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Elio e le Storie tese, un canto per Indro

La Storia siamo Noi e Montanelli

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Elio e le Storie tese, un canto per Indro
«Quando non sai qual è la strada giusta, scegli la più difficile...».

Questa è la frase - dal romanzo di Indro Montanelli “Il generale Della Rovere”- alla quale ci aggrappiamo da oltre vent’anni per preservare il senso dell’onore e la dignità della sconfitta in  in un mestiere in cui ormai fatichiamo a riconoscerci. E questo memento ci è affiorato giusto l’altra sera, mentre a La Storia diamo noi (Raidue) scorreva “Contro il Coro”, documentario di Francesco Zippel nell’omaggio al vecchio cilIndro a 10 anni della sua scomparsa. Nel mare magno vischioso dei montanelliani postumi (tutti si sentono in dovere di dichiararsi eredi di Montanelli, tanto lui non può smentire...) la trasmissione di Giovanni Minoli intestata alla macchina per scrivere “Lettera 22” -magnificata da Indro nella rivolta d’Ungheria del ’56- è senz’altro la più ispirata. Al secondo posto c’è, forse, “Montanelli Tv” su Rai5 , otto puntate dell’Indro mattatore televisivo, fenomeno già peraltro indagato dall’ottimo Carlo Freccero qualche anno fa.

Quello de La storia siamo noi è un tributo commovente. Un graffio dell’ anima, un groppo alla gola. Specie per chi, come il sottoscritto ha vissuto in prima persona l’esaltante avventura della Voce, il suo librarsi in un sogno editoriale impossibile, il suo respiro di libertà, la  rovinosa caduta. Questo speciale ha ripercorso con rigore filologico la figura del fenicottero in dolcevita, il cronista “dall’insolente capacità di scrittura” (diceva di lui Carlo Cecchi), in un viaggio tematico, tra testimonianze video, fotografie, interviste a Marco Travaglio, Ferruccio de Bortoli ( «Indro era fermamente conservatore senza essere di questa destra, sorprendeva sempre l’intrelocutore senza annoiarlo mai») Giorgio Bocca, Paolo Mieli, Vittorio Feltri, Mario Cervi. L’aspetto inedito e piacevolmente spiazzante è stata la voce narrante scelta per leggere le parole di Montanelli: Elio, al secolo Stefano Roberto Belisari, amico di famiglia di Indro. Ne siamo rimasti ipnotizzati. Ha ragione Minoli sul Corriere della sera: il vero servizio pubblico sta tra le pieghe di Rai Storia.

 Per il resto il montanellismo è una brutta malattia. Se la prendi ti cambia la prospettiva del mondo, e per curarti non ti basta una vita. La strada più difficile.



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Commenti all'articolo

  • francescospecchia

    28 Luglio 2011 - 16:04

    Niente. Ha letto le sue parole come avevano già fatto Lucia Annunziata o Isabella Ferrari a teatro. Però va benissimo così. Più se ne diffondono le parole meglio è... fs

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  • rocc

    27 Luglio 2011 - 18:06

    non ho capito, sembra che Elio abbia fatto un discorso bellissimo su Montanelli, che - dicono - era suo amico; ma che cosa ha detto veramente?

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