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Quando Jessica Fletcher salvò dalla galera Magnum Pi

strano caso del telefilm scomparso

Francesco Specchia

Francesco Specchia

Francesco Specchia, fiorentino di nascita, veronese d’adozione, ha una laurea in legge, una specializzazione in comunicazioni di massa e una antropologia criminale (ma non gli sono servite a nulla); a Libero si occupa prevalentemente di politica, tv e mass media. Si vanta di aver lavorato, tra gli altri, per Indro Montanelli alla Voce e per Albino Longhi all’Arena di Verona. Collabora con il TgCom e Radio Monte Carlo, ha scritto e condotto programmi televisivi, tra cui i talk show politici "Iceberg", "Alias" con Franco Debenedetti e "Versus", primo esperimento di talk show interattivo con i social network. Vive una perenne e macerante schizofrenia: ha lavorato per la satira e scritto vari saggi tra cui "Diario inedito del Grande Fratello" (Gremese) e "Gli Inaffondabili" (Marsilio), "Giulio Andreotti-Parola di Giulio" (Aliberti), ed è direttore della collana Mediamursia. Tifa Fiorentina, e non è mai riuscito ad entrare in una lobby, che fosse una...
Quando Jessica Fletcher salvò dalla galera  Magnum Pi

 Scena da ricordare (e non solo per quelli della mia  generazione) L’omicidio è oramai risolto. Lui, Tom -in temibile camicia a fiori e brache corte- e lei, Jessica -in chiffon domenicale- camminano sulla battigia hawaiana. Lui: «Facciamo un patto tu non prendi la licenza da investigatore privato e io non compro la macchina da scrivere...». Lei gli batte un cinque; lui ride ma sotto sotto soffre per essere stato umiliato da una donna. Peraltro non bella, e di mezz’età.

Eccolo. Sta qui, nel leggendario incontro tra Jessica Fletcher/Angela Lansbury e Tom Selleck/Magnum PI; sta in questo fotogramma al sole delle isole più oleografate del mondo, la chiusa dell’episodio della “Signora in giallo” titolato “Realtà e fantasia”. Ossia uno dei rari casi di cross over  televisivi americani, censurati in Italia dallo spietato duopolio Rai-Mediaset. L’incontro tra i due detective-feticcio degli anni 80 era per anni rimasto inedito in Italia. Negli Stati Uniti, grazie alla continuity  delle serie tv di grande successo (in questo caso entrambe Cbs) non è raro assistere a protagonisti di fiction di successo che entrano, ospiti graditi, in serie dello stesso produttore. Il caso più eclatante fu, negli anni 70, l’incontro tra Robin Williams/Mork e Henry Winkler in Happy days, anche se tecnicamente era uno spin off, ; oggi gli eroi di Csi si rimpallano i delitti tra la sede di New York e la succursale di Miami, per dire. Le contaminazioni di copione hanno spesso giovato alle curve d’ascolto. Ma era diventato un piccolo mistero la scomparsa dall’archivio Rai dell’episodio di “Murder, she wrote” -il titolo originale delle peripezie della Fletcher-  in cui la scrittrice di gialli, per aiutare una vecchia amica va alla Hawaii, smuovendosi dal suo storico fortino di Cabot Cove nel New England. Il mistero oggi è risolto.
La serie Magnus, in Italia, era di proprietà Finivest- Mediaset, mentre la Fletcher era personaggio identificato con la tv di Stato. A quei tempi, la feroce concorrenza tra le due aziende e una banale questione di diritti, impedì soltanto il pensare ad una messa in onda dell’incontro tra detective. Oggi che la “Signora in giallo” -o quel che nostalgicamente ne rimane- è finita nella library di Rete 4, quel divieto è caduto; e i fan possono finalmente vedere la simpatica detective cotonata inghiottita tra i sedili della Ferrari di Magnus «per gli amici sono Tom...». Sabato 29 ottobre alle 12 Rete 4 trasmetterà il telefilm in due parti e gli spettatori italiani col senso del vintage, saranno più contenti. Ci aspettiamo ovviamente una ripresa a loop su Youtube. La storia su cui si dipana il telefilm (titolata malissimo: “Realtà e fantasia” rende un’idea onirica inesistente della trama...) è una gitarella con delitto moderatamente avvincente, anche per il pubblico del XXI° secolo. C’è la Fletcher che incappa nell’omicidio di un sicario che a sua volta doveva ammazzare una ricca vedova in procinto di sbarazzarsi dell’azienda del marito. C’è Magnum che viene incolpato di questo e di un altro assassinio, ed è costretto a finire dietro le sbarre lasciando il campo libero alla rivale, educata al delitto nello stile assai poco muscolare del tenente Colombo. C’è l’azzimato Jonathan Quayle Higgins III, ex sergente maggiore della British Army, che -parebbe- aver avuto in gioventù una tresca con Jessica; e che, per una volta, non si avvale  dell’aiuto dei suoi due dobermann bene addestrati, Zeus e Apollo. C’è una sottotrama di sole, piscine, feste per conto terzi e mariti iracondi che picchiano le moglie segretarie a causa d’un collier rubato. C’è, soprattutto, la grande rivincita in chiave femminista della logica aristotelico/fletcheriana applicata alle indagini, rispetto all’approccio ruvido e macho di Magnum. Emblematica una frase del detective baffuto alla sua gentile ospite: «lo scrittore più vicino al mio genere è Dashiell Hammet, Jessica; ma mi piace il tuo mado di ragionare».  Jessica lo straccia e Magnum fa la figura del pirla. Non vorremmo rovinare la suspence col nome dell’assassino; ma è Joan, la vedova con le caldane.
In un periodo in cui il film poliziesco tv, fosse esso  whodunuit cioè di ragionamento o hard boiled (da Ellery Queen ai Chips) premiava il maschio, Jessica Fletcher, col suo fisico da prof di greco, rappresentò uno slancio verso il futuro dell’investigazione. Non per nulla dal 1984 al ’96 la Lansbury venne nominata per un totale di dieci Golden Globe e dodici Emmy Award per la sua interpretazione, detenendo tutt'oggi il record per il maggior numero di nomination nelle categorie Miglior attrice (Golden Globe) e Migliore serie drammatica (Emmy Award).

L’episodio non costò molto: venne recuperato lo stesso materiale di scena già utilizzato per la serie Hawaii Squadra Cinque Zero. Una piccola perla.


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