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Cetto LaQualunque, Cetto il Qualunquista

uccidere il personaggio di Albanese

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Cetto LaQualunque, Cetto il Qualunquista
Cetto LaQualunque e Cetto il Qualunquista. Bastano davvero quattro mesi dalle elezioni per cambiare il mondo? O -come diceva Gaetano Salvemini- gestire il cambiamento è come ballare una samba, “due passi avanti, uno di fianco uno indietro; e, soprattutto vi occorre del tempo”?
E se fosse vera quest’ultima ipotesi, perchè ieri, sul Corriere della sera, Antonio Albanese avrebbe dato l’addio a Cetto LaQualunque, l’epitome dell’ amministratore Pdl meridionale, gaglioffo e arruffone, la parte più becera della politica italiana? Possibile? Possibile che l’avvento del pur volenteroso Pisapia, o la vittoria dei referendum abbiano estirpato il Male? Possibile che siano bastati due straordinari risultati elettorali del centrosinistra per affermare che l’Italia sia davvero cambiata; che il Paese non stia più fermo; che le carriere non vengano più pilotate nel furore lottizzatorio; che i giovani riescano finalmente a non vedersi divorato il futuro? Ventila la palingenesi Albanese al collega Aldo Cazzullo, perchè: «è tutto merito dei figli che educano oggi padri...». Mah.
La poetica del duende
E continua l’attore : «Uno dei cambiamenti più interessanti è il rispetto ritrovato per il lavoro. La crisi ci ha insegnato che non è la finanza a fare la ricchezza delle nazioni, ma l’uomo». Però, onestamente,   nel mondo del lavoro, noi non vediamo, finora cambiamenti, nè da destra nè da sinistra. Neanche quando Maurizio Landini della Fiom urlò la sua rabbia a Bologna, alla luna del “Tutti in piedi” santoriano, scorgemmo traccia di rinascita. La disoccupazione giovanile sfiora sempre il 30%, Fiat tra un po’ emigra all’estero, perfino le piccole e medie imprese venete hanno marciano contro lo Stato. E ancora, sentenzia Albanese: «Oggi gli italiani, grazie anche a Napolitano, sono più consapevoli di se stessi. Chi diceva il contrario, ha perso». Saranno anche consapevoli, gl’italiani. Ma i rifiuti napoletani -frutto di anni di centrosinistra- son sempre lì, ammonticchiati nell’inerzia delle coscienze; e le liste dei faccendieri s’ingolfano di nomi trasversali; e la manovra strizza le pensioni e non la casta, per esempio. E sia a destra che a sinistra tutti tacciono. Albanese è geniale, certo. E, nel sostenere la tesi della soppressione di Cetto e della rinnovata pulizia morale nello spettacolo, cita perfino il duende, il demone dell’artista pennellato da Garcia Lorca. La sua è una citazione ardita (Lorca parla anche di “angeli dalle ali ossidate”), narra dell’estro che si nutre del merito; ma noi potremmo proporgli una lista degl’incapaci raccomandati da destra e da sinistra che tuttora affollano il grande e il piccolo schermo. Triste dirlo, ma Bersani non è Che Guevara.
Ora, chi scrive ha sempre considerato Cetto LaQualunque il vero elettroshock indiretto della nostra cattiva società. Un memento vivente: per onorare il tuo Paese sii il contrario di Cetto, quello di  “I have no dream ma mi piace u pilu”
 Albanese, accusato dal centrodestra di propaganda per il centrosinistra, delle proprie denuncie rispondeva sempre di “fare il comico e non il politico”. E aggiungeva che il suo antieroe fotografava soltanto la realtà di un’Italia in cui la società civile era un’astrazione, l’onestà una cattiva abitudine e la Mafia un fenomeno letterario. Giusto, per carità. Sottolineava, il grande guitto Albanese, il fatto di come non fosse LaQualunque denuncia politica, semmai denuncia sociale. Non sostegno partitico, ma indignazione ecumenica. Giustissimo. Eppure. Eppure mesi fa proprio  Libero pubblicò un’ indiscrezione uscita dalla cerchia del Pd estenuato, riferita al film “Qualunquemente”: «Se il film di Cetto esce nelle sale cinematografiche durante la campagna elettorale delle prossime amministrative, stravinciamo...». Eravamo, appunto, alla vigilia delle elezioni - stravinte dal centrosinistra-. Albanese usò il suo personaggio “il politico calabrese più corrotto, perverso, depravato, con disprezzo verso la natura, la tradizione e le donne, mai esistito”, per condannare l’Italia più orribile. Il film fece 2,5 milioni di spettatori (oggi spopola in Germania); e il Pd travolse con la giusta onda di indignazione popolare la vischiosa onda calabra di Cetto.
la politica nell’arte
Ora, l’uso politico dell’arte può non essere condivisibile, ma è legittimo, se esplicito come nel caso di Moretti, di Vauro o di  Fo. Ma Albanese -confessiamolo-  ha barato. Svelando oggi la carta di un entusiasmo partigiano ha un po’ tradito noi fan della prim’ora. Per Albanese Cetto LaQualunque, oggi, deve morire, non serve più:  «Non ne faccio solo una questione politica. Quando Cetto si infila nella vasca idromassaggi con tre prostitute e dice  “ciao, società civile, ciao!”, non evoca solo gli scandali sessuali della destra, ma anche gli assessori di sinistra che incassano tangenti in natura in cambio di un appalto». D’accordo. Ma davvero il vento del cambiamento ora sta spirando così forte da spazzare idromassaggi con mignotte a destra e assessori corrotti a sinistra? Non è che tale foga (la)qualunquista nasconda semplicemente soddisfazioni politiche? Se così fosse bastava dirlo subito. Caro Albanese, preservi pure il suo eroe. Vorremmo sbagliarci, ma la temperie dell’indignazione fornirà ancora parecchio lavoro...

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Commenti all'articolo

  • cosimo.sgura

    05 Luglio 2011 - 20:08

    E ti pareva che Albanese non si schierasse dalla parte del "Più siamo a buttarci da quel versante tanto più abbiamo ragione" Questa è l'Italia (come sono fiero di non appartenere al loro gregge).

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  • KING KONG

    05 Luglio 2011 - 12:12

    perchè non esci dal paese delle meraviglie e ti guardi intorno?

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  • colombinitullo

    05 Luglio 2011 - 09:09

    perchè albanese al posto di dire cazzate non invita il nostro "amato" presidente a girare l'Italia in ginocchio e con il capo cosparso di cenere per impetrare il perdono di tutti noi per le sue "idee" che tanti danni hanno causato all'umanità. A quando un film revisionista? speriamo non i tempi biblici.

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