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Lo strano caso dellla Venier che intervista Bin Laden

cult nella Rete

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Lo strano caso dellla Venier che intervista Bin Laden
Lo sguardo è livido e impaziente, la barba ancora di mogano: lo sceicco è seduto accanto al solito kalashnikov, nella solita caverna, in collegamento: «Guarda Mara, non sono andato da Vespa, nè da Santoro, puoi star certa che non andrò da Lerner, ho accettato di venir qui perchè ti seguo sempre...» .

Mara Venier, dallo studio è allegramente confidenziale e gli chiede: «Ti ti sei mai innamorato di una ragazza che abitava lontano». E lo sceicco: «Guarda Mara, una volta avevo una morosa che abitava  a Belluno, mi ha lasciato per Marco Liorni». E Liorni, inquadrato nell’imbarazzo si giustifica: «Be’, chi ama soffre...».  La suddetta scena è tratta da “Mara Venier intervista Bin Laden”, tre minuti taroccatissimi quanto esilaranti che stanno spopolando su Youtube e suoi social network, nel canale del “Terzo segreto di satira”. L’intervista -perfetta nella fattura e nel montaggio- disvela il grande ruolo di mantice creativo della Rete. Da scompisciarsi il seguito del dialogo tra Mara che dice a Bin Laden: «Vengo a trovarti a Bologna» e lui: « Ma Mara, io non sono a Bologna»; e Mara «va bene, semmai ci vediamo a Milano» e Bin Laden: « Fai un po’ come cazzo ti pare...» . Il “Terzo segreto di satira” è un gruppo di indemoniati cazzari -come direbbe Giorgino Stracquadanio- che ha come unica missione la decostruzione del mezzo tv. Di loro già si conosceva “Il favoloso mondo di Pisapie” “scritto dal Premio Strega Letizia Moratti”: Era un’allegoria alla Swift che, prima delle elezioni, illustrava la vita di un elettore milanese dopo la vittoria di Pisapia: kebab al posto dei ristoranti, la Torre Velasca ai centri sociali, cinema che programmano solo i film di Moretti, droga distribuita simpaticamente nei chioschi. Fu un tale successo che il video, in versione virale, inondò di risate la campagna elettorale. E generò epigoni.

Assai divertente è, per esempio, il “Discorso di Gheddafi” che traduce dall’arabo la delusione del dittatore libico verso l’Italia: «e poi, non si poteva dire che quella ragazzina era mia nipote, invece che di quello lì che è scappato?». Molto più articolato con la dicitura “il comitato di vigilanza Rai ci ha imposto un video che funga da contradditorio” è “In fondo a destra”, dove in un binaco e nero antico il ragazzino che cantava Popoff, su quelle stesse note attacca: «..e si dice che Di Pietro /mischi sempre carta e vetro in unnunico bidone/ e nessuno dice bah!» e «le scoregge di Fioroni sono scorie radioattive/ sono l’inno del Pd». Non è un trend nuovissimo: questa roba la facevano già Antonio Ricci e Gregorio Paolini vent’anni fa. Ma il fatto che oggi sia quasi a costo zero fa riflettere sul mercato della tv...

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