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Centocinquanta e l'audience non canta

il flop dell'Unitaà d'Italia in tv

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Centocinquanta e l'audience non canta
“Centocinquanta”, il programma di Raiuno sprofonda tra i flop come Garibaldi nelle paludi della Romagna.
Se verrà  interrotto prima e tagliato di tre puntate; se dall’Unità d’Italia nasce la disunità dell’audience (3, 3 milioni di spettatori, un tragico 12.70% di share da punte del 34%), con i conduttori feriti molto più che a un gamba -come dice la canzone-, be’ vari sono i motivi. Il primo attiene ai dioscuri in smoking. Pippo Baudo e Bruno Vespa non solo non si sono amati; sono entrambi Gemelli narcisi; e ognuno dei due ha assegnato a sè stesso il ruolo di Garibaldi e all’altro quello di Nino Bixio. Le sgomitate nei reciproci sterni si notano.
Secondo motivo: dopo l’insufflata d’un sani aneliti patriottici negli spettatori, quest’abbuffata di celebrazioni sta sfribrando gl’italiani volenterosi fino all’orchite. Va bene che la bandiera tricolore è sempre stata la più bella. Ma vedercela garrire perfino sulle tette di Belen, argentina arruolata nei panni  della brasiliana Ana Maria Ribeiro da Silva detta Anita, giusto a fare la salvatrice della patria catodica; be’, onestamente  spiazza. Qualcuno spieghi ai ragazzi irresistibili della tv che Belen non porta nè toglie ascolti; e se c’è un nome ormai logorato dalle cronache, è il suo. Specie se accostato alla valangata di ospiti illustri del programma come Loren, Napolitano, Albertazzi. Terzo motivo del crollo: l’incapacità di gestire il cocktail di divulgazione storica e intrattenimento. Se discetti delle gesta di D’Annunzio, Marinetti, Ungaretti e ti compare Cristina Chiabotto, forse qualcosa nella narrazione stride. Certo, nel calderone, alcune chicche che odorano di sperimentazione ci sono state, tipo Cristicchi sulla campagna di Russia o la revisione in diretta del fascismo, non più così cattivo alla presenza d’insospettabili come Oliva e Tranfaglia. E lì si leggeva la soddisfazione nello sguardo di Vespa, figlio segreto del Duce secondo la leggenda .
Però, a conti fatti, trattasi d’un omaggio troppo diluito nel tempo. Bastava un evento unico, considerando il programma denso di celebrazioni della Rai Storia di Minoli. Paradossalmente Raiuno ha reso un servizio migliore alla patria trasmettendo il teatro di “Filumena Marturano”, boom d’ascolti. Centocinquanta ha fatto bum, e basta...

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Commenti all'articolo

  • uycas

    08 Aprile 2011 - 09:09

    E' diventato noioso, sconclusionato e soprattutto mi devono spiegare ancora cosa c'entrano quei cantanti è ballerini che stravolgono le canzoni dei tempi passati, soprattutto perché devono ridare vita a personaggi ormai passati a miglior vita che solo il loro nome parla da solo? Francé ti ricordi la storia della Tv di Frajese del 1984 e della Shampò (sampò) degli anni 90?

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  • ereilavac

    06 Aprile 2011 - 09:09

    Di questi tempi, ci vuole qualcosa di più per festeggiare 150 anni di questa Italia cosi' lunga e stretta. Come non si impone la democrazia, cosi' non si può imporre un'unità di patria che non si ama, non si conosce, divisa peggio di un puzzle. L'età dei comuni non è ancora finita, aldilà delle parole, vuote ma patriottiche, ognuno guarda al suo orticello, non c'è molto filo spinato che circonda i paesi solo perchè costa troppo e non è elegante. Vespa e Baudo dovrebbero essere i paladini i portabandiera di questa Italia unita? Bo! L' EX Ciampi ha sprecato molto tempo e soldi con la bandierina in mano, ma i risultati li abbiamo visti! Ci fosse uno che conosce l'inno nazionale e che lo capisca anche. E mi chiedo, come mai nessun benpensante sinistroide si oppone fermamente a quell'inno in cui Dio è chiamato in causa, la Russia è stragista, i Balilla eroi ! Mi pare che ci siano tutti i presupposti per un processo. D'altronde ora è di moda c'è chi vuole processare Maometto...

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  • allanemadapalla

    04 Aprile 2011 - 19:07

    La vera storia del "ferimento" è che l' "eroe" andò nottempo con un masnada dei suoi per masserie, sulle falde dell'Aspromonte, a razziare bestiame e formmaggi. Un massaro sparò nel buio a palle di piccolo calibro...

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