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Così parlò Celentano

il mollegiato ad Annzoero sul nucleare

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Così parlò Celentano
Lungi dal farne una questione ideologica. L’Annozero antinuclearista ha vinto la serata con inarrivabile drammaturgia, 5,7 milioni e share di 23,66%. Chapeau. Ma non è questo il punto.
Il punto, narrativamente inspiegabile, è l’ennesima presenza di Adriano Celentano elevato a maître à penser politico da Michele Santoro. Al di là di come la si pensi -ogni opinione è rispettabile - Celentano, ad esser onesti, non è né Carlo Rubbia nè Zygmunt Bauman. Non sa di nucleare, né di sociologia; il suo pensiero è sì liquido ma brilla della banalità dei semplici. «É chiaro che se scoppia una centrale nucleare in Francia ci andiamo di mezzo, succede una catastrofe. Ma non è questa una ragione per fare il nucleare anche in Italia. É come dire che se quello lì ruba, rubano tutti, perché non rubiamo anche noi? No, perché dopo la scintilla buona, io parlo della scintilla che fa divampare l’incendio benevolo, l’incendio parte sempre dalla scintilla...», dice Celentano intervistato da Ruotolo. É seduto, ha alle spalle non la solita libreria oleografica ma uno scaffale pieno di faldoni di quelli per la denuncia dei redditi, immagine già di per sè d’una tristezza infinita. La scintilla benevola dovrebbe, in effetti, divampare dal mobilio.
Celentano invita al voto referendario, ma spiazza  per quella sua caratteristica ignoranza sublimata che lo spinge ad impartite lezioni sulle “tegole solari” proprio a quel Chicco Testa che le tegole le vende. Poi ci sono le pause celentanesche che poco hanno d’oracolare e vengono riempite con concetti confusi. Lo stesso fenomeno si verifica, di solito, con Francesco Alberoni. Ma le pause di Adriano qui servono, di riffa o di raffa, a piazzare un marchettone dell’ultimo disco: in questo caso trattasi del videoclip “Sognando Chernobyl”, peraltro non brutto. Celentano è bravissimo nel carisma, bravo nel canto, bravino nella recitazione, modesto in tutto il resto.
E a Celentano i politici di centrodestra ospiti di Santoro contrappongono oggi la più spietata delle tattiche: l’ascoltano e dicono «Celentano lei è il mio cantante preferito...»; lui sorride, l’imbarazzo gli sgrana il discorso. Tale tattica l’ha usata  Lupi, e poi la Santanchè: carognata sublime, a pensarci. Non è nemmeno, tra l’altro, questione d’incoerenza. Celentano è quello di sempre, non è neanche diventato comunista come maligna qualcuno. É soltanto, ferocemente, Celentano. E la bolla di plastica in cui fa rotolare i suoi sermoni ecologici e i suoi micidiali pipponi rimane la betoniera di sempre: «De Magistris ha avuto l’intuizione di puntare sull’uomo, educherà i napoletani alla raccolta differenziata» e se fossimo napoletani forse ci incazzeremmo un tantino. E qui non cadremo nel tranello di accusarlo di ecologismo ad orologeria. La verità è che la riverenza per Celentano è un fenomeno tutto italiano e generazionale -tre generazioni, almeno-. Ci ricorda il Calvero/Chaplin di Luci della ribalta. Nella tv di oggi, oltre l’ospitata, probabilmente, non farebbe più gli ascolti di un tempo; anche perchè questi sermoni, a differenza di Benigni («Il mondo che abbiamo non è in eredità dai padri è in prestito dai figli»), non sono scritti da autori professionisti. I più giovani, ascoltandolo, si chiedono: “ma, ‘sto Celentano ci è o ci fa?”. Nel momento in cui realizzano che Celentano ci è, gli s’apre un mondo. E si rendono conto che l’ex ragazzo della via Gluck, l’animale di spettacolo più longevo sul mercato, “il vero idiota” (secondo la definizione che di lui diede David Bowie dopo un’intervista surreale fattagli da Adriano stesso), vede oramai rarefarsi la magia come i propri capelli. Il che un po’ dispiace. Ma anche un po’ no.

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Commenti all'articolo

  • graziacris

    08 Giugno 2011 - 00:12

    Ho appena letto i commenti e scusate... chi siete da permetterVi di criticare così ferocemente Celentano??? Cosa avete combinato Voi nella vita che siete solo invidiosi di un mito come il "molleggiato"? Prima di parlare (o scrivere) è sempre igienico farsi un esame allo specchio. Celentano è una persona che è sempre stata coerente con le proprie convinzioni e se gli rinfacciate di essersi arricchito non è "colpa" sua: è solo BRAVO: è un cantante mitico che non si dimenticherà tanto facilmente.

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  • ITALYA LIBERA

    07 Giugno 2011 - 20:08

    Non ci sono parole per commentare la bassezza della sinistra che si dovrebbero solamente vergognare nell'avere usato i bambini per una canzone sul Presidente...mi chiedo dove stanno i signori socioli, psicolgi e assistenti dei servizi sociali che avrebbero dovuto denunciare chi ha organizzato si fatta serata assieme con i genitori che sono i veri colpevoli.....una vera demenzialità per non dire altro e bassezza di profilo umano....Mons Lucas Giacalone da Italia Libera

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  • ITALYA LIBERA

    07 Giugno 2011 - 20:08

    Ho rispetto per la libertà di parola ma sarebbe più opportuno che ognuno facesse nel meglio quello che sa fare, se lo sa fare....Celentano che non è mai stato questa brillante mente di sociologia oggi che vive nel suo mondo economico dorato ha dimenticato di quando forse non aveva millelire...in tasca...del resto non serve spendere altre parole... si commenta da solo.....la Segreteria di Italia Libera

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  • nordest

    07 Giugno 2011 - 16:04

    Che come cantante non fosse proprio tra i migliori lo sapevamo, ma perdere anche tempo per ascoltare le sue stronzate e le sue uscite da popolano travestito non ci va proprio e non lo consigliamo neppure a chi ci legge

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