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Il Lupin III° ruba ascolti e la strategia del cartoon

il ritorno del ladro gentiluomo su Italiauno

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Il Lupin III° ruba ascolti e la strategia del cartoon
Era, indubbiamente, uno sbruffone. Sorriso da sberle, pettinatura sbagliata, giacca e pensieri catarifrangenti. Troppo.

Lupin III° - come Tintin,  Speedy Gonzales o Lapo Elkann a cui somiglia in modo impressionante - non è mai stato un mostro di simpatia: era allergico al polpo e all’umiltà; rivelava frequenti slanci di sessuomania; e voleva guidare soltanto la Mercedes-Benz SSK del ’28 modificata col motore d’una Ferrari (terribilmente kitsch) o, al limite, la sua variante sportiva, una SSKL probabilmente appartenuta ad Adolf Hitler. Noi, dell’ “inafferrabile  Lupin III°” creato nel ’67 dall’ex radiologo giapponese Monkey Punch, preferivamo il monocolo, il cilindro, i mantelli odorosi di gardenia del nonno. Ossia di quell’Arsene Lupin che il giornalista Maurice Leblanc rese una leggenda letteraria nel furto con destrezza. Per non parlare della sua versione televisiva anni ’ 70 con Georges Descrières incorniciata nella sigla di Jacques Dutronc. Altra classe e altro glamour, il nonno.

 Eppure c’è un motivo se, televisivamente ispirato, il direttore di Italiauno Luca Tiraboschi ha deciso, dal prossimo settembre di rilanciare  il più classico dei manga amati dai ragazzi, peraltro accompagnato da cinquanta episodi assolutamente inediti di Mila & Shiro (“Il sogno continua” con riferimenti alle Olimpiadi di Pechino del 2008), il manga sulla pallavolo più amato dalle ragazze.

Certo, Lupin era forse umanamente irritante e -come dice Wikipedia- “ trasmette un’impressione di stupidità, soprattutto in presenza di belle ragazze”. Ma le sue storie, ad alta densità avventuroso/ormonale, sfrecciavano avvincenti e incontrastate attraverso i palinsesti. I suoi comprimari, poi, le farcivano di humour e adrenalina. Erano straordinari anteroi di seconda fascia. Jigen, il pistolero infallibile col cappellaccio perennemente calcato in testa e ispirato al James Coburn dei “Magnifici sette” brillava di misoginia. Goemon, strappato al set dei “Sette samurai” di Kurosawa passava il tempo ad estrarre la Zantetsu-ken ereditata dai padri, la katana generata da un meteorite -a metà tra l’Excalibur di Artù e gli artigli di Wolverine-  in grado tagliare qualsiasi cosa, e nei cui riflessi si potevano cogliere i cattivi presagi. L’Ispettore Zanigata, “Za-Za”, si era specializzato nel lanciare  le manette con la stessa inquietante perizia con la quale il popolo di Tangentopoli lanciava le monetine a Craxi davanti all’Hotel Rapahel.
Eppoi c’erano le tette di Fujico. Stendevano un sottile fine erotico tra le trame. Quei seni poderosi, sempre in qualche modo scoperti al sol dell’avvenire, rendevano a noi adolescenti la stessa prurigine delle docce sexy di Edwige Fenech al cinema. Perchè era quello il segreto di Lupin III°. Le ricorrenti allusioni sessuali e l’esplicita simpatia per il ribellismo adolescenziale e le rapine romantiche ne avevano fatto una saga adatta non ai ragazzini ma agli universitari, anche se poi ne andavano pazzi i liceali. Fu per questo che la prima serie cartacea di Lupin, sulle pagine di Weekly Manga Action, proseguì con successo sino all’aprile 1972, mentre la sua produzione animata da quell’anno divenne un evergreen. Addirittura il cartoon venne omaggiato nel 2008 dal cortometraggio “Basette”, realizzato dal regista Gabriele Mainetti in una Roma dalle periferia tristanzuola attraversata di notte da un Lupin che aveva il volto di Valerio Mastandrea. Per dire dove poteva arrivare la perversione dei fan.
In realtà Lupin è solo lo zenith di un’accorta strategia recupera-ascolti che Tiraboschi sta attuando attraverso l’uso indiscriminato del cartoon, materia di cui è il miglior conoscitore tra i confezionatori di palinsesti tv. Non è un caso che la parte più coerente della neonata Italia 2 -sempre diretta da Tiraboschi- sia proprio la Cartoon Zone dedicata agli adulti e riempita di gioiellini come American Dad o I Griffin. Non è un caso che una carrellata di vecchi episodi dei Simpson sta in questi giorni allietando i nostri pomeriggi estivi, prima dello spassosissimo “How I meet your mother”. Tiraboschi, intervistato da Repubblica ebbe a dire: «La tv di qualità è una palla. Non esiste: è come gli ufo. La qualità è il buon senso, il senso del limite e del gusto. È un fatto astratto, è come un sentimento. Come fai a dire cosa è l’amore?». E, in effetti, lontani i tempi dell’ultima grande “scoperta” del Dr. House, per certi versi l’andamento di Italiauno quest’anno ha seguito percorsi qualitativi accidentati. A parecchie boiate inenarrabili come Tamarreide, Plastik o agli esperimenti con Mamucari o Iacchetti -che ci hanno spinto spesso a pensare che i palinsesti li facesse un sosia di Tiraboschi, mentre quello autentico era in palestra- si sono alternati format di tutto rispetto come Gli invincibili. Ma, in realtà, ultimamente, dal punto di vista qualitativo sono sempre stati i cartoons l’ancora di salvezza della rete.
E Tiraboschi, orobico manager e egli stesso arcigno creatore di comics, sul tema dà punti a tutti. Conosce la funzione maieutica ed eversiva del disegno animato, da Walt Disney ai supereroi, dagli omarini di South Park alle saghe sui siti jihadista in lingua araba per convincere i ragazzini ad unirsi da Al Quaeda.
 E avrà la nostra eterna gratitudine. Non foss’altro perchè fu il primo a mettere i Simpson in prima serata; ad anticipare gli arabeschi da curva d’ascolto dei telefilm in fasce inosabili; a mescolare - come Roy Lichtenstein e Mel Ramos - proprio i fumetti con gli spot (alle presentazioni dei palinsesti, la sua performance è sempre la migliore...); e a colorare di pop demenziale il reality, con “La pupa e il secchione”. Se dovessimo fare un paragone col mondo dei comics che tanto gli piacciono, bè, Tiraboschi, era Mandrake o - meglio - Mr. Mxyzptlk, il folletto magico di Superman col potere di trasformare anche le più terrificanti minchiate in tensione emotiva. Certo, si tratta poi di non esagerare...



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Commenti all'articolo

  • francescospecchia

    26 Agosto 2011 - 17:05

    x popeye . Mea culpa nella fretta il pallino in apice è sfuggito x darknight. D'accordissimo ( ha ragiona anche Uycas, purtroppo , sulla censura) fs

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  • uycas

    26 Agosto 2011 - 11:11

    peccato che Lupin 3 sia stato più volte censurato sia per motivi politici (Hitler e Mussolini) e per delle pseudo scene erotiche di Margot sotto la doccia o nel letto senza reggiseno. L'ultima serie di Lupin creata tra gli anni 80 e 90 è immonda come pure tutti cartoni animati del nuovo millenio che riprendono le serie degli anni 60 /80/90. Lupin fotografa la società giapponese degli anni 60 e 70 e soprattutto richiama gli usi e le abitudini di un Giappone che a quei tempi stava scomparendo e che adesso è morto da una fortissima voglia di occidentalizzarsi.

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  • cavallotrotto

    23 Agosto 2011 - 17:05

    caro popey (ho scritto giusto ? ) ha ragione , non è lei che non è informato , purtroppo la lingua italiana si è imbastardita con l'inglese . A me si arrotolavano le orecchie quando osavano dire in un programma televisivo " gheo e gheo " questo è il massimo dell'ignoranza . Geo ha un significato preciso , ma lo sa che fa " figo" parlare l'inglese ? un giorno un giornalista che ora lavora a tg com , leggeva un comunicato stampa per spiegare che il sindacato dei giornalisti aveva indetto lo sciopero : Sa cosa ha avuto il coraggio di fare ? ha detto in inglese il nome del sindacato : vede signore come siamo pecoroni !! in ogni caso adoro i cartoni , anche arsenio . mia figlia era una appassionata . ciao a tutti

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  • DarkKnight

    21 Agosto 2011 - 17:05

    Più animazione e meno show per ritardati? Alleluia, è quello che noi popolo nerd-fumettaro chiediamo da sempre! Ma finché a Mediaset non sbattono le corna contro il calo d’ascolti… Comunque la rivoluzione di Tiraboschi non rivoluziona un bel niente: serie storiche come Lupin III, Lady Oscar, Heidi ecc. vengono puntualmente replicate ogni tre-quattro anni. Stendiamo poi un velo pietoso sulle diecimila puntate di Dragon Ball, replicate fino alla nausea nell’ultimo decennio. Ci sono invece serie anni ’80 e ’90 che sono sparite nel nulla e che sarebbero sia un gradito ritorno per i trentenni d’oggi sia una novità assoluta per i ragazzini. Tiraboschi e i suoi si vadano a rispolverare gioielli come He-Man, Conte Dacula, Jem & le Holograms, The Real Ghostbusters, Niente paura c’è Alfred, Thundercats, Lulù l’angelo tra i fiori, Principe Valiant, Batman: the animated series, Lisa e Seya, Rayearth, Slayers, e potrei andare avanti per ore…

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