lui stesso è l'esempio vivente. Un vicepresidente della Camera di neanche 30 anni mai sopra le righe e deputato modello. Molto diverso dai grillini degli inizi, che urlavano insulti e mimavano sputi nell'Aula. Che invocavano le dimissioni di tutti, la galera, la fine peggiore per chiunque non fosse delle loro stesse idee. Ricordate gli insulti sessisti all'indirizzo delle deputate Pd? Gli sfottò contro Berlusconi (io a quello je sputo, disse la Taverna) e il senatore Giarrusso che voleva impiccare Renzi... bé, più dolci la Raggi e la Appendino. Anche se la dolcezza non basta. Servono capacità, lavoro, merito e onestà. Saranno capaci le due fanciulle? Vedremo. 

  

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Brunella Bolloli

Brunella Bolloli

Alessandrina, vivo a Roma dal 2002. Ho cominciato a scrivere a 15 anni su giornali della mia città e, insieme a un gruppo di compagni di liceo, mi dilettavo di mondo giovanile alla radio. Dopo l'università tra Milano e la Francia e un master in Scienze Internazionali, sono capitata a Libero che aveva un anno di vita e cercava giovani un po' pazzi che volessero diventare giornalisti veri. Era il periodo del G8 di Genova, delle Torri Gemelle, della morte di Montanelli: tantissimo lavoro, ma senza fatica perché quando c'è la passione c'è tutto. Volevo fare l'inviata di Esteri, ma a Roma ho scoperto la cronaca cittadina, poi, soprattutto, la politica. Sul blog di Liberoquotidiano.it parlo delle donne di oggi, senza filtri.

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