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"Ginnaste" il docureality che fa venire i crampi alla telecamera

amore e ginanstica

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
"Ginnaste" il docureality che fa venire i crampi alla telecamera
Sono elementi di callida nevrosi. Le piroette sugli anelli di Jessica; le mani del fisioterapista come un Pastamatic; le acrobazie sulla trave di Carlotta e Betta (che poi arrivano seconda e terza ai Mondiali, davanti alla solita russa bionica); i voli d’angelo dei colleghi maschietti brufolosi che, di notte, smanettano su Facebook.
 Ogni inquadratura, sfibrante, nevrile di “Ginnaste- vite parallele” -Mtv venerdì ore 21 e da lunedì e venerdi dalle 15 alle 19- rischia di far venire i crampi alla telecamera. Ginnaste è un docu-reality sulla “vita sportiva ed emotiva di sette adolescenti ginnaste tra i 14 e i 20 anni”. Le ragazze vivono blindate nel Centro Tecnico Federale di Ginnastica Artistica di Milano; lo fanno per cercare, lontano dalla famiglie, tra fatica e sacrificio, di tenere alto l’onore dell’Italia. Studiano perfino, lì dentro, tra insegnanti che interrogano su Shakespeare e motivatori che dissezionano Freud. In pratica è l’esatto contrario del Grande Fratello: una sorta di “Amici” della ginnastica, se vogliamo. Solo per questo, per dimostrare che ci sono ancora giovani che si smazzano senza necessariamente sfilare nei cortei incappucciati o parcheggiarsi nei reality, il programma è degno di rispetto. E, dal punto di vista della confezione visiva, non sfigura affatto. Il problema, semmai -come in molte delle produzioni di Mtv- sta nella narrazione. Il tema del “saranno famosi” nella sua accezione sportiva è rischiosissimo: anni fa “Campioni” che infilava le telecamere negli spogliatoi di una squadretta di calcio fu, per Mediaset, un bagno di sangue. O il backstage si arricchisce di una struttura, con scavo dei personaggi realizzato su una sceneggiatura da fiction, oppure -lasciate sbrigliate le sole immagini- diverte per mezz’ora. Dopo può produrre orchite.
Figuriamoci quando ascolti una voice over banalotta («Così lontano dalla famiglia non è facile, ma è il prezzo che devi pagare se sei tra i migliori»; «Prima della gara la tensione può prenderti alle spalle...») e senti intervistare un allenatore che filosofeggia di anelli e parallele. Qui di queste straordinarie adolescenti non esce la storia, nè la passione, nè i sogni. Se uno si legge “Le avventure di Huckleberry Finn” l’effetto è migliore (e si diverte di più)...

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Commenti all'articolo

  • francescospecchia

    24 Ottobre 2011 - 21:09

    non conosco l'ambiente, ma vedo che l'impressione corrisponde...

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  • uycas

    23 Ottobre 2011 - 22:10

    E' un ambiente che conosco bene essendo dirigente di una società sportiva di ginnastica, ed anche il Centro Federale. Il reality mette una tristezza boia. Qui mancano i genitori che sono sempre e perennemente presenti a rovinare i figli ed avere pretese superiori agli allenatori. Si vede il bello degli allenamenti ma molto spesso a questo livello sono come quelli della Ex Urss con metodi abbastanza poco consoni a degli educatori. L'unica nota positiva del reality è che potrebbe essere un mezzo di pubblicità per l'ormai morta ginnastica artistica anche se con questo programma si fa credere che ognuno possa diventare un Igor oppure una Vane. Le atlete non sono tutte di fuori Lombarida, due sono di una società di Lissone.

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