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Vasco censura, mi sa che ora sta esagerando

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Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Vasco censura, mi sa che ora sta esagerando


Certo, poche ore fa Vasco ha chiesto scusa; eppoi le cronache sono occupate dalla protesta di Wikipedia che si autosospende per la legge bavaglio "ammazza blog", un'infelice attacco alla Rete che speriamo diventi materia poltiniana, il non-essere. Eppure.

Eppure c’è qualcosa di stridente, di capricciosamente soffocante, in questa storia di Vasco Rossi che, dopo averci propinato in tutte le salse la propria smodata passione per Facebook, per Twittter e per il respiro di libertà assoluto di Internet (i mitici “clippini” dove ci resocontava durante tutta l’estate della sua vita: progetti, rimpianti, invettive, alito pesante...), ora s’imbufalisce come un Julian Assange qualunque. E, soltanto perchè un sito satirico lo tratta come un vecchietto rincoglionito, il Blasco a quello stesso sito, “Nonciclopedia”, invia la Polizia postale, costringendone i titolari - un gruppetto d’innocui smanettoni- alla chiusura. Anzi, all’autosospensione, per evitare di incorrere in guai più seri (che potrebbero sorgere col famigerato decreto “ammazzablog”...).

Per inciso l’autosospensione, forse, è ancora peggio della cancellazione: è più potente, può passare per uno scatto d’orgoglio come fu la prima pagina bianca di Repubblica contro la legge sulle intercettazioni, al di là di come la si pensi.  Ora, di prim’acchito, non  v’è nulla di divertente nel gesto censorio di Vasco. Anzi. Rivela la permalosità di un sessantenne sperdutosi compulsivamente nelle praterie della Rete; che perde il senso dell’umorismo; e che dimostra di non comprendere la maestosità e i limiti della Rete medesima, nel caso in cui, malauguratamente, non solo i fan ma pure i nemici si esercitano con la tua fama.

Ora, Nonciclopedia non è l’Huffington Post. É un sito che fa il verso a Wikipedia. Scrive biografie del tutto scherzose, inventate, a volte surreali altre stupidelle su personaggi celebri o  meno. Per esempio, da quella di Vasco ribattezzato “Fiasco” Rossi” emergono esprit del tipo “Edoardo Amelio Silverati, conosciuto nel mondo degli spacciatori con lo pseudonimo di Vasco Rossi è un drogato italiano che a volte spaccia, a volte canta. Nato a Zoccola, paese della Svervegia traslocato nel Nord Italia è divenuto famoso per aver fatto impazzire decenni di generazioni di ragazzine tredicenni semifrigide, scrivendo e cantando canzoni utilizzando sempre le solite tre parole, e le stesse tre note...”. Voce enciclopedica che avrà pure un fondo di verità; ma, insomma, semanticamente, è pesantuccia. Il tono migliora quando si va sulla descrizione del pubblico-tipo del rocker :“un grande crogiolo in cui confluiscono truzzi, fighetti, metallari in incognito, i Finley e Pannella” con un’istruzione da seconda elementare, anche se alla fine la licenza media ce l'hanno quasi tutti, lessico di 15 massimo 20 vocaboli”); o sul suo giubbotto mai tolto dagli anni 80 e vulcanizzato alla pelle; o sulla filosofia che ne impregna l’opera: “Eeeeeehhhh....” refrain/ lamento evocante, tra l’altro, una battuta scippata a Checco Zalone che la diceva meglio.

 Insomma, la parodia del cantante sta più dalle parti della commedia scollacciata all’italiana, che di Woody Allen. Ma la satira è satira e va sì rispettata. Vasco Rossi è ancora ricoverato nella clinica Villalba a Bologna, e si difende per bocca dell’ufficio stampa Tania Sachs: «Difendersi dagli insulti che piovono in maniera gratuita e non si sa per quale motivo, non è solo lecito, è doveroso: libertà di stampa non è libertà di offendere». E i fan di Nonciclopedia, meno numerosi di quelli del rocker, ma altrettanto agguerriti, stanno consumando la vendetta: dopo aver creato una pagina su Facebook a difesa del sito, “Salviamo Nonciclopedia”, inondano a loro volta quella di Vasco con commenti -diciamo- non proprio civilissimi.

Ma a la guerre comme a la guerre: quando si entra si entra in guerra col web, specie se c’è di mezzo la satira, tutto può accadere. Non a caso Fiorello, frequentatore di Twitter, sul tema scrive che i commenti  su Vasco non saranno di buon gusto, ma vanno preservati nel rispetto del libertarismo internettiano. Quelli di Nonciclopedia immaginano con pessimismo l’epilogo della storia: «Probabilmente si terrà un processo, al termine del quale quel brufoloso ragazzino quindicenne che ha scritto la pagina dopo essere stato picchiato dai suoi compagni di classe, adesso dovrà anche pagare gli alimenti al nullatenente Vasco Rossi». Probabilmente gli avvocati di Vasco che hanno deciso di procedere a testa bassa (il rocker in questo momento ha altri problemi) cambieranno idea. E capiranno che la libertà è il sale dell’arte come della vita: «Liberi liberi siamo noi/però liberi da che cosa/chissà cos’è?...», diceva il poeta Vasco. Ogni tanto bisognerebbe riascortarsi...



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Commenti all'articolo

  • ilvetto_1

    13 Ottobre 2011 - 16:04

    sei morto artisticamente 30 anni fa!!!! Basta....ricordati che di Keith Richard ne esiste solo uno

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