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Live, ovvero l'esempio notturno dei cronisti vecchia scuola

I navy Seals su Italiauno

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Live, ovvero l'esempio notturno dei cronisti vecchia scuola

Mister Howard Wasdin è un medico e patriota d'indole gentile.

Ma è pure l'uomo che, in un'intervista vecchia maniera, ha imprigionato nell'occhio della telecamera i segreti dei Navy Seals, i “nuovi eroi”, i cyborg di carne e acciaio immersi in un training al di là dell'umano per far fuori Bin Laden e smacchiare l'onore americano davanti al mondo. Tale operazione adrenalinica che pare estratta da un thriller di Jason Bourne è stata descritta in un pezzo esclusivo, da New York, a firma di Maria Luisa Rossi Hawkins per “Live”, l'approfondimento di Studio Aperto che nell'ultima puntata ha toccato il 14.46% di share realizzando in media il 12.6% su Italiauno. Risultato discreto, specie considerando la programmazione nell'oscurità della terza serata e lo slittamento progressivo in palinsesto dal sabato al lunedì. Live è un buon tentativo di indagine giornalistica che compensa il talora terrificante intrattenimento della rete. A volte, come nella puntata dei delitti irrisolti di cronaca -Amanda, Garlasco, le gemelline Schepp, Yara- può arrivare a sfiorare il voyeurismo indulgendo troppo nei casi che richiederebbero il rispetto della pietas (e lo dice uno che è stato spesso, forse troppo, in tv causa i “grandi fatti di nera”); altre volte ha forza narrativa dirompente -puntata sullo tsunami giapponese- o di cazzeggio d'alta fattura -le nozze di Will& Kate-.

A garanzia del prodotto c'è  Gabriella   Simoni , che vista così sembra una madre premurosa -lo è-, a volte sgarruppata, dall'accento allegramente toscano e l'affanno di portare i figli in orario a scuola. Ma  Gabriella  è anche uno dei migliori inviati della tv. Probabilmente, con Angelo Macchiavello, è il più completo di Mediaset.  Simoni  ha seguito la guerra in Somalia e in Ruanda; è tornata in Iraq, dopo che vi era già stata durante la prima guerra (1991) prigioniera di Saddam. A qualche collega americano ricorda Christiane Amanpour. A noi evoca la struttura esile e fiera di Edna Buchanan, considerata nel saggio “Tredici giornalisti quasi perfetti” (Laterza) “tra le migliore inviate di cronaca mai esistite”. Il suo modo di raccontare è spesso crudo, ma è “la migliore versione della verità possibile”, come diceva Bob Woodward. Per il nostro mestiere esempi come il suo sono boccate d'ossigeno.

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