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Confessione Reporter e i gay uccisi in Iran

la trasmissione italiauno

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Confessione Reporter e i gay uccisi in Iran
La death list, l’elenco della morte strozza il cuore, a piccoli nodi vigliacchi. Ayaz Marhoni, 17 anni, giustiziato il 19 giugno 2005; Mahrud Ascar, 16 anni giustiziato il 19 luglio 2005; Delara Darabi (bellissima nel suo velo), 17 anni, giustiziata l’1 maggio 2005...

Mentre a “Confessione Reporter” (Martedì Italiauno, seconda serata) scorrono i nomi e le immagini agghiaccianti dei ragazzi impiccati ogni anno in Iran e Afghanistan per il fatto di essere -o solo per essere sospettati di essere- omosessuali; mentre lo stomaco si ribella e l’imbarazzo ci fa deglutire qualsiasi idea di civiltà, be’ ci affiorano due pensieri. Il primo è che ci vuole coraggio a proporre in tv, all’interno dell’ottimo programma condotto da Stella Pende, un tema tanto scabroso finora infilato soltanto in qualche festival cinematografico di nicchia. Il secondo è che questo reportage, “Angeli nel braccio della morte” firmato da Alessandro Golinelli è uno di quegli eventi che ogni tot ci scuote dal torpore ideologico e ridimensiona la nostra idea di giornalismo: «sono immagini dolorose a agghiaccianti ma il giornalismo è anche dar voce ai perseguitati che non ce l’hanno», commenta  Pende davanti alla telecamera. E ha ragione da vendere. La denuncia di più di 143 ragazzi -molti minorenni- torturati e impiccati dai regimi islamici per “reati” legati al sesso nasce dalla fatalità. Navigando sul web Golinelli scopre il caso Ebrahim Hamidi giovane iraniano oggi 21 anni “contemned to stoning”, condannato alla lapidazione per ben tre volte. Denunciato perchè durante una rissa avrebbe tentato di violentare il rivale. Ebrahim, tra l’altro non è neanche gay; e l’unica prova dell’accusa sarebbe il fatto che l’accusatore aveva “i calzoni slacciati 20 centimetri sotto la cintura”. Non ci sono commenti. Il racconto scorre sgranato, incalzante su testimonianze di Amnesty International, lapidazioni autentiche estratte da Youtube e scene d’odio cocente, urticanti alla vista.

Dopodichè Pende passa ad occuparsi dello Giappone del post Tsumani, una tragedia che convive tuttora con un popolo ma da noi presto dimenticata. Prima aveva raccontato di storie di due donne prive di gambe ma in grado “di volare” sulla loro determinazione. Una tivvù al servizio davvero della notizia.



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Commenti all'articolo

  • francescospecchia

    27 Luglio 2011 - 20:08

    Ho letto il testo della legge. Quello nuovo è effettivamente modificato in modo da non piegare così tanto l'art.3 della Costituzione alla lobby -che esiste- di quelli che Paola Concia chiama "i gay di professione". Parto dal concetto che l'aggravante ci deve essere, come dev'esserci per le molestie e gli stupri agli handicappati, agli anziani, alle minoranze religiose, ai minori affetti da handicap (la cosa peggiore), ecc... I cattolici magari sbagliano, come spesso fanno quando si parla di omosessualità. Ma in questo caso non mi sento da dare addosso a Casini per una sua idea estensiva della Costituzione. E, mi scusi,l'Italia non è l'Iran. Vivaddio... saluti Ps Libero è "libero" perchè, fortunatamente ospita idee anche diverse tra loro nella sua pancia... fs

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  • gia

    27 Luglio 2011 - 19:07

    Ma visto che è stato così sbalordido dal documentario dove si racconta tra le altre cose dei paesi dove si viene picchiati torturati e uccisi perchè omosessuali, come può accettare che l'Italia non abbia approvato la legge sull'aggravante per reati commessi contro gli omessuali. Non crede di aver sbagliato giornale e idee politiche? Vada a spiegare a Casini che gli etoro non sono nè uccisi nè picchiati in quanto eterosessuali e che situazioni diverse devono essere regolare in modo diverso ex art. 3 Cost.

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