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Plastik, l'estetica dell'orrore

il nuovo programma su italiauno

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Plastik, l'estetica dell'orrore
La bellezza può trafiggere come un dolore”, scriveva Thomas Mann. I colti di Italiauno con “Plastik- Ultrabellezza”, programma sulla chirurgia estetica, l’hanno preso troppo alla lettera.

Perchè è davvero doloroso -e ancorchè raro- visionare in prima serata su una rete generalista, una trasmissione che metta democraticamente d’accordo sulla propria inclinazione all’orrore sia la critica che il pubblico (poco più di un milione 500mila telespettatori, share 7, 5%). Plastik sta diventando un caso per aver mostrato la storia di Lakshmi, un’indianina di otto anni operata da trentacinque chirurghi, nata con quattro gambe e quattro braccia, considerata in paese la reincarnazione della dea Vishnu; e disprezzata a seguito dell’operazione, dai suoi concittadini. Roba che già si fatica a digerire in un freak show deputato alla deformità come lo Show dei record, figurarsi in un contesto che dovrebbe carezzare argomenti delicati come la medicina e la psicologia nell’inadeguatezza sociale. Purtroppo il caso suddetto è forse anche l’esprit migliore del programma.

Plastik, tanto per essere delicati, è un prodotto di rara efferatezza. Ma non  tanto per i servizi sull’ “uomo felino” di San Diego, un tizio che si è sottoposto a 12 interventi per somigliare a Romeo degli Aristogatti; o per quelli sulle rinoplastiche e i tagliuzzamenti di orecchie a sventola di commesse insicure di sè; o per quelli sul “Botux Party”, una divertita pratica illegale in cui un chirurgo francese impotatato arriva in limousine e somministra botulino e acido ialuronico a miliardari rincoglioniti come in un film di Scorsese. No, il fastidio è nella sciatteria del contesto, nella confezione del programma affidata a Elena Santarelli, bellissima, vestita come una Barbie in una “casa di bambole” (non esattamente Ibsen...) ma involuta professionalmente dall’esperienza, seppur gassosa, di Kalispera. Quando la Santarelli afferma: «Tutti vorrebbero avere un bel vestito, una bella casa e perché no un bel marito. Per definire una brava persona diciamo che quella persona è bella, per definire una vacanza fantastica diciamo bella vacanza, i vecchi ricordi di un tempo diventano bei ricordi. Quindi, di fronte a un mondo di plastica e alla casa delle bambole. cosa ci viene in mente?», be’, ci viene in mente di bruciarlo, quel mondo e con esso, metaforicamente, i suoi autori.

Plastik è un gorgo senza fondo di insensatezza. E non ha neppure la scusante della sperimentazione. Quando nel 2004, sempre Italiauno propose “Bisturi” i conduttori Irene Pivetti e Platinette, tentarono di ammantarne la crudezza con le tematiche di successo della serie “Nip/Tuck”. Lì c’era già di tutto. Pallavoliste che si facevano piallare il naso; casalinghe che per compiacere le figlie si farcivano di silicone; un tripudio di angosce, di toraci flaccidi, di anestesie in soggettiva, di sacche ghiandolari e camici bianchi come le pagine di una realtà nullificata. Fu brutta televisione allora. Non si capisce la necessità di replicare oggi, se non per pubblicizzare l’inesausta attività di quei tre-quattro chirurghi estetici dai nomi impossibili (Franz Baruffaldi Preis: ma è vero?) e presentati graficamente come eroi dei polizieschi anni 70. Ciòdetto, proprio non capiamo la ciclotimia di Italiauno. Dev’esserci a Cologno un sosia del direttore Luca Tiraboschi che fa i palinsesti mentre quello vero è in palestra. Non è possibile riuscire ad alternare con tale indifferenza Gli invincibili e Fenomenal, Le Iene e Mistero, Chiambretti Night e il Saturday Night Live (italiano). A pensarci bene le stesse mirabolanti imprese della rete potrebbero diventare un format...

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Commenti all'articolo

  • sberber

    03 Maggio 2011 - 20:08

    mi chiedo davvero dove arriveremo... purtroppo la televisione è un mezzo per tenere sotto controllo, manipolare la coscienza della massa, e con queste trasmissioni chi non riesce a distaccarsi dal mondo rappresentato ne subisce inevitabilmente l'influenza. il nuovo reality della stessa rete, "human take control" è un calcio ai neuroni: l'idea stessa di rendere un essere vivente un oggetto è un abominio; in più, il fatto che esistano videogiochi dalla stessa trama, in cui bisogna controllare degli uomini virtuali (il celebre "the sims" è un esempio) dovrebbe far meditare. è possibile paragonare un uomo ad una sequenza di bit? svalutare così tanto la specie che domina il nostro pianeta? dove arriveremo? lasciamo che la televisione bombardi le coscienze degli italiani, e lo scopriremo.

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  • stefanopiero

    22 Aprile 2011 - 16:04

    Sono abbastanza nauseato da queste trasmissioni che ogni tanto sono costretto a seguire perchè le pazienti immancabilmente chiedono di quello che hanno visto (faccio questo tipo di chirurgia). Quello che rispondo sempre è di non tenere conto delle trasmissioni perchè sono fatte per stupire e non per informare. Quando va bene, perchè a volte creano vera e propria disinformazione quando sono fatte da giornalisti che spiegano quello che hanno capito (poco e male). Mi chiedo allora il perchè di tutto questo, a chi giova?

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