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Penelope

Je suis Catherine Deneuve contro #Metoo

La questione molestie si allarga e la francese è fuori dal coro

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Bellezza senza tempo

La Deneuve è stata compagna di Mastroianni

L'America si veste di nero per dire no alle molestie, la Francia risponde con un rosso passione e con il volto di un'attrice, ex sex symbol, oggi nonna felice, che manda a dire alle colleghe più giovani: ragazze, facciamoci ancora corteggiare! Un conto è uno stupro, sempre da denunciare, un altro sono le avances. Catherine Deneuve ha scritto su Le Monde un appello pubblico, insieme ad altre attrici e intellettuali, un documento contro il nuovo puritanesimo che dagli Stati Uniti, dopo il caso Weinstein (a proposito, ieri l'hanno menato in Arizona) si sta diffondendo in Europa. Un attacco alle signore e signorine riunite sotto la sigla #Metoo (che significa anch'io. Sottinteso: sono stata molestata), che vorrebbero al rogo tutti i maschi perché in quanto tali sono per natura un po' provoloni e abusano del loro ruolo di potere, a meno che non si tratti di omosessuali e allora nessuna corre pericolo. La Deneuve è donna d'altri tempi, ha avuto compagni affascinanti come Marcello Matroianni e Roger Vadim, sa cosa significa essere corteggiata, anche con insistenza, e non teme il maschio, a patto che non sia un violento, certo. Ora pensare che perfino lo sfioramento di un ginocchio è equiparabile a una molestia sessuale da denunciare alla polizia sta diventando un po' esagerato, è il pensiero della protagonista di Bella di Giorno, a cui hanno subito risposte sdegnate Asia Argento e le altre incavolate nere con gli uomini: <Lei e le altre firmatarie dicono al mondo come la loro misoginia interiorizzata le abbia lobotomizzate sino al punto di non ritorno>. Le più maligne, sui social, hanno ironizzato sul fatto che <a 75 anni suonati, la Deneuve non vede l'ora di essere importunata>, e insomma il manifesto francese sta scatenando un putiferio tra favorevoli e contrarie mentre il nostro "Se non ora quando", nato per mettere insieme gli antiberlusconiani, è sempre più nel dimenticatoio. Quello che ritorna, invece, è il celebre claim che faceva da sfondo a una pubblicità di automobili: <Je suis Catherine Deneuve>, diceva lei. Chissà che non diventi il nome di un movimento politico di donne libere che non odiano a prescindere, ma si fanno rispettare senza strumentalizzazioni.    

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Brunella Bolloli

Brunella Bolloli

Alessandrina, vivo a Roma dal 2002. Ho cominciato a scrivere a 15 anni su giornali della mia città e, insieme a un gruppo di compagni di liceo, mi dilettavo di mondo giovanile alla radio. Dopo l'università tra Milano e la Francia e un master in Scienze Internazionali, sono capitata a Libero che aveva un anno di vita e cercava giovani un po' pazzi che volessero diventare giornalisti veri. Era il periodo del G8 di Genova, delle Torri Gemelle, della morte di Montanelli: tantissimo lavoro, ma senza fatica perché quando c'è la passione c'è tutto. Volevo fare l'inviata di Esteri, ma a Roma ho scoperto la cronaca cittadina, poi, soprattutto, la politica. Sul blog di Liberoquotidiano.it parlo delle donne di oggi, senza filtri.

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