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Mitico Paolo Ferrari, dal palco al retropalco col fustino

Complimenti per il Festival

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Mitico Paolo Ferrari, dal palco al retropalco col fustino
C’è un sito satirico “Sanremo Chiuso” (collegato spudoratamente a RadioMonteCarlo) ideato da Costantino Della Gherardesca, che progetta la deflagrazione del Festival come nel film “V per vendetta”.

Sono giorni che Della Gherardesca sogna di infilarsi all’Ariston con la maschera di Guy Fawkes -l’uomo che voleva far saltare il Parlamento inglese- imbottito di tritolo; e di farsi esplodere in un rogo purificatore. Poi magari non lo farà, ma, intanto la sua figura corpulenta risalta quel che è, da sempre, nella luce tagliata di Sanremo: il caratterista. Sanremo è un’immensa commedia all’italiana. Meglio: è un affollato parcheggio d’anime; e i caratteristi sono quelli a cui lasci le chiavi della macchina col patema di non ritrovarla più. Caratterista era Cavallo Pazzo, e tutti gli incursori del palco. Caratteristi sono gli inviati pittoreschi nel retropalco -alla Malgioglio, diciamo-Caratteristi sono i personaggi degli spot (costosissimi: più di 5mila euro al secondo) che affollano le serate. Quest’anno -l’hanno notato in pochi- nella saga notturna marchiata dal fustino Dash, è riapparsa una figura leggendaria. Paolo Ferrari. Ferrari, classe ’29, è un mito discreto del nostro teatro. Molti ne associano la loquela spigliata e il portamento d’altri tempi ai primi spot anni ’70 in cui cercava disperatamente di convincere le casalinghe a cambiare il proprio fustino Dash con due di una marca diversa. Allo stesso prezzo. Ovviamente, nel mondo reale, per chiunque quello scambio sarebbe stato istantaneo. Invece, Ferrari si beccava puntuali dinieghi e fustinate nei denti da parte di massaie impazzite. Durò così, in modo frustrante, per dieci anni; finchè, spossato, Ferrari passò il testimone prima a Fabio Fazio, e poi a Fabio De Luigi.

Eppure l’uomo -che debuttò nell’Eiar fascista- fu un grande attore, specie di teatro. Al cinema doppiò Biogart, David Niven e Trintignant nel Sorpasso. In tv contribuì al successo del “Giornalino di Gian Burrasca” e del “Nero Wolfe” di Tino Buazzelli dove interpretava il poliziotto Archie Goodwin. Fu, soprattutto, nel ’60, accanto alla mitica Enza Sampò, proprio conduttore rivoluzionario del Festival di Sanremo. E ogni sera Ferrari, il Mameli dell’Ariston, è nella stessa forma smagliante di allora...

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