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Mentana, Il divo e il buon cineforum de La7

Andreotti e il potere a La7

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Mentana, Il divo e il buon cineforum de La7

L’avvocato Umberto Ambrosoli, barba biblica e eloquio aguzzo, è una persona perbene.
Quando Enrico Mentana nel dibattito che ornava la serata- evento speciale per “Il Divo” (La7) gli ha chiesto, delicatamente, del ruolo attivo avuto dalla cricca Sindona e da Giulio Andreotti nell’omicidio del padre Giorgio (Andreotti si lasciò scappare “…se l’era cercata”), Ambrosoli non ha fatto un plissè . E ha risposto semplicemente: “Questa  è un’occasione meravigliosa per riflettere sul concetto di responsabilità degli incarichi pubblici. Non ci ha portato chiarezza sul passato né responsabilità sul presente…”. Punto. Così, declinando la prevalenza del senso di sopravvivenza sul senso dello Stato che dall’assassinio del padre –galantuomo- ogni funzionario pubblico è costretto ad avere, l’avvocato ha innescato un dibattito fatto di dignità e orgoglio patrio. Certo, l’idea del cineforum serale in seconda serata, retto da Mentana (che di cinema poco capisce)  ha l’appeal di un documentario sulla sirena del Borneo. “No, il dibattito, no…”, ci veniva da urlare nel ricordo di antiche serate nei cinemetti off, coi compagni che brandivano le critiche bolsceviche di Guido Aristarco come una clava.
Però se “Il Divo” di Sorrentino –girato alla Tarantino- fa  il 6,26% di share e il dibattito seguente il 5,13%, bè, questo dimostra che una formula vecchia come il cucco già sperimentata in Rai dal mitico Claudio G. Fava negli anni 70 non è così peregrina. Certo, la serata l’ha vinta Paperissima. Ma a La7 stanno dimostrando quel che predichiamo da anni: esiste un pubblico timido all’ombra dei reality e dei talk gridati che, vorace di qualità, espia il proprio quotidiano guardando Marco Paolini; che s’intrippa per la prosopopea di Saviano; che s’incolla al teatro giornalistico di Piroso e alle inchieste senza speranza di Iacona e Gabanelli. Non è un male. Certo, l’altra sera Mentana parlava di “potere politico e poteri forti”, con l’ospite Mieli che rimpiangeva la supremazia di Cuccia e Agnelli e con Gad Lerner che vaporosamente accostava l’andreottismo al berlusconismo, Cosentino nei panni di Salvo Lima e Verdini in quelli dello Squalo Sbardella. E si  gigioneggiava coi sui soliti ospiti sui soliti temi, in una liturgia –il “Chicco Mentana Show”- ormai collaudata in corredi diversi su diverse fasce di palinsesto. Ma una tv rivolta alla testa della gente più che al suo stomaco o al bassoventre può trovare spazio.

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